La favola del giorno

Enrichetto dal Ciuffo – 3

Continuò a passeggiare, ma non aveva fatto trenta passi quando Enrichetto del Ciuffo le venne incontro, sgargiante, spavaldo, proprio come un principe che stia per sposarsi.

  • Eccomi qui, Altezza, – disse lui, – puntuale alla parola data, e non ho il minimo dubbio che voi siate qui per mantenere la vostra.
  • Vi confesserò in tutta franchezza, – rispose la Principessa, – che non ho ancora preso la mia decisione in proposito, né credo di poter mai prendere quella che voi desiderate.
  • Voi mi fate stupire, Altezza, – le disse Enrichetto dal Ciuffo.
  • Lo capisco, – disse la Principessa, – e certamente s’io avessi a che fare con un uomo rozzo e senza spirito, mi sentirei molto imbarazzata. “Una principessa non può ritrattare la sua parola”, mi direste, “e dato che l’avete promesso, voi dovete sposarmi”; ma poiché l’uomo al quale parlo è, fra tutti, il più intelligente, io sono sicura che capirà le mie ragioni. Voi sapete che quando ero una povera idiota, anche allora non potevo decidermi a sposarvi; e adesso, come volete che, dopo tutto lo spirito che mi avete dato e che mi rende ancora più difficile di gusti di quanto non fossi, io prenda una decisione che a quel tempo non riuscii a prendere? Se allora pensavate di sposarmi a qualsiasi costo, avete fatto molto male a guarirmi dalla mia stupidaggine e ad aprirmi gli occhi, perché vedessi meglio di una volta.
  • Se un uomo sprovvisto di spirito, – rispose Enrichetto dal Ciuffo, – sarebbe bene accolto, stando a quel che dite, quando venisse a rimproverarvi la vostra mancanza di parola, perché mai volete, Altezza, che anch’io non mi comporti così in un’occasione che decide della felicità di tutta la mia vita? E’ forse giusto che le persone intelligenti debbano trovarsi in condizione peggiore di quelle che non lo sono? Potete pretendere questo, voi che siete così intelligente e avete tanto desiderato di esserlo? Ma veniamo al sodo, se non vi dispiace: a parte la mia bruttezza, vi è qualche altra cosa che vi dispiace in me? Non vi aggrada forse il mio rango, il mio spirito, il mio carattere, i miei modi?
  • Tutt’altro! rispose la Principessa; – tutte le cose che avete detto sono quelle che mi piacciono in voi.
  • Quand’è così, – riprese Enrichetto dal Ciuffo, – io sono felice perché starà in voi a rendermi il più avvenente degli uomini.
  • Ma come può accadere? – gli chiese la Principessa.
  • Ciò accadrà, – rispose Enrichetto dal Ciuffo, – se mi amate abbastanza per desiderare che avvenga; e affinché, Altezza, voi non ne dubitate, sappiate che la stessa fata che nel giorno della mia nascita mi fece il dono di poter rendere intelligente la persona che più mi fosse piaciuta, ha fatto anche a voi quello di poter dare la bellezza a colui che amerete e a cui vorrete fare tale favore.
  • Se le cose stanno così, – disse la Principessa, – io desidero con tutto il cuore che voi diventiate il più avvenente principe del mondo e, per quanto dipende da me, ve ne faccio volentieri il dono.

La principessa non aveva ancora finito di pronunciare queste parole che Enrichetto dal Ciuffo apparve ai suoi occhi il più bell’uomo della terra, il più aitante e simpatico che mai si sia visto. Alcuni assicurano che non furono per nulla gli incantesimi della fata ad agire, ma che solo l’amore operò tale metamorfosi. Dicono che la Principessa, avendo riflettuto sulla perseveranza dimostrata dal suo innamorato, sulla discrezione di lui e tutte le belle qualità del suo cuore e della sua mente, non vide più la deformità del suo corpo, né la bruttezza del suo viso; la gobba che lo deturpava le parve soltanto la schiena rotonda dell’uomo che bonariamente si tiene un po’ curvo; nel mentre che, fino a quel momento, le era parso che egli fosse orribilmente zoppo, le sembrò adesso che avesse un’andatura un po’ buttata da una parte, non priva di grazia e che le piaceva moltissimo. Dicono pure che i suoi occhi storti le parvero per questo più vivi e brillanti, tanto che quello strano modo di guardare sembrò a lei la dimostrazione di un amore fin troppo violento; perfino il naso di lui, grosso e rubizzo, prese ai suoi occhi qualcosa d’eroico e di marziale.

Comunque sia, la Principessa gli promise di sposarlo subito, purché lui ne ottenesse il consenso dal Re suo padre. Il Re, avendo saputo che la figlia nutriva moltissima stima per Enrichetto dal Ciuffo, da lui ritenuto del resto un principe pieno d’intelligenza e di giudizio, lo accettò con piacere come genero.

Le nozze si fecero il dì seguente, proprio come Enrichetto dal Ciuffo aveva previsto, e secondo gli ordini che già da molto tempo egli stesso aveva dati.

Morale

Ciò che si vede in questo scrittarello

Non è un racconto in aria, ma verità patente.

In quel che amiamo tutto è buono e bello,

Tutto quello che amiamo è intelligente.

Altra morale

Davanti a un vivo oggetto ove Natura

Abbia messo bei tratti e la viva pittura

D’una tinta a cui l’Arte non saprebbe arrivare,

Tanti doni avran meno poter sul vostro cuore

Che una sola invisibile grazia, pur che l’amore

Ve la faccia trovare

Fiabe Francesi della Corte del Re Sole e del secolo XVIII  

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