Monumenti di Napoli

Neapolis – Cenni di storia antica  – 5

Le vacanze e gli “otia” in Campania

i resti della villa romana a Punta del Capo nei pressi di Sorrento.

Nel corso del I secolo a.C. nessuno dei più influenti personaggi dell’aristocrazia romana poté esimersi dal possedere almeno una villa sulle rive del golfo di Napoli: tra questi Silla e il suo ricco nipote Fausto, Lucullo, Cicerone, Crasso, Bruto, Cesare, Pompeo, Varrone.

Da un punto di vista architettonico si possono distinguere due schemi fondamentali: le ville a peristilio, incentrate su un grande giardino porticato e le ville a portico, sviluppate in lunghezza con estesi colonnati. Belle rappresentazione dei due tipi abbiamo nelle pitture pompeane ed ercolanesi.

Centro di questi luoghi di delizia, che il geografo Strabone, in età augustea, dice estesi a tutto l’arco del golfo di Napoli (tanto che esso avrebbe avuto, visto dal mare, l’aspetto di una sola città), fu Baia. Cicerone, per screditare la principale testimone dell’accusa contro il giovane Celio Rufo, la sua ex amante Clodia, riferisce che tutti coloro che la conoscevano sapevano che era dedita a “piaceri, amori, adulteri, Baia, spiagge, banchetti, orge, canti, concerti, gite in barca”.

Varrone nelle sue “Satire” descrive la vita molle e rilassata che lì si conduceva: “Lì non solo le vergini divengono un bene comune, ma molti vecchi ringiovaniscono e numerosi fanciulli si effemminano”. E, sottolineando il tema della perdizione delle donne in questo luogo ameno, riferisce: “A Baia una donna arriva come una Penelope e ne riparte come un’Elena”. Ancora più colorita è un’iscrizione funeraria di un C. Domitius Primus, rinvenuta ad Ostia, lungo la strada per Roma: “Vissi presso le rive del lago di Lucrino, bevvi spesso il Falerno; i bagni termali, i vini, Venere, mi furono compagni nel progredire degli anni”.

Seneca in due lettere all’amico Lucilio, così parla della vita gaudente che si svolgeva sulle rive del golfo di Napoli: “mi sono dovuto contentare di Baia, ma l’ho lasciata il giorno dopo che vi ero arrivato. Pur avendo l’attrattiva delle bellezze naturali, è una città da evitarsi, poiché ormai è un noto centro di corruzione… Là tutto si concede all’immoralità: là ci si disfrena più che altrove, come se il luogo stesso richiedesse ogni specie di scostumatezze… A che mi servono le acqua termali o i bagni sudoriferi in cui si sviluppa il vapore ardente che dovrà spossare il corpo? Il sudore sia provocato solo dalla fatica”. E, descrivendo la villa dell’amico Servilio Vazia, ormai scomparso, sul promontorio di Torregaveta, dominante la spiaggia e il lago Fusaro presso Cuma, ci ha lasciato una delle più belle descrizioni di una villa marittima: “Non posso scriverti nulla di sicuro sulla villa, poiché ne conosco solo la facciata, e la parte esterna, visibile anche ai passanti. Ci sono due grotte artificiali che hanno l’ampiezza di un atrio spazioso: di esse, una è completamente all’ombra, l’altra è esposta al sole tutto il giorno. Un canale, derivato dal mare e dal lago Acherusio, divide nel mezzo un boschetto di platani, e, quando non è prosciugato, nutre molti pesci. Se il mare è calmo, si lasciano in pace i pesci nel canale; ma vi si ricorre quando le tempeste impediscono ai pescatori d’imbarcarsi. La villa ha questo grande vantaggio: essendo molto vicina a Baia, se ne possono godere i piaceri senza doverne subire gli inconvenienti. So che ha anche questo aspetto favorevole può essere abitata tutto l’anno, poiché è esposta al vento favonio, che essa prende tutto per sé, sottraendolo a Baia. Continua domani.

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