La favola del giorno

da Le Mille e una Notte – I racconti di Sherazad

Storia del visir punito – 2

“Visir, – disse, – hai ragione. Può esser venuto espressamente per togliermi la vita; e può benissimo mettere in atto il suo piano col solo odore di qualcuna delle sue droghe. Bisogna vedere che cosa conviene fare in questa circostanza.”

Quando il visir vide che il re era entrato nella disposizione d’animo che egli voleva, gli disse:

“Sire, il mezzo più sicuro e più rapido per garantire il vostro riposo e mettere al sicuro la vostra vita è quello di mandare subito a cercare il medico Duban, e di fargli tagliare la testa appena sarà arrivato.

  • Effettivamente, – riprese il re, – credo proprio ch’io debba prevenire il suo piano in questo modo.”

Dette queste parole, chiamò uno dei suoi ufficiali e gli ordinò di andare a cercare il medico il quale, senza sapere che cosa il re volesse da lui, corse con premura a palazzo.

“Sai, – disse il re vedendolo, – perché ti ho mandato a chiamare?

  • No, Sire, – rispose il medico, – e aspetto che Vostra Maestà si degni di farmelo sapere.
  • Ti ho fatto venire, – riprese il re, – per liberarmi di te facendoti uccidere.”

Non è possibile esprimere quale fu lo stupore del medico quando udì pronunciare la sua sentenza di morte.

“Sire, – disse, – che ragione può avere Vostra Maestà per farmi morire? Che delitto ho commesso?

  • Ho saputo da fonte sicura, – replicò il re, – che sei una spia e sei venuto alla mia corte soltanto per attentare alla mia vita: ma, per prevenirti, voglio toglierti la tua. Colpisci, – soggiunse rivolgendosi al boia che era presente, – e liberami da un perfido introdottosi qui soltanto per assassinarmi.”

A quest’ordine crudele, il medico capì bene che gli onori e i benefici ricevuti gli avevano creato dei nemici, e che il debole re si era lasciato ingannare dalle loro imposture. Si pentì di averlo guarito dalla lebbra; ma era un pentimento fuori tempo.

“Così mi ricompensate del bene che vi ho fatto? – disse. Il re non l’ascoltò, e ordinò per la seconda volta al boia di dare il colpo mortale. Il medico ricorse alle preghiere: – Ahimè! Sire, – esclamò, – prolungatemi la vita, Dio prolungherà la vostra. Non fatemi morire, per paura che Dio non vi tratti nello stesso modo.”

Il pescatore, a questo punto, interruppe il suo discorso, per rivolgere la parola al genio:

“Ebbene, genio, – gli disse, – vedi bene che quanto avvenne allora tra il re greco e il medico Duban, avviene ora tra noi due.”

Il re greco, proseguì il pescatore, invece di aver riguardo per la preghiera che il medico gli rivolgeva, scongiurandolo in nome di Dio, gli rispose con durezza:

“No, no! E’ una necessità assoluta che ti faccia morire, altrimenti potresti togliermi la vita ancor più abilmente di quanto tu non mi abbia guarito.”

Frattanto il medico, scoppiando a piangere e lamentandosi pietosamente di vedersi così mal ricompensato del servigio reso al re, si preparò a ricevere il colpo mortale.

Il boia gli bendò gli occhi, gli legò le mani e si accinse a sguainare la spada.

Allora i cortigiani presenti, mossi a compassione, supplicarono il re di fargli grazia, assicurando che non era colpevole, e rispondendo della sua innocenza. Ma il re fu inflessibile, e parlò loro in modo tale ch’essi non osarono replicare.

Il medico, che era in ginocchio con gli occhi bendati e pronto a ricevere il colpo che doveva porre termine al suo destino, si rivolse ancora una volta al re, e gli disse:

“Sire, poiché Vostra Maestà non vuole assolutamente revocare la mia sentenza di morte, la supplico almeno di accordarmi la libertà di andare fino a casa mia a dare gli ordine per la mia sepoltura, a dire addio per l’ultima volta alla mia famiglia, a fare delle elemosine e a lasciare i miei libri in eredità a persone capaci di farne un buon uso. Ne ho uno, tra gli altri, che voglio regalare a Vostra Maestà: è un libro preziosissimo, degnissimo di essere accuratamente conservato nel vostro tesoro.

  • E perché questo libro è tanto prezioso come dici? – chiese il re.
  • Sire, – replicò il medico, – perché contiene un’infinità di cose curiose, e secondo la più importante di esse, quando mi avranno tagliato la testa, se Vostra Maestà vorrà prendersi la pena di aprire il libro al sesto foglio e leggere la terza riga della pagina di sinistra, la mia testa risponderà a tutte le domande che vorrete rivolgerle.” Continua domani.

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