Un commento alla poesia del giorno

L’urne de’ forti

E’ questa la parte centrale del carme Dei Sepolcri, il capolavoro foscoliano, composto nel 1806 e pubblicato l’anno successivo a Brescia. Il motivo occasionale del carme è indicato, dai più, nelle conversazioni che il poeta ebbe con il Pindemonte, che stava componendo un poemetto sui Cimiteri, e nella minacciata estensione all’Italia dell’editto napoleonico di Saint-Cloud, del 1804, che vietava il seppellimento dei morti nelle chiese e negli abitati cittadini e istituiva una commissione di vigilanza sulle epigrafi funebri: questo problema, però, non era nuovo, perché era stato affrontato in sede legislativa e in sede morale e letteraria anche prima dell’editto napoleonico.

Comunque il Foscolo, pur concesso che abbia tratto la sua ispirazione da vicende reali e appassionanti, innalza il suo canto al di sopra di ogni contingenza, portandolo su un piano ideale nei quali convergono gli eterni miti e le universali aspirazioni dell’umanità posta dinanzi al mistero della morte. La tomba è l’unico tramite che unisce i defunti ai viventi, è il mezzo concreto e spirituale assieme che alimenta l’aspirazione ad una sopravvivenza che ci è concessa solamente in tal senso: la tomba, insomma, stabilisce una “corrispondenza d’amorosi sensi” addirittura divina, che ci fa credere, finché siamo vivi, che di noi sopravvivrà qualcosa nel ricordo dei nostri cari.

Il brano scelto, occupa, come s’è detto, la parte centrale del carme (che complessivamente consta di 295 endecasillabi sciolti), e con esso ha inizio la seconda parte dell’opera, quella in cui è celebrato il valore delle tombe degli uomini illustri: in tempi di miseria politica delle nazioni, dice il poeta, rimane sempre intatto il patrimonio spirituale della patria custodito nelle tombe dei grandi; l’Italia, in un solo tempio, accoglie i resti mortali di Machiavelli, di Michelangelo, di Galileo e di Alfieri; e da quel tempio, da Santa Croce in Firenze, gli italiani trarranno gli auspici quando “speme di gloria agli animosi intelletti rifulga ed all’Italia”.

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