Gengis khan “Il sovrano Oceano” – 3

I primi alleati di Genghiz Khan furono gli sciamani.

Si ritiene che le credenze e le pratiche religiose dei Mongoli appartenessero alla categoria chiamata “sciamanesimo”, ossia una forma religiosa panteista primitiva priva di dogmi, teologia e di una vera e propria organizzazione sacerdotale.

Amministratori del culto erano gli sciamani (Kam), che, come tra i pellerossa americani, erano un misto tra filosofi, profeti e uomini di medicina. I Mongoli credevano a un numero infinito di spiriti che albergavano in ogni essere. Su tutto regnava il grande dio del cielo Tngri. Solamente gli sciamani, grazie all’assunzione di sostanze allucinogene, potevano entrare in contatto con il mondo degli spiriti, e fu proprio grazie agli sciamani che Temujin venne nominato Genghiz Khan con l’incarico da parte di Tngri di unificare tutto il mondo sotto il dominio mongolo.

L’indulgenza dei sovrani mongoli nei confronti dei diversi culti dei popoli sottomessi, era determinata, più che da una benevole inclinazione mentale, da un sentimento d’indifferenza.

E’ riuscito dove fallirono Napoleone e Hitler: le sue armate hanno battuto l’inverno russo.

Un curioso contrasto esisteva tra il suo spietato comportamento in battaglia e il suo tenero amore, durato tutta la vita, per la donna conosciuta da bambino, Borte. Quando finì in mano ad altri uomini, si rifiutò di ripudiarla, in contrasto alle usanze del tempo.

Molte testimonianze, inoltre, lo dipingono come un principe saggio, pieno di misura e buon senso, capace di dimostrare una cortesia da “cavaliere” non comune nell’ambiente in cui viveva.

Trasformò bande di rozzi guerrieri in una armata implacabile. A queste qualità si deve l’invincibile attrazione esercitata anche sui nemici sottomessi e il numero di adesioni spontanee alla sua causa. Spietato con quelli che considerava traditori, era con parenti e vassalli di totale lealtà. Ma anche verso i nemici era capace di gesti di generosità; raccolse bambini abbandonati durante il sacco di una città, trattandoli poi come figli propri; affidò alte cariche a molti letterati, artisti, poeti appartenenti ai clan nemici.

Niente comunque può far dimenticare che la struttura portante dell’impero era un esercito implacabile. Nessuna armata, nella storia, ha mai vinto così tante battaglie. E chi altri ha marciato, in inverno, sulla Russia senza pagarne le conseguenze?

La grande impresa di Genghiz fu trasformare dei rozzi guerrieri nomadi in un’armata organizzata così bene che molti militari del XX secolo, compresi il feldmaresciallo Rommel e il generale Patton illustri strateghi della Seconda guerra mondiale, ne rimasero affascinati, descrivendola come precorritrice delle forze armate moderne.

Fino a poco tempo fa si riteneva che le vittorie mongole fossero dovute alla superiorità nmerica. In realtà da recenti studi pare invece che avvenisse esattamente l’opposto. Un’estrema mobilità permetteva veloci accerchiamenti degli avversari e li ingannava: questi pensavano di essere circondati da forze ampiamente superiori.

L’armata mongola era organizzata in base a criteri numerici decimali. L’unità più piccola era un drappello di 10 guerrieri (arban) con un ufficiale chiamato bagatur. Dieci arban costituivano un reparto di 100 elementi chiamato jagun. Dieci jagun inquadravano un gruppo di 1000 uomini chiamato mingham e 10 mingham costituivano l’unità maggiore, il tumen, forte di 10.000 uomini. La tipica armata mongola consisteva in due o tre tumen, tutti a cavallo.

Genghiz khan inoltre creò una propria Guardia personale, keshik, che radunava i guerrieri migliori di tutte le tribù; da questa, come da un’accademia, provenivano i generali più validi. Quando il Khan era presente, tutti marciavano ai suoi ordini, diramati da sotto il tuk, lo stendardo formato da nove code bianche di yak, simbolo di Genghiz khan. Il simbolo del comandante di un’armata era invece un grande tamburo, la naccara.

La mobilità era facilitata anche dalle tende, in feltro con intelaiatura di vimini, pieghevoli, leggere e facili da trasportare. Alcune, più grandi e non smontabili, erano trasportate da carri pesanti. Continua – 3

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