La favola del giorno

La sirenetta – 7

Ahimè! egli non sa che sono stata io a salvargli la vita! – pensava la piccola sirena, – l’ho portato io sulle onde, fino al bosco dove si trova il tempio; poi mi nascosi tra la schiuma ad aspettare che arrivasse gente. Mi ricordo di quella bella fanciulla alla quale egli vuole più bene che a me!” E la sirena sospirò profondamente. Piangere non poteva. “La fanciulla appartiene al tempio, egli ha detto, e non verrà mai nel mondo, non si incontreranno mai; io invece vivo qui vicino a lui, lo vedo ogni giorno; avrò cura di lui, lo amerò, gli sacrificherò la mia vita!”

Ma un bel giorno si sparge la voce che il principe sta per sposarsi, con la bella figlia del re confinante. Per questo, dicono, egli allestisce una così splendida nave. Il principe parte col pretesto di visitare il regno del re vicino, ma in verità per vedere la figlia del re; porterà con se un sontuoso corteo! Ma la piccola sirena scuoteva la testa sorridendo; conosceva molto meglio degli altri il pensiero del principe. – Io debbo partire! – egli le aveva detto, – i miei genitori vogliono che vada a vedere la bella principessa, ma non mi costringeranno a condurla a casa come mia sposa! Io non posso amarla! Essa non somiglia alla bella fanciulla del tempio, come le somigli tu; se un giorno dovessi scegliere, prenderei te, mia trovatella muta dagli occhi parlanti! – Ed egli baciò la sua bocca rosea, si trastullò coi suoi lunghi capelli e riposò con la testa sul suo cuore che sognò allora una felicità umana e un’anima immortale.

  • Tu non hai paura del mare, vero, mia cara bambina muta! – disse il principe quando si trovarono a bordo del bastimento che doveva condurli alla terra del re vicino; e si mise a raccontarle delle belle giornate calme e serene e delle violente tempeste, dei pesci più strani e di mille altre cose straordinarie che i palombari avevano trovato sul fondo del mare; ella sorrideva a quei racconti, poiché nessuno come lei conosceva i segreti del mare.

Nella bella notte di luna, mentre tutti dormivano, salvo il marinaio che stava al timone, ella si appoggiò al parapetto e guardò nell’acqua chiara; le sembrava di vedere il castello di suo padre, e sul castello era la vecchia nonna con la corona d’argento in testa che seguiva, attraverso l’immensità dell’acqua, la corsa della nave. E le sue sorelle salirono sul mare, e stettero a guardarla tristemente, tendendo le bianche braccia verso di lei; ed essa le salutò sorridente e volle raccontare loro che andava tutto bene, e che lei era felice, ma in quel momento il mozzo si avvicinò, le sorelle si tuffarono ed egli credette che il chiarore intravisto fosse la schiuma dell’onda.

Il giorno dopo, la nave entrò nel porto della bella città del re confinante. Le campane di tutte le chiese suonarono a festa, dalle alte torri giungeva un suono di fanfare, mentre sulla piazza i soldati presentavano le armi lucenti tra lo sventolio delle bandiere. Ogni giorno si dava una festa, balli e ricevimenti si susseguivano, ma la principessa non c’era ancora; viveva in un tempio molto lontano, dissero, dove veniva educata a tutte le virtù che si addicono a una regina. Un bel giorno, finalmente arrivò.

La piccola sirena accorse curiosissima a vedere la sua bellezza, e dovette riconoscere che una figura tanto graziosa non l’aveva vista mai. La carnagione era fine e trasparente, e sotto le lunghe ciglia scure due azzurri occhi fiduciosi sorridevano con dolcezza.

  • Sei tu? – esclamò il principe, – tu che mi salvasti quando io giacevo come morto sulla spiaggia! – E strinse tra le sue braccia la fidanzata, un po’ rossa di timidezza. – Oh! sono troppo felice! – disse il principe rivolto alla piccola sirena, – la cosa troppo bella che non ho mai osato sperare, è avvenuta! Oh! rallegrati insieme a me, tu che mi vuoi bene, tra tutti!

E la piccola sirena baciò la sua mano e già sentì che il cuore le si spezzava. Il primo mattino dopo le nozze l’avrebbe trovata morta, tramutata in poca schiuma sul mare.

Le campane di tutti i campanili suonarono, gli araldi percorrevano a cavallo le strade, annunciando il fidanzamento. Su tutti gli altari venivano bruciati oli aromatici in preziose lampade d’argento. I sacrestani facevano oscillare gli incensieri, mentre lo sposo e la sposa si strinsero la mano ed ebbero la benedizione del vescovo. La piccola sirena, vestita di seta e d’oro, reggeva lo strascico alla sposa, ma il suo orecchio non udiva la musica festosa, il suo occhio non seguiva la sacra cerimonia; pensava alla notte di nozze, e a tutto quello che perdeva sulla terra.

La sera stessa, lo sposo e la sposa salirono a bordo della nave; i cannoni spararono a salve; le bandiere sventolarono al vento; nel mezzo della tolda era eretta la tenda reale di porpora e d’oro, con tanti soffici cuscini, dove la coppia avrebbe riposato nella fresca notte serena.

Le vele si gonfiarono nell’aria e il bastimento scivolò leggero verso il mare aperto.

Al crepuscolo furono accese le lampade colorate, e i marinai danzarono allegramente sopra coperta. Alla piccola sirena venne fatto di ripensare al giorno che per la prima volta era salita sul mare e aveva assistito a una simile splendida festa tra la gioia di tutti; e allora si gettò nella danza, volteggiò come una rondine quando è inseguita, mentre tutti, ammirati, l’applaudivano; mai aveva danzato così bene; sentiva nei piedini fragili il taglio delle lame affilate, ma non provava il dolore; più dolorosa era l’acuta pena in cuor suo. Sapeva che quella era l’ultima sera in cui vedeva colui per il quale aveva abbandonato la sua gente e la sua casa, per il quale aveva sacrificato la sua bella voce e giorno per giorno sofferto indicibili tormenti, senza che egli ne avesse il più lontano sospetto. Continua domani.

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