L’angolo della Poesia

Semplicità

L’uomo solo – che è stato in prigione – ritorna in prigione (1)

ogni volta che morde in un pezzo di pane.

In prigione sognava le lepri che fuggono

sul terriccio invernale. Nella nebbia d’inverno

l’uomo vive tra muri di strade, bevendo

acqua fredda e mordendo in un pezzo di pane. (2)

Uno crede che dopo (3) rinasca la vita,

che il respiro si calmi, che ritorni l’inverno

con l’odore del vino nella calda osteria,

e il buon fuoco, la stalla, e le cene. Uno crede,

fin che è dentro uno crede. Se esce fuori una sera,

e le lepri le han prese e le mangiano al caldo

gli altri, allegri. Bisogna guardarli dai vetri.

L’uomo solo osa entrare per bere un bicchiere

Quando proprio si gela, e contempla il suo vino:

il colore fumoso, il sapore pesante.

Morde il pezzo di pane, che sapeva di lepre

in prigione, (4) ma adesso non sa più di pane

né di nulla. E anche il vino non sa che di nebbia.

L’uomo solo ripensa a quei campi, contento

di saperli già arati. Nella sala deserta

sottovoce si prova a cantare. Rivede

lungo l’argine il ciuffo di rovi spogliati

che in agosto fu verde. Dà un fischio alla cagna.

E compare la lepre e non hanno più freddo.

Cesare Pavese da Lavorare stanca.

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