La favola del giorno

Jack e i giganti

Come il figlio di re Artù, andando in cerca di fortuna, incontrò Jack…

L’unico figlio di re Artù pregò il padre di concedergli una certa somma di denaro, perché voleva andare in cerca di fortuna nel principato del Galles, dove viveva una bellissima dama, posseduta, così si diceva, da sette spiriti maligni. Il re padre cercò in ogni modo di dissuaderlo, ma lui si dimostrò irremovibile, e alla fine il re gli concedette quanto aveva chiesto, e cioè un cavallo carico di denaro e un altro da cavalcare; e il figlio del re partì solo.

Dopo parecchi giorni di viaggio, giunse in una cittadina del Galles dove si teneva mercato, e notò un grande assembramento di persone; il figlio del re chiese il motivo di quella folla e gli fu risposto che avevano arrestato un cadavere perché quando era morto quell’uomo era debitore di forti somme di denaro. Il figlio del re rispose: – E’ un peccato che i creditori siano gente tanto crudele. Seppellite quel morto, e dite ai creditori che vengano da me e tutti i debiti del morto saranno saldati -.

Quelli si precipitarono e in così gran numero che prima di notte il principe era rimasto quasi senza un soldo.

Ora, Jack Ammazzagiganti passava di lì, e vedendo come era generoso il figlio del re, fu preso da grande simpatia per lui, e decise di diventare il suo servitore; la cosa fu combinata e il mattino seguente i due si rimisero in viaggio. Stavano proprio lasciando la cittadina quando il figlio del re sentì una vecchia che lo chiamava: – Son cinque anni che mi doveva due pence, la prego, signore, paghi anche me come tutti gli altri! – Lui si mise una mano in tasca e diede una moneta alla vecchia, e siccome era tutto ciò che gli era rimasto, il figlio del re si rivolse a Jack: – non so proprio come farò a proseguire il mio viaggio. – Se è per questo, – rispose Jack – non ci pensi, non si preoccupi. Lasci fare a me, e vedrà che non ci mancherà niente.

Jack aveva in tasca una monetina, che servì giusto a procurar loro qualche vettovaglia per il pranzo, dopodiché, fra tutti e due non avevano neanche un penny: trascorsero il pomeriggio viaggiando e intrattenendosi in piacevole conversazione, finché il sole cominciò a calare, e allora il figlio del re disse: – Jack, dato che non abbiamo soldi, dove pensi che trascorreremo la notte? – Jack rispose: – Signore, ci andrà proprio bene, perché ho uno zio che vive a poche miglia da qui; è un gigante enorme e mostruoso, ha tre teste, e può combattere da solo contro cinquecento uomini in arme, e metterli in fuga. – Ahimè, – disse il figlio del re, – cosa possiamo fare? Certamente ci divorerà tutti e due in un sol boccone! Anzi, non basteremo nemmeno a riempire un suo dente bucato. – non c’è problema, – disse Jack, – intanto vado io, e preparo la strada per lei: perciò rimanga qui, e attenda il mio ritorno.

Lui aspetta, e Jack cavalca a tutto spiano finché, arrivato ai cancelli del castello, batte con tanta forza da far risuonare tutte le colline lì attorno. Il gigante ruggì, con una voce che pareva un tuono: – Chi va là? – Soltanto Jack, il tuo povero cugino. – E che mi dice il mio povero cugino Jack? – E lui rispose: – Caro zio, cattive nuove, lo sa Dio. – E che cattive nuove potreste darmi, di grazia? Non sai che sono un gigante con tre teste, e posso combattere da solo contro cinquecento uomini in arme, e farli disperdere come paglia al vento? – Oh, – disse Jack, – ma sta arrivando il figlio del re con mille uomini in arme per ucciderti e distruggere ogni tua proprietà! – Oh, cugino Jack, queste son cattive nuove davvero: qui c’è un grande vano sotto il pavimento, dove andrò a nascondermi immediatamente, e tu chiudimi dentro a doppia mandata, e mettici pure il lucchetto e la sbarra, e tieni tutte le chiavi finché il figlio del re se ne sarà andato.

Quando Jack ebbe messo al sicuro il gigante, tornò a prendere il suo signore, ed entrambi se la spassarono allegramente col vino e le altre leccornie che c’erano in casa: così quella notte riposarono in un ostello assai piacevole, mentre il povero zio gigante se ne stava sottoterra tutto tremante.

Il mattino dopo Jack rifornì il suo signore di oro e di argento, e poi lo condusse a tre miglia di distanza, in modo che il gigante non potesse più percepirne l’odore. Dopodiché tornò indietro per far uscire suo zio dal buco, e il gigante chiese a Jack cosa poteva dargli come ricompensa per aver salvato il castello dalla distruzione. – Ebbene, – rispose Jack, – non desidero altro che quel vecchio cappotto e quel berretto, e poi questa vecchia spada arrugginita e le pantofole che sono ai piedi del tuo letto -. E il gigante disse: – Allora le avrai, e ti prego di tener tutto da conto, perché sono cose assai utili. Il cappotto ti renderà invisibile, il cappello ti renderà sapiente, la spada fenderà in due ogni cosa che colpirai, e le pantofole ti daranno una straordinaria velocità; questi oggetti potranno servirti, e perciò te li dono con tutto il cuore. – Jack ringraziò lo zio, prese ogni cosa e seguì il suo signore. Continua domani.

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