La favola del giorno

da Le Mille e una Notte – I racconti di Sherazad

Storia del visir punito – 5

“Pesce, pesce, stai facendo il tuo dovere? – Poiché il pesce non aveva risposto nulla, ella ripeté le stesse parole, e allora i quattro pesci alzarono tutti insieme la testa, e le dissero molto distintamente:

  • Sì, sì; se voi contate, noi contiamo; se pagate i vostri debiti, noi paghiamo i nostri; se fuggite, noi vinciamo e siamo contenti.”

Appena ebbero pronunciato queste parole, la giovane dama capovolse la padella e rientrò nella breccia del muro che subito si richiuse e tornò nello stesso stato in cui era prima.

La cuoca, che si era spaventata per tutte queste meraviglie, tornò in sé e andò a raccogliere i pesci che erano caduti sulla brace; ma li trovò più neri del carbone e in condizioni tali da non poterli servire al sultano. Ne provò un vivo dolore e, mettendosi a piangere con tutte le sue forze, diceva:

“Ahimè! che cosa sarà di me? Quando racconterò al sultano quel che ho visto, son sicura che non mi crederà e si arrabbierà con me.”

Mentre si affliggeva così, entrò il gran visir e le chiese se i pesci erano pronti. Ella gli raccontò tutto quanto era successo e, come si può immaginare, il visir se ne stupì molto. Ma, senza parlarne al sultano, inventò una scusa che lo sodisfece. Poi, mandò immediatamente a chiamare il pescatore e, quando giunse, gli disse:

“Pescatore, portami altri quattro pesci simili a quelli che hai già portato, perché è sopravvenuto un’incidente che ci ha impedito di servirli al sultano.”

Il pescatore non gli disse quel che il genio gli aveva raccomandato; ma, per dispensarsi dal fornire quel giorno i pesci, si scusò col pretesto della lunghezza della strada e promise di portarli la mattina dopo.

Il pescatore, infatti, partì durante la notte e si recò allo stagno. Vi gettò le reti e, quando le tirò, vi trovò quattro pesci identici agli altri, ciascuno di un colore differente. Se ne tornò subito indietro e li portò al gran visir per l’ora che gli aveva promesso. Il ministro li prese, e ancora una volta li portò personalmente in cucina. Vi si rinchiuse solo con la cuoca che cominciò a condirli in sua presenza, e li mise sul fuoco come aveva fatto il giorno prima. Quando furono cotti da una parte e li ebbe girati dall’altra, il muro della cucina si dischiuse ancora una volta e apparve la stessa dama con la sua bacchetta in mano; si avvicinò alla casseruola, colpì uno dei pesci, rivolgendogli le stesse parole, ed essi, alzando la testa, diedero tutti la stessa risposta.

Allora la dama capovolse di nuovo la casseruola con un colpo di bacchetta e si ritirò attraverso lo stesso punto del muro da dove era uscita. Il gran visir che era stato testimone dell’accaduto, disse:

“E’ una cosa troppo stupefacente e troppo straordinaria da farne mistero col sultano; vado subito ad informarlo di questo prodigio.”

Infatti andò da lui e gliene fece un fedele rapporto.

Il sultano, molto stupito, mostrò una gran premura di vedere questa meraviglia. A questo scopo, mandò a chiamare il pescatore e gli disse:

“Amico mio, non potresti portare ancora altri quattro pesci di diverso colore?” Il pescatore rispose al sultano che, se Sua Maestà voleva accordargli tre giorni di tempo per fare quanto desiderava, egli prometteva di accontentarlo.

Ottenutili, si recò per la terza volta allo stagno e non fu meno fortunato delle due precedenti; infatti, appena gettata la rete, pescò quattro pesci di diverso colore. Subito li portò al sultano, il quale provò una gioia tanto maggiore in quanto non si aspettava di averli così presto, e gli fece dare ancora quattrocento monete.

Appena il sultano ebbe avuto i pesci, li fece portare nel suo gabinetto con tutto il necessario per cuocerli. Poi, dopo esservisi rinchiuso col suo gran visir, il ministro li condì, li mise in una casseruola sul fuoco e, quando furono cotti da una parte, li rigirò dall’altra. Allora il muro del gabinetto si dischiuse; ma, invece della giovane dama, ne uscì un negro. Questo negro indossava un vestito da schiavo, era di grossezza e di altezza gigantesche, e teneva un grosso bastone verde in mano. Avanzò fino alla casseruola e, toccando col bastone uno dei pesci, disse con voce terribile: “Pesce, pesce, stai facendo il tuo dovere? – A queste parole, i pesci alzarono la testa e risposero:

  • Sì, sì, lo stiamo facendo; se contate, noi contiamo; se pagate i vostri debiti, noi paghiamo i nostri; se fuggite, noi vinciamo e siamo contenti.”

Appena i pesci ebbero pronunciato queste parole, il negro capovolse la casseruola in mezzo al gabinetto e ridusse i pesci a carbone. Fatto ciò, si ritirò fieramente e rientrò nella breccia del muro che si richiuse e tornò nello stato di prima.

“Dopo quanto ho visto, – disse il sultano al suo gran visir, – non mi sarà possibile avere l’animo tranquillo. Questi pesci significano certamente qualche cosa di straordinario che voglio chiarire.”

Continua domani.

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