La favola del giorno

La sirenetta – 5

  • Cerchiamo di essere felici! – disse la vecchia nonna, – saltiamo, danziamo per tutti i trecento anni che abbiamo da vivere, non è poco! Poi ci riposeremo con tanta maggior soddisfazione! Stasera abbiamo ballo a corte!

Era uno spettacolo stupendo, quale non si vede mai sulla terra. Le pareti e il soffitto della sala da ballo erano di cristallo spesso e trasparente. Migliaia di conchiglie giganti, rosee o verdi come l’erba, stavano allineate ai due lati: erano accese di un fuoco azzurro, fiammeggiante, che rischiarava la sala interamente e si rifletteva fuori, oltre le pareti, cosicché il mare intorno ne era tutto illuminato; si potevano distinguere pesci innumerevoli, piccoli piccoli e grandi, che cozzavano contro la parete di cristallo; alcuni avevano scaglie rosso-scarlatte, altri d’argento, altri dorate. Nel mezzo della sala scorreva un largo fiume e sull’acqua danzavano i delfini e le sirene al canto delle loro voci bellissime. Voci così belle non hanno gli uomini della terra. La piccola sirena cantò meglio di tutti, e tutti le batterono le mani, e per brevi istanti fu felice, perché possedeva la voce più bella sul mare e sulla terra, ma le tornò subito il pensiero del mondo di sopra; non poteva dimenticare il bel principe e la sua grande pena di non possedere, come lui, un’anima immortale. Abbandonò silenziosamente la sala e mentre tutto il castello risuonava di canti e di allegria, ella andò a sedersi tristemente nel suo giardino. Allora udì giungere fino a lei il suono dei corni e pensò: “In questo momento egli sta navigando sopra di me, il bel principe che io amo più di mio padre e di mia madre, che riempie tutti i miei pensieri, alle cui mani vorrei affidare la felicità della mia vita. Io farò di tutto per conquistare lui e un’anima immortale! Mentre le mie sorelle ballano nella reggia di mio padre, io andrò dalla strega del mare, quella che mi ha sempre fatto tanta paura, ma soltanto lei, forse, può darmi un consiglio”.

La piccola sirena uscì dal suo giardino e si diresse verso gli abissi del Maelstrom, dietro i quali abitava la strega. Mai era passata da quelle parti, prima di allora. Non un fiore, non un’erba spuntava in quel luogo; soltanto un nudo fondo di sabbia grigia si stendeva fino al vortice profondo dell’oceano, dove le acque turbinando come ruote di mulino trascinavano e inghiottivano quando capitava nella loro furia. Ed ella doveva avventurarsi nel gorgo implacabile, per raggiungere il territorio della strega del mare, e qui, per ampio tratto, bisognava percorrere un’infuocata palude in bollore, che era la sua torbiera, diceva la strega. Ed ecco finalmente la sua casa, nascosta in un orrido bosco. Gli alberi e i cespugli erano folti, per metà bestie e per metà piante, simile nell’aspetto a serpenti con cento teste che spuntassero dal suolo. I rami erano come lunghe braccia vischiose, dalle dita a guisa di agili vermi molli che si muovevano vertebra per vertebra, snodandosi intorno a tutto quello che potevano afferrare nel mare per non lasciarlo mai più. Morta di paura, la piccola sirena si fermò; il cuore prese a batterle forte e fu sul punto di fuggire, ma ripensò al principe e all’anima degli uomini, e si sentì rincuorata. Legò stretta sulla nuca la lunga chioma svolazzante, perché i tentacoli non potessero afferrarla, incrociò le braccia sul petto, e passò come un pesce guizzante nell’acqua in mezzo ai polipi ripugnanti, che da ogni parte allungavano le flessibili membra verso la sua persona. Vide innumerevoli tentacoli che serravano quel che avevano catturato in una stretta di ferro. Uomini morti e calati sul fondo del mare, biancheggiavano ormai scheletri tra le dita dei polipi. Vide timoni di bastimenti, casse colate a picco, e oh! cosa atroce tra tutte! anche una piccola sirena che essi avevano soffocato.

E giunse in un’ampia radura fangosa, in mezzo al bosco, dove grasse bisce acquatiche si voltolavano nella melma mostrando i ventri bianchicci. E’ nel centro si alzava una casa costruita con le ossa bianche di uomini calati a fondo; lì abitava la strega; in quel momento lasciava che un rospo mangiasse dalla sua mano, così come gli uomini invitano i canarini a mangiare lo zucchero. Quelle orrende bisce grasse le chiamava i suoi pulcini, e lasciava che si avvoltolassero tra i suoi enormi seni flosci.

  • So perché sei qui! – disse la strega del mare, – ma è insensato da parte tua! Tuttavia mi piegherò al tuo desiderio poiché ciò ti porterà sventura, o mia principessa stupenda! Tu vuoi disfarti della coda di pesce e sostituirla con due puntelli per camminare come gli uomini, perché il giovane principe si innamori di te e tu possa, con lui, conquistare anche un’anima immortale! – Così dicendo sghignazzò tanto orrendamente che le bisce e il rospo ruzzolarono per terra e lì continuarono ad avvoltolarsi. –Sei venuta proprio in tempo! – disse la strega, – perché domani, dopo spuntato il sole, sarebbe stato troppo tardi, e avremmo dovuto aspettare un anno intero. Ora ti preparo una bevanda che dovrai portare con te sulla terra prima che spunti il sole, e che dovrai bere sulla spiaggia; allora la tua coda si restringerà e sparirà, come dicono gli uomini, in due graziose gambe; ti farà male, come se una spada affilata ti attraversasse le membra; tutti quelli che ti vedranno diranno che tu sei la fanciulla più bella che abbiano mai visto! Serberai la tua soave andatura, non vi sarà ballerina altrettanto lieve nella danza, ma ad ogni passo ti sembrerà di camminare sopra lame taglienti, così che verserai sangue. Se accetti queste sofferenze, ti potrò aiutare!
  • Sì! – disse la principessa con la voce tremante, e pensava al principe e all’anima immortale.
  • Ma ricordati, – disse la strega, – una volta assunta la forma umana, non potrai ridiventare sirena mai più! Mai più discendere nel fondo del mare presso le tue sorelle e nella casa di tuo padre; e se non conquisterai l’amore del principe al punto che egli per te dimentichi padre e madre, e abbia tutto il cuore e la mente fissi in te, e lasci che il prete ponga la tua nella sua mano perché siate marito e moglie, tu non otterrai un’anima immortale! Se egli sposa un’altra donna, il primo mattino dopo il matrimonio, il tuo cuore si spezzerà e tu non sarai che schiuma sulle onde!
  • Io lo voglio! – disse la piccola sirena, ed era pallida come una morta.
  • Ma io devo essere pagata! – disse la strega, – e non è poco quello che pretendo. Tu hai la voce più bella tra tutte le creature del mare, e sei certa che con essa saprai sedurlo, ma quella voce io la voglio. Voglio ciò che tu hai di più bello in cambio della mia preziosa bevanda! Poiché io dovrò versare il mio stesso sangue, così che il filtro diventi caustico come spada a doppia lama!
  • Ma se tu prendi la mia voce, – disse la piccola sirena, – che cosa mi rimane?
  • La tua stupenda persona, – disse la strega, – l’andatura soave e gli occhi eloquenti; ti basteranno per sedurre il cuore di un uomo! Ma guarda! Dov’è andata a finire il tuo coraggio? Tira fuori la tua linguetta, che io la tagli; è il pagamento del mio filtro potente!
  • E sia! – disse la piccola sirena; e la strega mise su la caldaia per far bollire la bevanda magica. Continua domani – 5

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