Comportamento: Dita nel naso perché lo fanno tutti.

Il 96,5 % delle persone si mette le dita nel naso. In bagno, ma pure in ufficio e al semaforo. Perché.

Sei mai stato sorpreso? Le dita nel naso sono un classico comportamento del personaggio del film di Mr. Bean. Secondo un sondaggio il 35% delle persone è stato sorpreso da un familiare, il 28% da un amico, il 15% da un collega. Il 15% dal partner e il 5% dal capo. La maggioranza 38% ha fatto finta di grattarsi il naso.

E’ molto probabile, almeno statisticamente, che nel corso delle ultime sei ore vi siete messi le dita nel naso, almeno una volta. Giusto?

Va be’ non sentitevi troppo in colpa: uno studio scientifico ha dimostrato che solo il 3,5% della popolazione è esente da questa pratica. Gli altri, cioè il 96,5% delle persone, vi si dedica in maniera tutt’altro che saltuaria.

Lo studio ha infatti dimostrato che la frequenza media di questa pratica, quella che quindi si potrebbe definire di normale igiene, è di circa 4 volte al giorno. Ma ci sono alcuni eccessi: il 7,6% della popolazione supera i 20 “interventi” al giorno, tanto da meritare la definizione di “malati” di una nuova mania psichiatrica, la rinotillexomania.

In effetti la parola rinotillexomania è errata. E’ composta da quattro vocaboli greci: “rino”, cioè naso, “tillestei” prendere, “exis” fuori, e “mania” ossessione. Ma tiillestei significa prendere fuori, e quindi exo è di troppo. La “malattia” si dovrebbe chiamare rinotillomania, ma ormai è troppo tardi.

Da dove vengono le “caccole”? dal muco generato nei seni frontali e mascellari, che sono spazi vuoti situati dietro la fronte e gli zigomi, rivestiti di cellule a forma di calice che producono, appunto, muco. La produzione è continua e funziona come una specie di scala mobile in cui il muco è spinto avanti dalle ciglia di cui sono dotate le cellule che rivestono l’interno del naso. Il muco avanza alla velocità di 3-12mm al minuto e il suo flusso riveste e lubrifica tutte le superfici. Ognuno di noi inspira mediamente 9 mila litri d’aria al giorno, e con l’aria milioni di corpi estranei: irritanti, allergeni, microbi, polveri. Questi, filtrati dai peli che ci sono nel naso, le vibrisse, vengono intrappolati dal muco vischioso che ricopre i 160 cm quadrati di tessuto ricco di vasi che riveste i turbinati, strutture interne del naso.

Inglobati dal muco questi corpi estranei vengono spinti dalle cellule cigliate verso la gola, dove il muco viene inghiottito con quello che contiene e distrutto dagli acidi dello stomaco. Contemporaneamente, sempre nei turbinati, il muco cede all’aria inspirata il 95% del suo peso, cioè l’acqua, umidificandola. Insomma, la fine naturale del muco è in gola e poi nello stomaco. Se il muco perde la sua quota di acqua prima di completare il suo viaggio resta nel naso, si secca e aderisce alle narici. Quanto? In base ai parametri scientifici è stato calcolato che ognuno di noi produce più di un bicchierino di “caccole” al mese.

Secondo i medici, però, non è indispensabile toglierle. Tantomeno con le dita. Allora, perché lo si fa? Secondo le risposte degli intervistati perché le croste di muco nel naso ostruiscono la respirazione, causano prurito, sono esteticamente brutte…

Uno studio ha anche indagato sull’ “uso finale” delle cosiddette “caccole” (ma esistono altri termini dialettali o colloquiali per definirle, per esempio “capperi”); il 90,3% finisce nel fazzoletto; il 28,6% viene lanciato o fatto cadere sul pavimento, ma il 7,6% è trasferito su un mobile e addirittura 8% viene mangiato (erano possibili più risposte, per questo le percentuali sembrano sballate). E inoltre, secondo gli estimatori, intervistati, le caccole sarebbero “saporite, leggermente salate”. Forse proprio per il loro contenuto di potassio e sodio. Ma anche di calcio, cloro e acido carbonico, proteine, carboidrati e lipidi.

Se proprio il naso vi prude, è comunque molto meglio ricorrere alle gocce di soluzione salina, acquistabili in farmacia, che hanno il compito di riammorbidire il muco.

Pratica non educata

Perché va ricordato che Monsignor della Casa nel suo Galateo criticava addirittura chi “soffiandosi il naso rimane poi a osservarne il contenuto come accade quando si valutano pietruzze preziose o gioielli…”.Insomma meglio non esagerare. O si rischia di fare la fine di quella signora di 53 anni che, mettendosi le dita nel naso un po’ troppo insistentemente, finì col perforarsi l’osso etmoide, quello che separa naso e cervello.

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