La favola del giorno

La sirenetta – 4

Molte volte, il mattino e la sera, essa ritornò là dove aveva lasciato il principe; vide come i frutti del giardino maturavano e venivano colti, vide la neve sciogliersi sulle cime dei monti, ma il principe non c’era più, e perciò ogni volta ritornava a casa più triste. Suo unico conforto ormai era appartarsi nel giardinetto e rimaner lì abbracciata alla bella statua di marmo che somigliava al principe; non badò più ai suoi fiori e alle piante che erano cresciute selvaggiamente invadendo i vialetti e intrecciando gli steli e il fogliame ai rami degli alberi, così che c’era un’ombra profonda.

Alla fine non resse più, e parlò a una delle sue sorelle; poi lo seppero anche le altre, ma nessun altro lo venne a sapere all’infuori di loro e di alcune sirene amiche, le quali non riferirono nulla a nessuno, salvo proprio alle amiche più intime. Una di loro sapeva chi era quel principe, e aveva anche veduto la grande festa sulla nave, e sapeva da dove veniva e dov’era il suo regno.

  • Vieni, sorellina! – dissero le altre principesse, e prendendosi per mano salirono in fila sul mare, verso il lido dove si trovava il castello del principe.

Questo era costruito d’una rilucente pietra gialla, e aveva grandi scalinate di marmo, una delle quali scendeva al giardino. Smaglianti cupole d’oro s’alzavano sul tetto, e tra le colonne che cingevano tutt’intorno la reggia, c’erano statue di marmo che sembravano vive. Attraverso i vetri trasparenti delle ampie finestre si scorgevano sale bellissime con tendaggi di seta pura e tappeti preziosi, con le grandi pareti affrescate che davano gran piacere a chi guardava. Nel mezzo del salone più bello una fontana aveva uno zampillo altissimo, che arrivava oltre al soffitto, fino ai vetri della cupola, e di là i raggi del sole si riflettevano nell’acqua e illuminavano le belle piante che crescevano nell’ampia vasca.

Ora sapeva dove egli abitava, e vi tornò molte volte la sera; arrivava nuotando così vicina alla terra come nessuna delle sue sorelle aveva mai osato fare, risaliva anzitutto il canale che portava fin sotto la terrazza stupenda che gettava una grande ombra sull’acqua. Di lì si metteva a guardare il giovane principe, che si credeva pienamente solo nel chiaro di luna.

Alcune volte egli usciva a navigare in una splendida barca, con musica e bandiere al vento; ed essa lo seguiva emergendo di tanto in tanto tra i verdi giunchi; il vento le sollevava il velo d’argento e qualcuno la scorse, ma pensò che fosse un cigno che apriva le ali.

Di notte, quando i pescatori pescavano con le lanterne sul mare essa li udì parlare molto bene del principe, e fu tanto contenta di averlo salvato, quella volta che sbattuto dalle onde stava per morire, e ripensò come il capo posava sul suo seno e con quanta dolcezza l’aveva baciato; ed egli che non sapeva niente di lei, che nemmeno poteva immaginare!

Ogni giorno di più cresceva il suo amore per gli uomini, sempre di più desiderava salire e passare il tempo con loro; il loro mondo le sembrava molto più grande del suo; essi infatti potevano navigare sul mare e arrampicarsi sulle montagne più alte delle nuvole, e i loro campi si stendevano con prati e boschi lontano lontano, fin dove l’occhio arrivava. C’erano tante cose che desiderava sapere, ma le sorelle non sapevano rispondere a tutto, e allora andò dalla vecchia nonna che conosceva bene il mondo di sopra; lo chiamava il paese sul mare.

  • Se gli uomini non affogano, – chiese la piccola sirena, – possono vivere sempre? Non muoiono come noi gente del mare?
  • Sicuro! – rispose la vecchia, – anch’essi devono morire, anzi la durata della loro vita è più breve della nostra. Noi possiamo arrivare fino a trecento anni di età, ma quando poi cessiamo di esistere, non resta di noi che un po’ di schiuma sull’acqua, neppure una tomba abbiamo insieme ai nostri cari. Noi non abbiamo un’anima immortale, non avremo altra vita, siamo come il giunco che una volta tagliato non rinverdisce più. Gli uomini invece hanno un’anima che vive sempre, che continua a vivere dopo che il corpo è diventato terra; per l’aria chiara l’anima si alza fino alle stelle lucenti! Come noi ci affacciamo sul mare e vediamo i paesi degli uomini, così essi si affacciano a luoghi sconosciuti e bellissimi, che noi non arriveremo mai a vedere.
  • E perché noi non abbiamo un’anima immortale? – chiese la piccola sirena con tristezza. – Io darei cento dei miei anni per essere una creatura umana, anche solo per un giorno, e abitare poi nel regno celeste.
  • Non metterti a pensare queste cose! – disse la vecchia, – noi stiamo molto meglio e siamo più felici degli uomini lassù!
  • Dunque io dovrei morire e galleggiare come schiuma sul mare, non più udire la musica delle onde o vedere i bei fiori e il sole fiammeggiante! Non c’è nulla che io possa fare per ottenere un’anima immortale?
  • No! – disse la vecchia. – Soltanto se un uomo s’innamorasse di te e ti amasse più di suo padre e di sua madre, e ti fosse devoto nel cuore e nello spirito, e un prete mettesse allora la sua mano nella tua facendovi giurare fedeltà eterna, solo allora la sua anima entrerebbe nel tuo corpo e tu potresti partecipare alla felicità degli uomini! L’uomo ti darebbe un’anima pur serbando la propria. Ma ciò non potrà mai accadere. Ciò che per l’appunto è così bello qui nel mare, la tua coda di pesce, gli uomini della terra lo trovano orrendo: non capiscono niente! Secondo loro bisogna avere due balordi sostegni che chiamano gambe, per essere belli!

La piccola sirena sospirò e guardò tristemente la sua coda di pesce. Continua domani. – 4

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