La favola del giorno

da Le Mille e una Notte – I racconti di Sherazad

Storia del visir punito – 7

Il castello era circondato da tre lati da un giardino che le aiuole, gli specchi d’acqua, i boschetti e mille altri ornamenti contribuivano ad abbellire. Ma, ciò che finiva di rendere mirabile quel luogo, era costituito da un’infinità di uccelli che riempivano l’aria dei loro canti armoniosi, e avevano stabilito la loro dimora nel giardino: infatti, delle reti tese sopra gli alberi e il palazzo impedivano loro di uscirne.

Il sultano passeggiò a lungo di stanza in stanza, e tutto gli apparve grande e magnifico. Quando fu stanco di camminare, si sedette in un gabinetto che dava sul giardino; e là, con la mente piena di tutto quanto aveva già visto e di tutto quanto voleva ancora vedere, stava riflettendo su tutti quei differenti oggetti quando, ad un tratto, una voce lamentevole, accompagnata da grida disperate, venne a colpire il suo orecchio. Egli ascoltò con attenzione, e udì distintamente queste tristi parole:

“O fortuna, che non sei riuscita a farmi godere a lungo di una notte felice e mi hai reso il più sfortunato degli uomini, cessa di perseguitarmi e vieni a porre fine ai miei dolori con una pronta morte! Ahimè! E’ possibile ch’io sia ancora in vita dopo tutti i tormenti sofferti?”

Il sultano, commosso da quei pietosi lamenti, si alzò e si diresse verso il punto da cui venivano. Giunto sulla porta di un salone, aprì la tenda e vide un giovane di bell’aspetto e vestito molto riccamente, che in quel momento sedeva sopra un trono un poco elevato da terra. La tristezza era dipinta sul suo viso. Il sultano gli si avvicinò e lo salutò. Il giovane rispose al suo saluto inclinando profondamente la testa e, poiché non si alzava, disse al sultano:

“Signore, giudico bene che voi meritate ch’io mi alzi per ricevervi e rendervi tutti gli onori possibili; ma vi si oppone una ragione così importante che non dovete prendervela con me.

  • Signore, – gli rispose il sultano, – vi sono molto obbligato per la buona opinione che avete di me. Quanto alla ragione che vi impedisce di alzarvi, qualunque possa essere, l’accetto di buon cuore. Attratto dai vostri lamenti, colpito dalle vostre pene, vengo ad offrirvi il mio aiuto. Piaccia a Dio che dipenda da me portare conforto ai vostri mali; mi adopererei con tutto il mio potere. Spero che vogliate raccontarmi la storia delle vostre pene; ma, di grazia, ditemi prima che cosa significa lo stagno situato nelle vicinanze che contiene pesci di quattro diversi colori; che cos’è questo castello, perché vi ci trovate, e come mai siete solo? – Invece di rispondere a queste domande, il giovane si mise a piangere amaramente.
  • Com’è incostante la fortuna! – esclamò. – Essa si compiace di portare in basso gli uomini che ha innalzato. Dove sono coloro che godono tranquillamente di una felicità derivata da essa, e i cui giorni sono sempre puri e sereni?”

Il sultano, mosso a compassione vedendolo in questo stato, lo pregò molto insistentemente di dirgli la ragione di un così grande dolore.

“Ahimè! signore, – gli rispose il giovane, – come potrei non essere afflitto, e come sarebbe possibile che i miei occhi non siano inesauribili fonti di lacrime?” Dette queste parole, si tolse l’abito e mostrò al sultano il suo corpo: era uomo soltanto dalla testa alla cintura, l’altra metà del suo corpo era di marmo nero.

Potete bene immaginare, riprese Sherazad, lo stupore del sultano alla vista del deplorevole stato in cui era quel giovane.

“Quel che mi mostrate, – gli disse, – provocando il mio orrore, eccita la mia curiosità. Brucio dal desiderio di conoscere la vostra storia, che dev’essere certamente stranissima, e son convinto che lo stagno e i pesci c’entrano in qualche modo. Perciò vi scongiuro di raccontarmela; voi troverete una certa consolazione perché è indubbio che gli infelici trovano una specie di conforto nel raccontare le loro sventure.

  • Non voglio negarvi questa soddisfazione, – riprese il giovane, – sebbene non possa darvela senza rinnovare i miei vivi dolori; ma vi avverto anticipatamente di preparare le vostre orecchie, il vostro animo ed anche i vostri occhi a cose che superano tutto ciò che l’immaginazione può concepire di più straordinario.”

Fine per il momento delle Mille e una notte – I racconti di Sherazad – al prossimo giro di favole per poter ascoltare la storia del giovane re delle isole nere.

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