L’uomo e il suo cane – il cane al lavoro

Il cane è la virtù che, non potendo farsi uomo, s’è fatta bestia (Victor Hugo)

E’ ormai certo che ciò che ha unito in modo indissolubile l’evoluzione dell’uomo e quella del cane è stata la reciproca utilità e una somiglianza molto marcata nel rapporto sociale, in particolare nei gruppi di appartenenza: branco per il cane, tribù per l’uomo. Il primo rapporto spontaneo e naturale tra uomo e lupo addomesticato (l’antenato del cane come viene inteso oggi) fu, oltre a quello alimentare, la collaborazione nella caccia senza una precisa educazione.

In questo impiego, il cane dimostrò ben presto di poter essere molto utile ai nostri antenati, fino a diventare praticamente insostituibile in innumerevoli altre occasioni. Quando l’uomo iniziò l’allevamento del bestiame, circa 8000 anni fa, nel periodo Neolitico, si accorse che il cane poteva avere un ruolo determinante nelle attività quotidiane, non solo come ausiliario alla caccia; poteva, infatti, rivelarsi un ottimo compagno nella conduzione del bestiame, utilizzando e indirizzando in modo positivo la tecnica predatoria ereditata dal lupo, che consisteva nell’isolare uno o alcuni capi del gruppo di erbivori (per poi sospingere questi soggetti verso un punto dove altri membri del branco erano pronti a tendere l’agguato mortale): una volta inibito l’istinto innato all’attacco finale, sarebbe stato in grado di richiamare e radunare quei capi di bestiame sfuggiti al controllo dell’uomo per qualsivoglia ragione (una distrazione, un temporale, l’arrivo di un predatore). Questo fu un fatto che cambiò la storia dell’umanità, perché un uomo senza cane non può controllare neanche una pecora, mentre con l’aiuto di tre cani ne può controllare cento: non per nulla, il naturalista francese George-Louis-Leclerc, conte di Buffon, ritiene che il capostipite di tutti i cani moderni sia stato appunto il cane da pastore, poi modificatosi a causa della selezione attuata dall’uomo e la richiesta di cani sempre più adatti e specializzati nei vari compiti.

Questo dimostra che, fin dai remoti rapporti, l’uomo ha trovato nel cane un prezioso aiuto in molte attività, in principio soprattutto venatorie (dalla caccia alla selvaggina grossa e pericolosa, alla cerca, da seguito della selvaggina ferita, all’inseguimento a vista – come i Levrieri, oppure i cani da punta – per indicare la posizione di un animale selvatico o per stanare le prede dalle tane), fino a utilizzarlo come cane da pastore e bovaro, nel qual compito alcune razze si sono specializzate conducendo agevolmente le greggi e le mandrie. E’ il caso dei Collie e di altre razze, capaci di sorvegliare e proteggere il bestiame dalle aggressioni dei briganti e dei predatori naturali, in alcuni casi anche pericolosissimi, come il lupo, l’orso o i grandi felini dell’Oriente e dell’America del Sud.

Un altro antichissimo compito affidato ai cani di grosse dimensioni e molto forti, come i molossi, è stato quello di ausiliario nella guerra (numerosi incisioni e bassorilievi li ritraggono in questa mansione) e di combattenti nelle arene contro avversari quali leoni, tori, orsi e perfino elefanti, per arrivare ai combattimenti tra cani diffusisi negli ultimi due secoli.

Fin da 600 anni prima di Cristo, gli storici greci e romani raccontano di cani il cui unico compito era quello di fare compagnia alle matrone e alle persone altolocate dell’epoca: sono i primi cani da compagnia, presenti nelle corti di tutto il mondo fino ai giorni nostri, che hanno conservato intatto il loro ruolo di fedeli amici dell’uomo, capaci di lenire con il loro affetto ogni pena e tanto amati dai loro padroni che alcuni di loro, come nel caso del naufragio del Titanic, hanno sacrificato beni ingenti pur di metterli in salvo.

Nelle competizioni sportive, invece, per diverso tempo hanno riscosso un discreto successo le corse tra cani, nelle quali gareggiavano razze veloci e aerodinamiche come i Levrieri, prevalentemente Greyhound. Continua domani.

4 risposte a "L’uomo e il suo cane – il cane al lavoro"

  1. Un articolo molto bello e con tantissime notizie! Grazie Cosimo e aggiungo un mio pensiero: il cane, miglior amico dell’uomo deve continuare a fare il cane. Rispettato e dandogli amore che non sarà mai tanto quanto quello che lui da a noi umani ma il cane deve fare il cane. Non posso vedere capottini, mantelline, maglioncini e ora perfino babbucce per il freddo.. non ce la posso fare… cosa ne pensi?

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    1. Alessia, per quanto riguarda maglioncini e cose varie sono d’accordo con te, però i cani sono molto diversi da razza a razza, c’è quello che vive meglio fuori e chi invece deve stare in casa. io ho cani fuori e cani in casa, in casa con me ho una bassotta che ormai si è fatta molto vecchia e una yorkshire che presi tanti anni fa ormai anche lei da una famiglia perché i bambini di quella famiglia la picchiavano e lei da quando è com me se sto in casa deve venire in braccio. ti confesso il mio peccato la sera vengono tutte e due a dormire con me, anche se poi di notte non ti dico con i gatti che saltano sul letto rincorrendosi l’un l’altro, e i cani fuori che ad ogni piccolo rumore iniziano ad abbaiare, insomma la notte da me è molto movimentata.

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      1. Ma questo è bellissimo Cosimo! Ci sono cani da guardia e cani da compagnia… io intendevo solo chi adorna i cani come fossero bambolotti da vestire. Mi spiace ma non riesco proprio a vederli. Il resto, chi sta sul divano sul letto dentro fuori ognuno fa come vuole coi propri amici pelosi!

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      2. mi piace molto quello che dici, meno male, mi nacque un asinella che la madre non dava da succhiare perché anche lei era piccola, aveva due anni quando ha partorito, allora io per non uscire di notte, mungevo sia ma mamma che la nonna della neonata e la neonata di sera me la portavo in casa e la mettevo in quelle grosse ceste per cani e ogni due ore le davo il biberon.

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