La favola del giorno

La sirenetta – 8 e fine

Era l’ultima notte che respirava la sua stessa aria, e guardò l’acqua profonda e il cielo pieno di stelle; una notte eterna, senza pensieri e senza sogni, l’aspettava, lei, che non aveva un’anima, e, ahimè, non poteva ottenerla! Ancor grandi erano la gioia e l’allegria sulla nave, anche dopo che la mezzanotte era passata; ella sorrideva e danzava col pensiero della morte in cuore. Il principe baciò la bella sposa ed essa lo accarezzò nei capelli; poi tenendosi a braccetto entrarono nella tenda per riposare.

Ogni cosa rientrò nel silenzio del riposo, soltanto il timoniere vegliava presso la ruota; la piccola sirena appoggiò i bianchi gomiti al parapetto e rivolse gli occhi a oriente, in attesa delle prime luci dell’alba; il primo raggio di sole, ella sapeva che l’avrebbe uccisa. A un tratto vide le sue sorelle emergere dal mare: erano pallide come lei; le loro belle chiome non ondeggiavano più nel vento; erano state recise.

  • Le abbiamo sacrificate alla strega del mare perché venisse in tuo aiuto, affinché tu non muoia questa notte! Essa ci ha dato un coltello, eccolo! Vedi com’è affilato! Prima che sorga il sole devi immergerlo nel cuore del principe, e quando il suo caldo sangue sprizzerà ai tuoi piedi, essi si riuniranno in una coda di pesce e tu ritornerai sirena, e potrai scendere nel mare per vivere trecento anni ancora prima di diventare schiuma salata. Fa’ presto! Uno di voi due deve morire prima che sorga il sole! La nostra vecchia nonna è tanto afflitta che i capelli bianchi le sono caduti tutti, come i nostri sono caduti sotto le forbici della strega. Uccidi il principe e torna da noi! Fa’ presto! Vedi quella striscia rossa nel cielo? Tra pochi istanti salirà il sole e tu morrai! – Mandarono un lungo sospiro e scomparvero nelle onde.

La piccola sirena scostò il tappeto di porpora che chiudeva la tenda e vide la dolce sposa addormentata sul petto del principe; si chinò, baciò il principe sulla bella fronte, guardò verso il cielo dove il chiarore dell’alba cresceva sempre di più, guardò il coltello tagliente e di nuovo il principe; nel sonno egli mormorò il nome della sposa; essa sola viveva nel suo pensiero; il coltello le tremò nella mano. Poi lo scagliò lontano, tra le onde, che rosseggiarono dov’era caduto; gocce di sangue parvero zampillare dall’acqua. Guardò un’ultima volta il principe con occhi quasi spenti, e si gettò in acqua. Sentì che il suo corpo si scioglieva in schiuma.

Il sole sorse alto sul mare; i suoi raggi giungevano caldi sulla fredda schiuma e la piccola sirena non sentì affatto la morte; ella vedeva il sole chiaro e su di lei, nell’aria, fluttuavano innumerevoli creature, soavi e trasparenti; attraverso le loro figure poteva scorgere le vele bianche della nave e le nuvole rosse nel cielo; la loro voce era una melodia, ma così eterea che nessun orecchio umano avrebbe potuto intenderla, come nessun occhio umano poteva vederle; senz’ali, grazie alla loro levità, fluttuavano nell’aria. La piccola sirena si accorse che anch’ella aveva un corpo simile a loro, che si alzava a poco a poco dalla schiuma.

  • Dove vado? – disse, e la sua voce risuonò come quella delle altre creature, così spirituale che nessuna musica terrena potrebbe renderla.
  • Verso le figlie dell’aria! – risposero le altre, – le sirene non hanno un’anima immortale, e non possono ottenerla, a meno che non conquistino l’amore di un uomo! La loro esistenza eterna dipende da un potere estraneo ad esse. Neppure le figlie dell’aria hanno un’anima immortale, ma possono da sole conquistarne una, grazie alle buone azioni compiute. Noi di dirigiamo verso i paesi caldi, dove l’aria torrida e pestilenziale uccide gli uomini; noi portiamo frescura; spandiamo il profumo dei fiori nell’aria per lenire la sofferenza. Se persistiamo trecento anni interi facendo tutto il bene che possiamo, otterremo un’anima immortale, e parteciperemo all’eterna beatitudine degli uomini. Anche tu, povera piccola sirena, a questo hai aspirato, hai sofferto duramente e sei ascesa al mondo delle creature aeree, ma ora, finalmente, se compirai azioni buone, potrai, in un periodo di trecento anni, formarti un’anima immortale.

La piccola sirena alzò le braccia bianche verso il sole del buon Dio, e per la prima volta si sentì le lacrime agli occhi. Sulla nave ricominciava la vita animata del giorno; essa scorse il principe e la sua dolce moglie che andavano in cerca di lei, e che guardavano tristemente la schiuma delle onde, quasi sapessero che s’era gettata in mare. Invisibile a tutti, essa si accostò, baciò in fronte la sposa, sorrise al principe e si allontanò con le figlie dell’aria su una nuvola rosa che navigava nel cielo.

  • Fra trecento anni saliremo al regno di Dio!
  • Anche prima, forse, ci arriveremo! – sussurrò una. – Senza essere viste, noi penetriamo nelle case degli uomini, dove sono i bambini, e ogni volta che vediamo un bambino che fa esultare di gioia i suoi genitori, il buon Dio abbrevia il tempo della nostra prova. Il bambino non sa che noi siamo nella casa, e se in quell’attimo gli sorridiamo, ci verrà tolto uno dei trecento anni; però, se troviamo un bambino cattivo, dobbiamo piangere dolorosamente, e ogni lacrima aggiunge un giorno al tempo della prova! Fine

Hans Christian Andersen – fiabe  

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