La favola del giorno

La sirenetta – 3

Il sole era appena tramontato quando ella sollevò il capo sull’acqua, ma le nuvole risplendevano ancora come rose e oro; nel cielo lilla riluceva chiara e bella la stella della sera, l’aria era dolce e fresca, il mare calmo. C’era una grande nave a tre alberi, ma una sola vela era spiegata, perché non c’era un alito di vento. I marinai se ne stavano seduti di qua e di là, su per il sartiame e i pennoni; s’udivano suoni di musica e canti, e man mano che l’aria imbruniva s’accendevano luci di mille colori; era come se le bandiere di tutti i popoli del mondo ondeggiassero nell’aria. La piccola sirena si accostò nuotando fino all’oblò della cabina, e ogni volta che l’onda la sollevava in alto, vedeva attraverso i vetri trasparenti molti uomini in abiti eleganti; il più bello però era il giovane principe dai grandi occhi neri; non poteva avere più di sedici anni, e quel giorno era il suo compleanno, per questo si faceva tanta festa. I marinai ballavano sul ponte e quando il giovane principe fece la sua comparsa, più di mille razzi salirono in cielo rischiarandolo a giorno; la piccola sirena s’impaurì e si tuffò in mare, ma subito riapparve, e allora se sembrò che tutte le stelle del cielo scendessero su di lei. Mai aveva visto tali sortilegi di fuoco. Grandi soli giravano intorno, meravigliosi pesci di fuoco volteggiavano nell’aria azzurra, e ogni cosa si rifletteva nell’acqua calma e nitida. Sulla nave c’era un tal chiarore che si vedevano anche le corde più sottili, e gli uomini ancor meglio. Com’era bello il principe; egli stringeva la mano a tutti, sorrideva felice mentre la musica risuonava nella notte serena.

Si era fatto tardi, ma la piccola sirena non poteva distogliere lo sguardo dalla nave e dal bellissimo principe. Le luci variopinte furono spente, i razzi non salivano più in aria, e non si udivano più gli spari di cannone, ma dalle profondità del mare cominciava a salire un brontolio; intanto ella si lasciava sollevare dalle onde per guardare dentro la cabina; ma la nave cominciò a filare, le vele si spiegarono una per una; le onde si gonfiavano, s’ammassavano nuvole immense, e da lontano giungeva il rumore del tuono. Si annunciava una tempesta tremenda; subito i marinai ammainarono le vele; la grande nave era sbattuta in rapida corsa sul mare selvaggio; l’acqua sollevandosi in alte montagne nere stava per rovesciarsi sull’albero maestro, ma la nave si immergeva come un cigno tra le onde e riappariva dopo un attimo sulle cresce dei cavalloni. Quella corsa folle piaceva molto alla piccola sirena, ma non tanto ai marinai; l nave scricchiolava in ogni parte, le travi robuste cedevano all’urto delle onde, il mare infuriava contro la carena; l’albero maestro si spezzò come se fosse stato una canna, la nave reclinò su un fianco, e subito l’acqua riempì la stiva. Allora la piccola sirena si accorse che gli uomini erano in pericolo, ella stessa doveva stare attenta alle assi di legno e ai relitti della nave che galleggiavano intorno a lei sull’acqua. Per un poco l’oscurità fu così profonda che essa non vide assolutamente nulla, ma di tanto in tanto, al chiarore improvviso dei lampi, poté riconoscere tutti gli uomini della nave: ognuno si dibatteva in acqua come meglio poteva; ma, soprattutto, ella cercò con gli occhi il giovane principe, e lo vide scomparire nelle onde scure mentre la nave tutta sconnessa affondava. Lì per lì ella ne fu molto lieta, perché adesso egli sarebbe disceso giù da lei, ma poi si ricordò che gli uomini non possono vivere nell’acqua, e che soltanto morto egli avrebbe raggiunto la reggia del padre suo. Ma egli non doveva morire; allora ritornò a nuoto tra le assi e le travi galleggianti, non badando al pericolo di rimanere schiacciata; più volte si tuffò e riemerse tra le onde, finché giunse finalmente presso il giovane principe, che ormai lottava faticosamente contro le onde in tumulto; non aveva più forza nelle gambe e nelle braccia, i begli occhi si chiudevano; sarebbe morto se la piccola sirena non fosse accorsa. Lei gli tenne la testa fuori dall’acqua e lasciò che le onde li spingessero da qualche parte.

Il mattino dopo il cattivo tempo era cessato; della nave non si scorgeva traccia; il sole spuntò splendido e caldo sul mare: parve allora che il volto del principe si rianimasse, ma gli restavano chiusi; la sirena lo baciò sulla bella fronte e raccolse indietro i capelli bagnati; penso che somigliava alla statua di marmo del suo giardino, lo baciò un’altra volta e desiderò fortemente che tornasse in vita.

Solo allora ella scorse la terraferma davanti a sé alte montagne azzurre sulle cui cime la bianca neve splendeva come se tanti cigli si fossero posati là sopra; in basso la costa era coperta da belle foresti verdi, e proprio davanti a lei c’era una chiesa, o forse un convento, non capiva bene, era insomma un edificio. Alberi d’aranci e di limoni crescevano nel giardino, e davanti al portone c’erano alte palme. Il mare formava qui una piccola baia quieta, ma molto profonda, fino alla scogliera dove la sabbia era fine e bianca. Là si diresse nuotando con il bel principe, lo depose sulla sabbia badando bene che avesse il capo sollevato e volto al sole.

In quel minuto le campane del grande convento bianco si misero a suonare, e subito delle giovani fanciulle apparvero nel giardino. Allora la piccola sirena fuggì a nascondersi dietro alcuni alti scogli che emergevano dall’acqua, si coprì il capo e il petto con bianca schiuma perché nessuno la scorgesse e stette ad aspettare che qualcuno si avvicinasse al povero principe.

Non passò molto tempo che una fanciulla si appressò; parve molto spaventata, ma si riprese subito e andò a chiamare altra gente; e la sirena vide che il principe tornava in vita e sorrideva alle persone che gli stavano intorno, ma non sorrideva a lei; certo, egli non sapeva che era stata lei a salvarlo, ma si sentì tanto triste, e allorché egli fu portato nella grande casa, si tuffò tutta afflitta nel mare e corse a rifugiarsi nel castello del padre. Era sempre stata quieta e pensierosa, ma ora lo divenne ancora di più. Le sorelle le chiesero cosa avesse visto quel primo giorno sul mare, ma ella non disse nulla. Continua domani.

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