La favola del giorno

da Le Mille e una Notte – I racconti di Sherazad

Storia del visir punito – 4

  • E che cosa fece Imma ad Ateca? – chiese il pescatore.
  • Oh! se vuoi saperlo, – riprese il genio, – apri questo vaso. Credi che io sia in animo di fare dei racconti in una prigione così stretta? Quando mi avrai tirato fuori di qui, te ne racconterò quanti vorrai.
  • No, – disse il pescatore, – non ti libererò; basta con le chiacchiere, ora ti precipiterò in fondo al mare.
  • Ancora una parola, pescatore, – esclamò il genio, – ti prometto di non farti alcun male: ben lungi da ciò, t’insegnerò un mezzo per diventare potentemente ricco.”

La speranza di liberarsi dalla povertà disarmò il pescatore.

“Potrei darti ascolto, – disse, – se fosse possibile fidarsi della tua parola; giurami sul gran nome di Dio, che farai in buona fede quanto dici, ed io aprirò il vaso.

Non credo che tu sia tanto ardito da violare un simile giuramento.”

Il genio giurò e il pescatore aprì subito il coperchio del vaso. Sull’istante stesso uscì del fumo, e il genio, dopo avere ripreso la sua forma nella stessa maniera di prima, innanzi tutto gettò il vaso in mare con un calcio. Questo gesto atterrì il pescatore.

“Genio, – disse, – che cosa significa questo? Non volete mantenere il giuramento che avete appena  fatto, e debbo dirvi quel che il medico Duban disse al re greco: “Lasciatemi vivere e Dio prolungherà i vostri giorni”? – La paura del pescatore fece ridere il genio, che gli rispose:

  • No, pescatore, rassicurati; ho gettato il vaso soltanto per divertirmi a vedere se ti saresti turbato e, per convincerti che voglio mantenere la parola che ti ho dato, prendi le tue reti e seguimi.”

Pronunciate queste parole, s’incamminò davanti al pescatore che, carico delle sue reti, lo seguiva con una certa diffidenza. Passarono davanti alla città e salirono in cima a una montagna, e da qui discesero in una vasta pianura attraverso la quale giunsero a uno stagno situato fra quattro colline.

Arrivati sull’orlo dello stagno, il genio disse al pescatore:

“Getta le reti, e prendi del pesce.”

Il pescatore era sicuro di prenderne perché vide che lo stagno ne conteneva una gran quantità. Ma fu sommamente stupito notando che ce n’erano di quattro diversi colori: cioè bianchi, rossi, azzurri e gialli. Gettò le reti e ne pescò quattro, uno per ogni colore. Non avendone mai visti di simili, non si stancava di ammirarli e, giudicando che poteva ricavarne una somma piuttosto considerevole, se ne rallegrava molto.

“Prendi questi pesci, – gli disse il genio, – e vai a portarli al tuo sultano; egli ti darà più denaro di quanto tu non ne abbia mai maneggiato in tutta la tua vita. Potrai venire ogni giorno a pescare in questo stagno; ma ti avverto di gettare le tue reti una sola volta al giorno, altrimenti ti capiterà del male; stai attento. Questo è il mio consiglio: se lo seguirai esattamente, te ne troverai bene.” Ciò detto, batté il piede sulla terra, che si aprì e si richiuse dopo averlo inghiottito.

Il pescatore, risoluto a seguire punto per punto i consiglio del genio, si guardò bene dal gettare una seconda volta le sue reti. Riprese la strada della città, contentissimo, della sua pesca, e facendo mille riflessioni sulla sua avventura. Andò direttamente al palazzo del sultano per presentargli i suoi pesci.

Lasciò immaginare a Vostra Maestà quale fu lo stupore del sultano quando vide i quattro pesci che il pescatore gli presentò. Li prese l’uno dopo l’altro per osservarli con attenzione e, dopo averli ammirati a lungo, disse al suo primo visir:

“Prendete questi pesci e portateli all’abile cuoca mandatami dall’imperatore dei Greci; immagino che siano altrettanto buoni quanto sono belli.”

Il visir li portò personalmente alla cuoca e, mettendoglieli tra le mani, le disse:

“Questi sono quattro pesci che or ora hanno portato al sultano; egli vi ordina di prepararglieli.”

Dopo aver adempiuto questa commissione, ritornò dal sultano suo padrone il quale lo incaricò di dare al pescatore quattrocento delle sue monete d’oro: ed egli eseguì fedelmente quest’ordine. Il pescatore che non aveva mai posseduto in una volta sola una somma così grande, a stento concepiva la sua felicità e la considerava un sogno. Ma successivamente seppe che era realtà per il buon uso che ne fece, impiegandola per i bisogni della famiglia.

Ma, Sire, proseguì Sherazad, dopo avervi parlato del pescatore, debbo anche parlarvi della cuoca del sultano, che troveremo in un grande imbarazzo. Appena ebbe pulito i pesci che il visir le aveva portato, li mise sul fuoco in una casseruola con l’olio per friggerli. Quando li giudicò abbastanza cotti da un lato, li girò dall’altro. Ma, o prodigio inaudito! appena li ebbe girati, il muro della cucina si socchiuse. Ne uscì una giovane dama di mirabile bellezza e di bella presenza; indossava un abito di raso a fiori, alla moda egiziana, con degli orecchini, una collana di grosse perle, braccialetti d’oro ornati di rubini, e aveva in mano una bacchetta di mirto. Si avvicinò alla casseruola, con grande stupore della cuoca che a questa visione restò immobile; e, colpendo uno dei pesci con la punta della sua bacchetta, gli disse: Continua domani.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.