Monumenti di Napoli

Neapolis – Cenni di storia antica  – 2

resti della via Sacra a Cuma

Una volta terminata la guerra sociale, Napoli ebbe di che lamentarsi della concessione della cittadinanza romana, meno favorevole del trattato stipulato nel 326 a.C.

Avendo poi parteggiato per il partito popolare di Mario la città fu duramente punita da Silla, nell’82 a.C., e privata delle sue navi da guerra e del possesso dell’isola di Ischia. Tenne poi, con la vicina Cuma per Pompeo, provocando lo sdegno di Cesare.

A partire dal primo secolo a.C. le pendici della collina di Pizzofalcone e l’antistante isolotto di Megaride furono occupati da lussuose ville marittime romane, prima fra tutte quella di Lucullo, il celebre personaggio senatorio, vincitore del re del Ponto Mitridate, noto, oltre che per i succulenti banchetti, anche per aver introdotto il ciliegio in Italia.

Di questo periodo sono visibili un muro con sei nicchie sulla sommità del colle, e vaste peschiere nel mare antistante il Castel dell’Ovo.

Per realizzare queste ultime Lucullo fece tagliare il tufo della collina, tanto che la realizzazione di esse costò più della stessa villa.

Un’altra villa famosa con peschiera fu quella di Vedio Pollione a Posillipo.

Bruto, il famoso uccisore di Cesare, possedeva, invece, una villa sull’isola di Nisida – che è dotata di un Porto romano con molo costituito da una doppia fila di piloni collegati da arcate – dove, dopo un lungo travaglio, aderì alla congiura.

Nell’estate del 44 a.C., dopo l’assassinio del dittatore, Cicerone fu più volte a Nisida presso Bruto, come riferisce egli stesso nelle lettere all’amico e confidente Attico. Due anni dopo, in seguito alla sconfitta di Bruto e di Cassio a Filippi, la moglie di Bruto, Porzia, si uccise nell’isola, ingoiando carboni accesi.

Altri resti notevoli, un portico con fontana, coevi alle ville, in uso fino al Tardo Impero, sono stati rinvenuti in scavi sotto il Castel Nuovo. Continua domani.

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