La favola del giorno

da Le Mille e una Notte – I racconti di Sherazad

Storia del visir punito – 3

Il re, curioso di vedere una cosa tanto straordinaria, rinviò l’esecuzione al giorno dopo, e lo mandò a casa sotto buona scorta.

In quello spazio di tempo, il medico mise in ordine i suoi affari e, essendosi sparsa la voce che, dopo iil suo trapasso sarebbe avvenuto un prodigio inaudito, i visir, gli emiri, gli ufficiali della guardia, insomma tutta la corte, si recarono il giorno dopo nella sala delle udienze per esserne testimoni.

Ben presto si vide apparire il medico Duban che avanzò fino ai piedi del trono reale con un grosso libro tra le mani. Si fece portare un bacile sul quale stese la copertura che avvolgeva il libro; poi presentando il libro al re, gli disse:

“Sire, prendete per piacere questo libro e, appena la mia testa sarà stata tagliata, ordinate di metterla in questo bacile, sulla copertura del libro. Appena fatto questo, il sangue cesserà di colare: allora aprirete il libro e la mia testa risponderà a tutte le vostre domande. Ma, Sire, – soggiunse, – permettetemi d’implorare ancora una volta la clemenza di Vostra Maestà. In nome di Dio, lasciatevi convincere; protesto la mia innocenza.

  • Le tue preghiere, – rispose il re, – sono inutili; e fosse soltanto per udir parlare la tua testa dopo la tua morte, voglio che tu muoia.”

Ciò detto, prese il libro dalle mani del medico e ordinò al boia di fare il suo dovere.

La testa fu tagliata così abilmente che cadde nel bacile; appena posatasi sulla copertura, il sangue si arrestò. Allora con gran stupore del re e di tutti i presenti, essa aprì gli occhi e, prendendo la parola disse:

“Sire, Vostra Maestà apra il libro. – Il re l’aprì e, vedendo che il primo foglio era come incollato al secondo, per girarlo più facilmente portò il dito alla bocca e lo inumidì di saliva. Fece la stessa cosa fino al sesto foglio e, non vedendo nessuno scritto alla pagina indicata, disse alla testa:

  • Medico, non c’è scritto niente.
  • Girate ancora qualche foglio”, rispose la testa.

Il re continuò a girare i fogli, portando sempre il dito alla bocca finché il veleno, di cui era imbevuta ogni pagina, cominciò a fare il suo effetto e il principe si sentì a un tratto agitato da un’eccitazione straordinaria; la vista gli si annebbiò, e si lasciò cadere ai piedi del trono in preda a grandi convulsioni.

Quando il medico Duban, o per meglio dire la sua testa, vide che il veleno aveva fatto il suo effetto e che il re aveva soltanto pochi momenti di vita, esclamò:

“Tiranno, ecco come vengono trattati i principi che, abusando della loro autorità, fanno perire gli innocenti. Dio punisce prima o poi le loro ingiustizie e le loro crudeltà.” Appena la testa ebbe pronunciato queste parole, il re cadde morto e anch’essa perse quel poco di vita che le restava.

Sire, proseguì Sherazad, rivolgendosi sempre a Shahriar, appena il pescatore ebbe terminato la storia del re greco e del medico Duban, la sperimentò sul genio, che teneva sempre rinchiuso nel vaso.

“Se il re greco, – gli disse, – avesse voluto lasciar vivere il medico, Dio avrebbe lasciato vivere anche lui. Ma egli respinse le sue più umili preghiere, e perciò Dio lo punì. Con te è la stessa cosa, o genio! Se fossi riuscito a piegarti e ad ottenere da te la grazia che ti chiedevo, ora avrei pietà del tuo stato. Ma poiché, nonostante tu dovessi essermi sommamente grato per averti messo in libertà, hai persistito nella volontà di uccidermi, ora debbo, a mia volta, essere senza pietà. Lasciandoti in questo vaso e rigettandoti in mare, ti toglierò l’uso della vita sino alla fine dei tempi: questa è la vendetta che voglio prendermi su di te.

  • Pescatore, amico mio, – rispose il genio, – ti scongiuro ancora una volta di non compiere un’azione tanto crudele. Pensa che non è onesto vendicarsi e che, invece, è lodevole rendere il bene per il male; non trattarmi come Imma trattò in altri tempi Ateca. Continua domani.

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