Città e Paesi della Campania

Agerola – 2

La Parrocchiale di San Pietro a Pianillo – Il campanile

Il Castello Lauritano e le chiese delle frazioni.

La maggiore attrattiva paesaggistica di Agerola è costituita dalla caratteristica posizione delle sue frazioni, disposte, come si è detto, a ferro di cavallo.

In particolare, nella località San Lazzaro, si aprono due belvedere sul mare. Il primo, si trova al termine di un sentiero che si percorre tra castagni e alberi d’alto fusto, davanti al rudere del Castello Lauritano, una delle costruzioni più antiche, volute nell’XI secolo dalla Repubblica amalfitana per un più facile avvistamento dei Saraceni. E’ su tre livelli e a pianta rettangolare, ma ne è rimasto ben poco: il fronte si apre con tre archi, mentre ai piani superiori si hanno tracce di volte preesistenti. Il castello, che si affaccia a strapiombo sul mare, sovrasta in linea retta la sottostante Amalfi. L’altro belvedere è a Punta San Lazzaro: da qui lo sguardo abbraccia un’ampia porzione della costa fino ad avvistare il profilo dell’isola di Capri.

La Parrocchiale di San Pietro a Pianillo – La navata centrale

Fra gli edifici religiosi è da ricordare la Parrocchiale dell’Annunziata a San Lazzaro, in stile barocco. L’interno è suddiviso in tre navate, di cui quella centrale è a botte ribassata. All’esterno, il campanile, squadrato in muratura, è su quattro livelli di cui l’ultimo, poligonale, è coperto da una cupola con lanternino. La vicina Cappella dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento, che risale al XVIII secolo, presenta un’unica navata e un’abside semicircolare. Nella stessa piazza, in stile neoclassico, si trovano i resti del Castello Avitabile, fatto costruire a metà Ottocento dal generale Paolo, viceré delle Indie. Allo stesso periodo risale l’albergo Risorgimento, in via Antonio Coppola.

Una veduta interna della Parrocchiale di San Martino a Campora.

In località Campora, su un largo piazzale, si affaccia la chiesa seicentesca di Maria Santissima delle Grazie divenuta nel 1942 Parrocchiale di San Martino. L’altare custodisce le reliquie dell’apostolo Andrea e dei Santi Cosma e Damiano. La costruzione è, all’interno, a navata unica, ripartita da pilastri e archi a tutto sesto. Il transetto, diviso in tre navate, presenta in quella centrale una cupola di copertura. All’esterno, il campanile è squadrato, terminante a cuspide.

A Bomerano si trova la piccola Chiesa di San Lorenzo, che risale al XVI secolo. L’interno è a unica navata con volta a botte, mentre l’abside ha una pianta rettangolare. Un altro importante edificio sacro, sempre a Bomerano, è la Parrocchiale di San Matteo Apostolo, recentemente restaurata. Risale al 1580, come risulta anche dal fonte battesimale, ed è stata ricostruita su una chiesa preesistente. Dopo vari rifacimenti, l’attuale facciata del 1930 è in stile neoromanico. L’interno è a tre navate con absidi alle estremità. Il soffitto della chiesa, già oggetto di restauro, risale al 1717 e ricorda, sia nell’impianto che nella decorazione, quella della Cattedrale di Amalfi. Di Paolo de Majo di Marcianise, seguace di Francesco Solimena, è la tela al centro con il Martirio di San Matteo. La tavola con la Madonna del Rosario del 1682 è opera di Michele Regalia.

La facciata della Chiesa di San Lorenzo.

A Pianillo, sulla vecchia strada statale, si trova la Parrocchiale di San Pietro, di cui si ignora la data di fondazione, anche se una sua campana reca incisa la data del 1363. La facciata è barocca, con un grosso timpano triangolare sopra il portale. Il campanile è a cinque ordini e termina con una cupola di maioliche. L’interno è a tre navate, con volta a crociera nelle navatelle. Lungo la strada per Pimonte, si scorge il campanile della bella Parrocchiale di Santa Maria La Manna, posta in località Santa Maria: l’edificio risale al XV secolo, e al suo interno è custodita una statuetta che la leggenda vuole sia stata trasportata dal Levante.

Un dipinto all’interno di San Matteo Apostolo a Bomerano.

La vita economica tra passato e presente.

La voce portante dell’economia agerolese è il turismo: l’aria salubre e la vicinanza al mare sono gli elementi essenziali per questa attività.

La selezione della razza bovina detta “mucca agerolese” ha favorito la produzione di latte in abbondanza, gustoso e denso, ed ha reso possibile lo sviluppo di un’industria casearia fiorente e rinomata in tutta la penisola italiana. I boschi intorno sono ricchi di castagni e funghi.

Nei primi secoli di vita, in età romana, Agerola era un grosso centro di produzione di laterizi e di ceramica per stoviglie. Gli agerolesi infatti furono i primi ceramisti della costiera.

Durante lo splendore della Repubblica amalfitana molti alberi secolari vennero abbattuti per costruire grandi e piccole imbarcazioni. Nel medioevo si coltivava anche una rosa bianca, la “rosaria” per ricavarne essenze ricercate, un’industria fiorente fino al seicento.

Agerola era ricca e famosa per la coltivazione del baco da seta appresa dagli amalfitani in Oriente prima del Mille. Una colonia di ebrei, poi, ne promosse la lavorazione. Questa produzione si concluse definitivamente con l’Unità d’Italia. Contemporaneamente fu dato avvio alla lavorazione del cotone e della lana, e ben presto Agerola divenne un importante centro tessile.

Tipici del territorio erano anche i mulini ad acqua, che permisero la creazione di cartiere, come quella di Ponte del 1700 e di Amalfi. Durante la dominazione borbonica l’economia era prospera, ma dopo il 1860, con il crollo delle barriere doganali, le attività legate alla tessitura non ressero alla concorrenza del Nord e fallirono.

Dal 1950, dopo un secolo di relativa povertà, si è avuta una notevole ripresa economica dovuta non solo al turismo, ma anche alla presenza di tanti piccoli laboratori artigianali in cui vengono confezionati, con tessuti di garza di cotone, capi di vestiario meglio conosciuti con il nome di “abiti di Positano”.

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