Monumenti di Napoli

La città nell’Alto Medioevo

La nascita del ducato autonomo

Duomo di San Gennaro: l’urna contenente le ossa del Santo patrono.

Sul finire del VI secolo Napoli riuscì a resistere per ben tre volte agli attacchi dei Longobardi, che da qualche decennio, dopo aver conquistato il nord della Penisola, si erano insediati nell’Italia meridionale, cercando di espugnare il baluardo bizantino per aprirsi una porta sul mare.

I Napoletani apprezzarono in questa occasione gli aiuti mandati da papa Gregorio I, che da una parte legarono la città ai destini del papato e dall’altra accrebbero la forza militare della città.

Per buona parte del secolo successivo, nei rapporti con i Longobardi si alternarono periodi di relativa tregua con altri di aspri combattimenti per il controllo dei territori campani, mentre in città continuavano a succedersi duchi nominati dall’imperatore d’Oriente, dall’esarca di Ravenna o dal “protostratega” siciliano: una circostanza che rendeva ancora cospicuo il rapporto da Napoli e Bisanzio.

Un primo accenno di relativa autonomia nella direzione politica degli avvenimenti interni alla città si ebbe solo nella seconda metà dell’VIII secolo, quando, per circa un cinquantennio, le sorti di Napoli furono guidate da Stefano. L’uomo politico, che per una serie di complessi avvenimenti dovette accettare anche la carica di vescovo di Napoli, creò una “curia” nel Palazzo del Pretorio, sul ciglio della collina di Monterone, e scelse come successore prima il figlio Gregorio e poi il genero Teofilatto, garantendo in tal modo una maggiore continuità alla propria linea politica. Tali decisioni fornirono certamente maggiore credibilità agli amministratori cittadini, la cui politica estera e militare fu ancora per qualche decennio decisamente filobizantina.

Da Stefano in poi i Napoletani iniziarono a scegliersi il proprio duca, sottoponendo la decisione alla convalida del “patrizio” siciliano, che in qualche caso tuttavia non poté fare altro che prenderne atto. La strada della definitiva indipendenza era ormai intrapresa, e venne precisandosi nei primi decenni del IX secolo, quando si pose il problema della legittimità della trasmissione del potere.

La soluzione escogitata dai patrizi napoletani, alla stregua del modello bizantino e longobardo, prevedeva che il duca, durante il suo mandato, dovesse associare al governo un successore (decisione che, fra l’altro, consentì di mantenere la carica ducale all’interno della stessa famiglia fino al 1137). Continua domani.

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