L’orto semine, tecniche e cure colturali

Composite

Famiglia fondamentale per il nostro orto. Vanta rappresentanti illustri come: cicorie, radicchi, lattughe, cardi, carciofi. Spesso sono piante a rapida crescita, ottime per insalate verdi.

Carciofo (Cynara scolymus)

Varietà: tra le più note ricordiamo il Violetto di Chioggia, il Carciofo di Jesi, il Romanesco, lo Spinoso di Liguria, il Carciofo di Empoli, il Bianco tarantino e il Verde spinoso di Palermo.

Clima e terreno: il clima ideale è quello mite e asciutto, benché possa adattarsi anche a climi relativamente freddi. Assai sensibile agli sbalzi di temperatura e alle brinate. Preferisce i terreni di medio impasto, argillosi, dotati di silice o calcare con pH leggermente acido. La pianta è particolarmente insofferente ai ristagni d’acqua che possono causare marciumi.

Avvicendamento: premesso che il carciofo può anche essere vantaggiosamente mantenuto sullo stesso terreno per 3-4 anni, esso deve ritenersi una coltura da rinnovo. La coltura a ciclo annuale può precedere o seguire qualsiasi ortaggio.

Consociazione: buona quella con lattuga, piselli, endivia, ravanelli, porri, cipolla, fagiolini nani.

Semina: è piuttosto complessa. Possono essere utilizzati allo scopo i frutti – impropriamente detti semi – i polloni o carducci, i quali sono dei germogli che crescono alla base della pianta, oppure gli ovoli, ovvero porzioni di rizoma provvisti di gemme che daranno origine a polloni.

Nel primo caso la semina può avvenire in semenzaio o vasetti al coperto a fine inverno o in semenzaio non protetto a primavera affermata, oppure direttamente a dimora nell’orto in maggio.

Nei vasetti vanno posti 3-4 semi. Al loro germogliamento si manterrà una sola piantina, la più robusta. In semenzaio il seme viene distribuito a spaglio o a file. La profondità di semina sarà di 1,5 cm. La distanza nella semina diretta e nei trapianti s’aggira attorno ai 90 cm sulla fila e 100-110 cm tra le file.

Nel caso utilizzassimo carducci o polloni provvederemo a separarli dalla pianta madre solo qualche giorno prima dell’impianto. A tal fine si metterà a nudo il rizoma di piante con qualche anno di età e si sceglieranno i carducci migliori allorché emettono la quarta foglia, separandoli con una piccola porzione del genitore.

Gli ovoli, infine, si staccano dalla pianta madre in estate. Si fanno germogliare tenendoli ammassati ed inumiditi per un paio di giorni e quindi si piantano nell’orto.

Per quanto concerne l’epoca di semina i carducci si mettono a dimora all’inizio della primavera o all’inizio dell’autunno, mentre gli ovoli in estate in solchi o buche profonde una ventina di centimetri.

Concimazioni e cure colturali: pianta esigente di fertilizzazioni il carciofo viene concimato distribuendo letame o composto maturo nelle dosi indicative di 6 quintali per 100 metri quadri, interrandoli con una vangatura qualche mese prima di principiare la coltura ad una profondità di 30-40 cm. Parte della sostanza organica può essere disposta nei solchi dove si piantano carducci e ovoli mescolandola con del terriccio. Importanti sono pure le concimazioni fosfo-potassiche che spargeremo poco prima dell’impianto della carciofaia utilizzando concimi di questo tipo.

Le cure colturali consistono in irrigazioni da distribuire regolarmente lungo tutto il ciclo colturale e, in particolar modo d’estate e immediatamente dopo l’impianto; scerbature e zappettature per combattere le malerbe ed arieggiare il terreno; sostituzione delle piantine morte; spollonatura dei germogli nati in prossimità del colletto; rincalzatura da effettuarsi in autunno prima dei freddi; soppressione delle foglie danneggiate o malate; apporto di composto o letame maturo all’inizio dell’inverno.

Raccolta: a scalare, man mano che i capolini fiorali pervengono alla pezzatura mercantile. Questi si asportano unitamente ad una ventina di centimetri di gambo fogliato. La carciofaia produce pure carducci, gobbi, fondi o girelli che vengono diversamente raccolti ed utilizzati.

Avversità: tra i parassiti animali oltre a lumache, limacce, topi, ricordiamo gli afidi, il maggiolino, il grillotalpa, la nottua del carciofo, le cui larve attraverso gallerie scavate dentro le nervature delle foglie, giungono all’interno del fusto e da qui pervengono alla base dei capolini fiorali.

Oltre alla distruzione delle piante infestate, la lotta prevede trattamenti a base di piretro e rotenone.

La vanessa del carciofo è una piccola farfalla le cui larve rosicchiano all’inizio la pagina inferiore della foglia e successivamente tutto il lembo fogliare, escluse le nervature.

Altri attacchi sono portati da larve di lepidotteri, le quali s’accaniscono contro brattee e foglie. Tra le malattie crittogamiche, oltre alla peronospora delle composite, il disseccamento fogliare e il marciume radicale del colletto o sclerotinia, citiamo il mal bianco del cardo e carciofo. Questa malattia, alquanto diffusa, si manifesta sulle foglie sotto forma di aree ingiallite di diversa estensione, in corrispondenza delle quali appare una muffetta farinosa biancastra. Successivamente le parti interessate disseccano e si lacerano. Sovente il lembo fogliare si ripiega verso l’alto.

Annotazioni: allorché si procede alla raccolta dei carciofi, oltre tener conto della pezzatura del capolino, non bisogna attendere che i capolini assumano una colorazione rossastra e le brattee inizino ad aprirsi, in quanto risulterebbero troppo coriacei.

3 risposte a "L’orto semine, tecniche e cure colturali"

    1. Buon giorno Alessia grazie tante per i complimenti che naturalmente incasso e porto a casa anche perché lo scopo è proprio quello di riuscire a creare interesse negli altri altrimenti sarebbe un tempo, quello che si dedica a questo hobby, perso e inutile. il carciofo è un vegetale che ha tante proprietà benefiche tra cui quello contro lo stress ed il logorio della vita moderna come diceva una pubblicità di tanti anni fa di Ernesto Calindri. Se sei in ferie ti auguro di godertele tutte fino all’ultimo istante. ciao e buona giornata.

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