La favola del giorno

Enrichetto dal Ciuffo – 2

La Principessa rimase di stucco e non rispose nulla.

  • Io vedo, – riprese Enrichetto dal Ciuffo, – che la mia proposta non vi piace e non me ne stupisco; ma vi concedo un anno intero per pensarvi su.

La Principessa aveva così poco spirito e al tempo stesso tanta voglia di averne che s’illuse che la fine di quell’anno non sarebbe venuta mai; quindi accettò la proposta.

Non aveva finito di promettere a Enrichetto dal Ciuffo che, dopo un anno esatto e in quello stesso giorno, lei lo avrebbe sposato, che si sentì tutta diversa da com’era stata fino a quel giorno: si ritrovò una facilità incredibile nell’esprimere tutto quel che voleva e nel saperlo dire in modo arguto, disinvolto e naturale. Fin da quel momento, ella iniziò con Enrichetto dal Ciuffo una conversazione elegante e ben condotta, e tale era il suo scilinguagnolo che Enrichetto dal Ciuffo ebbe perfino il dubbio d’averle dato più spirito di quanto non ne avesse serbato per sé!

Quand’ella fu tornata al palazzo, tutta la Corte non sapeva cosa pensare di un cambiamento così subitaneo e impensato; giacché per quante insulsaggini ella aveva detto in passato, altrettanto erano adesso le cose spiritosissime e piene di buonsenso che uscivano dalla sua bocca. Tutta la Corte se ne rallegrò in modo estremo; soltanto la sorella minore non ne fu troppo contenta, giacché non avendo più sulla maggiore la superiorità dell’intelligenza, ella ormai non sembrava, a suo confronto, che una brutta scimmietta piuttosto antipatica.

Il Re ora si lasciava guidare da lei; qualche volta andava perfino a tener consiglio nelle sue stanze. Quando la notizia di tale cambiamento si fu sparsa in giro, tutti i giovani principi degli stati vicini fecero a gara per conquistare il suo amore e quasi tutti la chiesero in sposa; ma lei non trovava nessuno che fosse abbastanza intelligente, e li ascoltava tutti senza impegnarsi con alcuno. Ne venne tuttavia uno così potente, ricco, intelligente e ben fatto che lei non poté fare a meno di sentirsi bendisposta nei suoi confronti. Il Re suo padre, essendosene accorto, le disse che la lasciava libera di scegliersi uno sposo di suo gusto e che le bastava far conoscere la propria volontà. Siccome più si è intelligenti e più accade che si esiti nel prendere una stabile risoluzione in questioni del genere, lei chiese, dopo aver ringraziato il padre suo, che le si desse un po’ di tempo per riflettere.

Andò per caso a passeggiare nello stesso bosco ove un giorno aveva incontrato Enrichetto dal Ciuffo, per pensare più comodamente alla risoluzione da prendere. Intanto che passeggiava, immersa nei propri pensieri, udì sotto i suoi piedi un rumore soffocato, come di molte persone che vadano, vengano e si diano da fare. Tese l’orecchio con più attenzione, e sentì qualcuno che diceva: “Portami quella pignatta!”, e un altro: “Passami quella caldaia!”, e un terzo: “Metti la legna sul fuoco” Al tempo stesso la terra si aprì, ed ella vide, al disotto di sé, come un’immensa cucina tutta piena di cuochi, sguatteri e ogni sorta di gente affaccendata ad allestire uno splendido banchetto. Ne uscì fuori una squadra di venti o trenta rosticceri, tutti con la loro brava leccarda in mano e la coda di volpe sull’orecchio, i quali andarono a piazzarsi attorno a una lunghissima tavola e si misero a lavorare a tempo di musica, sul motivo d’una canzone armoniosa.

La Principessa stupita da tale spettacolo, chiese loro per chi fosse tutto quel lavorio.

  • Lavoriamo, signora, – le rispose quello che sembrava il più importante, – per il principe Enrichetto dal Ciuffo, le cui nozze avverranno domani.

La Principessa, sempre più meravigliata e ricordandosi tutt’a un tratto come un anno prima, e in quello stesso giorno, ella avesse promesso di sposare il principe Enrichetto dal Ciuffo, fu lì lì per cadere svenuta. La ragione per cui non aveva ricordato quella promessa, era che, quando l’aveva fatta, ella era ancora completamente sciocca e che poi, nel prendere tutto lo spirito datole dal Principe, lei aveva dimenticato le sue precedenti stupidaggini. Continua domani.

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