Gengis Khan – “il sovrano Oceano”

Per gli storici Usa è stato l’uomo più importante del 2° millennio. Fondò il più grande impero della Storia.

Il suo nome significa “sovrano Oceano”. La sua fama? Terribile. Eppure per gli storici fu soprattutto un re saggio. Tutto da riscoprire.

Nella primavera del 1206 d.C., anno della Tigre secondo il calendario cinese, nell’estremo est della steppa eurasiatica un’assemblea generale delle popolazioni di stirpe mongolica si riunì per eleggere una guida comune. La scelta cadde su Temujin – il fabbro – , quarantenne, e quindi già vecchio, capo dei mongoli Borjigin.

Nei venti anni successivi Temujin avrebbe lanciato le tribù alla conquista del più grande impero di tutti i tempi. Il mondo avrebbe imparato a conoscere e temere il fabbro con il nome con cui i Mongoli lo chiamavano: Genghiz Khan, – sovrano Oceano.

Oggi il fascino del conquistatore del mondo è sempre più vivo, e non solo in Mongolia, dove dal 1992, con la fine dell’influenza sovietica e di decenni di divieti (con il suo nome depennato dai testi scolastici), il volto di Genghiz Khan è tornato ad essere il più importante simbolo nazionale, onnipresente in ogni aspetto della vita quotidiana: dalle banconote alle bottiglie di vodka.

Ma c’è di più: qualche anno fa la rivista statunitense Time svolse un sondaggio fra numerosi storici e docenti universitari per eleggere l’uomo del millennio. Ci si poteva attendere Carlo V, Leonardo, Voltaire, Einstein… Fu prescelto, a sorpresa, Genghiz Khan.

Il condottiero mongolo è ai primi posti anche negli interessi degli archeologi: varie spedizioni stanno tentando di ritrovare la sua segretissima tomba. L’annuncio dell’individuazione fatta nel 2000 da un’équipe cinese, si è rivelato infondato. Ma gli americani nelle loro campagne di scavi sui monti a nord-est della capitale Ulan-Bator, hanno sicuramente trovato il sito di sepoltura dei primi Khan mongoli, rinnovando le speranze di scoprire anche quello di Genghiz, inumato insieme alla sua guardia e ai suoi servi.

Molti pensavano a Genghiz Khan come al più spaventoso barbaro di tutti i tempi. Tuttavia, secondo molti orientalisti, il giudizio deve essere più sfumato. Certo, non esitò mai a sterminare un distaccamento nemico o a massacrare la popolazione di un’intera città, come fece ne 1221 in Persia, a Merv: con i 700 mila abitanti vennero uccisi anche cani e gatti.

Ma questi erano i costumi dell’epoca: i suoi nemici non agivano diversamente e, come lui, non concepivano la sottomissione dei vinti se non attraverso il terrore. Sul suo conto non si hanno testimonianze certe d’inutile ferocia né di crudeltà nei confronti dei prigionieri, atti invece certamente imputabili a tanti sovrani del suo tempo.

Vendicativo? Sì e no. Dopo la liberazione dell’amatissima moglie Borte, rapita da mongoli Merkit, Genghiz ne sterminò la tribù fino all’ultima donna e all’ultimo bambino. Ma un suo acerrimo nemico di nome Jebe, che osò ferirlo con una freccia, fu perdonato e poi elevato al rango di luogotenente. Continua – 1

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