Il Parco Nazionale del Vesuvio – 12

Camminare nel Parco

Da Ercolano a Boscotrecase

Ercolano. Gli scavi di questa cittadina, iniziati nel 1738, includono le Terme, la Palestra, varie case affrescate, il porto dove sono stati ritrovati i corpi carbonizzati di numerosi profughi e il Teatro che sorge al di sotto della città moderna.

Di grande interesse anche le ville settecentesche che si allineavano sul “Miglio d’Oro.

Le lave del 1944.Nell’ultimo tratto, la strada che sale verso il Vesuvio sino a un piazzale posto a 1050 metri attraversa le lave emesse dal vulcano tra il 18 e il 29 marzo del 1944. Colonizzate dal lichene Stereocaulon vesuvuanum, queste pendici vedono una importante presenza di ginestre dell’Etna e di estese pinete ben visibili dalla strada.

L’Atrio del Cavallo. Ai piedi delle pareti laviche del Monte Somma, questo anfiteatro naturale tra gli 800 e i 900 metri di quota deve il suo nome ai cavalli e agli asini utilizzati un tempo dai turisti. Qui infatti, i visitatori del vulcano dovevano lasciare le cavalcature e proseguire a piedi sui ripidi e cedevoli pendii di sabbia e sassi del Gran Cono del Vesuvio.

Piano delle Ginestre. Questa pineta con ampia presenza di leccio è la più vasta area boscata del vulcano. Per tutelarla in maniera adeguata, nel 1972, è stata istituita una Riserva Naturale dello Stato estesa su 1005 ettari. Chi scende dal cratere la traversa seguendo le larghe svolte della Strada Matrone, che conduce a un cancello presidiato dal Corpo Forestale a poca distanza da Boscotrecase. Dal cratere si impiegano due ore e mezzo.

L’Osservatorio Vesuviano. Edificato nel 1841 per volere di Ferdinando II di Borbone, l’elegante palazzina che ospita l’Osservatorio sorge sul cucuzzolo del Colle Umberto, a 609 metri di quota.

Oggi la sede principale dell’Osservatorio Vesuviano è a Napoli. La palazzina ottocentesca (noto come “Osservatorio Storico”) ospita un museo dove si possono osservare lave, “bombe” vulcaniche e una collezione di sismografi del primo Novecento, alcuni dei quali ancora in uso.

Il Cratere del Vesuvio. Dal piazzale, mezz’ora di salita lungo un comodo viottolo porta ad affacciarsi sul cratere, che deve la sua conformazione attuale all’eruzione del 1944. Oggi il cratere del Vesuvio ha pianta lievemente ellittica, con un diametro di quasi 500 metri e una profondità di 230 metri dal punto più basso dell’orlo.

La Strada Matrone

Dall’estremità orientale del cratere, un viottolo permette di raggiungere il piazzale dove termina la strada costruita a proprie spese, all’inizio del Novecento, dai fratelli Matrone. Danneggiata dalle lave del 1944 e poi ricostruita, la strada è oggi chiusa alle auto e offre una delle più interessanti escursioni a piedi del Parco. Seguendola in discesa, si raggiunge in mezz’ora il margine della foresta di pini e lecci che riveste il versante meridionale del vulcano.

Boscotrecase. A pochi chilometri dagli scavi di Pompei, questo abitato sorge al margine della più estesa foresta vesuviana del Medievo (la Sylva Mala, poi diventata Nemus Regale).

Pur avendo risentito dell’espansione edilizia del dopoguerra, Boscotrecase conserva scorci suggestivi nel centro storico dove sorgono le chiese dell’Ave Gratia Plena e di Sant’Anna.

Il periplo del Vesuvio

Popolata oggi da circa 750 mila persone, la “città vesuviana” che si distende ai piedi del vulcano include zone di anonima edilizia moderna, ma conserva monumenti e scorci di notevole suggestione.

Per riscoprirli, nulla di meglio che compiere il periplo completo del vulcano toccando gran parte dei centri storici del Parco.

Un itinerario che si conclude con la visita degli scavi di Pompei, una delle mete archeologiche più emozionanti della Terra.

Torre del Greco. E’ il centro più popoloso del Parco, ed è anche il capoluogo più vicino al cratere del vulcano. Gravemente danneggiata da molte eruzioni, l’antica Turris Octavia ha come motto Post fata resurgo, ed è nota per l’industria del corallo.

Meritano una visita il Museo del Corallo, la Chiesa di Santa Croce, il Palazzo Vallelonga e la Villa del Cardinale.

San Sebastiano al Vesuvio. E’ il paese vesuviano più vicino alla periferia di Napoli. Come la vicina Massa di Somma, San Sebastiano è stata rasa al suolo dall’eruzione del 1944 ed ha quindi aspetto in gran parte moderno. Si è però salvata l’imponente chiesa settecentesca di San Sebastiano, riconoscibile grazie alla sua cupola bianca. Nel vecchio Municipio ha sede l’Ente Parco Nazionale del Vesuvio.

Madonna dell’Arco. Lasciato San Sebastiano, si continua a saliscendi toccando Massa di Somma, Pollena e Troccchia. Una discesa porta alla statale 268 e al santuario della Madonna dell’Arco, uno dei più frequentati della Campania.

Somma Vesuviana. In paese meritano una visita il quartiere medievale del Casamale, i ruderi del castello e la chiesa di San Domenico. A valle dell’abitato è la chiesa quattrocentesca di Santa Maria del Pozzo, che conserva due cripte affrescate e alla quale si affianca il Museo della Vita Contadina, che raccoglie 3.200 oggetti di uso quotidiano provenienti da tutta la Campania.

Boscoreale. Centro agricolo noto per la sua frutta e i suoi vini, conserva nel centro storico la chiesa dell’Immacolata Concezione e il palazzo dei Baroni Zurlo.

A Boscoreale sorge il magnifico Antiquarium inaugurato nel 1991 accanto al quale si trova l’imponente Villa Regina, una residenza patrizia a poca distanza dalle mura di Pompei.

Terzigno. Si raggiunge seguendo la pedemontana che traversa i vigneti dove si produce il Lachryma Christi, il più noto vino della zona vesuviana.

Il paese deve il nome alla terza colata di lava (o terzo fuoco, Tertius Ignis in latino), che devastò nel 1631 le pendici del Vesuvio.

Nel centro è l’imponente Tempio dell’Immacolata, inaugurato nel 1758.

Pompei. E’ una delle mete archeologiche più visitate del mondo. Da vedere il Foro, i due Teatri, l’Anfiteatro, il Tempio di Iside, la Basilica e le Terme Stabiane e le case dei Vetti, degli Amorini Dorati, del Centenario, di Menandro, del Criptoportico e del Poeta Tragico e la Villa dei Misteri appena al di fuori delle mura.

Il Parco in Tasca

Come si si arriva: in auto: il Vesuvio si raggiunge in breve dalla A3 Napoli-Pompei-Salerno (caselli di San Giorgio a Cremano, Portici, Ercolano, Torre del Greco e Torre Annunziata), dalla A16 Napoli-Bari (casello di Pomigliano d’Arco) e dalla A30 Caserta-Salerno (casello di Sarno). La statale 18 costeggia il vulcano dalla parte del mare, la statale 268 raggiunge tutti i centri dell’interno.

In treno: è possibile utilizzare la linea FFSS Cancello-Torre Annunziata e i convogli della Ferrovia Circumvesuviana.

In bus: i mezzi delle società ATAN, Beneduce, CLP, CTP e Trasporti Vesuviani collegano i centri del Parco tra loro e con Napoli.

In aereo: lo scalo più vicino è quello di Napoli-Capodichino.

Le strutture del Parco

Non esistono ancora Centri Visitatori del Parco. Di grande interesse il vecchio Osservatorio Vesuviano, l’Antiquarium di Boscoreale, il Museo del Corallo di Torre del Greco e il Museo della Vita Contadina di Somma Vesuviana.

Le strutture ricettive

Alberghi e pensioni sono in funzione a Ercolano, Ottaviano, Somma Vesuviana, Torre del Greco, e Terzigno. I camping più vicino sono a Pompei. Sul Vesuvio non esistono rifugi.

Cosa fare nel Parco

Foto naturalistica. I paesaggi del vulcano (tra questi il cratere del Vesuvio, le lave del 1944, l’Atrio del Cavallo, la Valle dell’Inferno e i Cognòli di Ottaviano) offrono agli appassionati di fotografia numerosissimi spunti. La fauna e la vegetazione sono meno spettacolari. Davvero magnifiche, però, le fioriture primaverili delle ginestre.

Escursioni e trekking. Il massiccio Somma-Vesuvio offre numerosi percorsi a piedi di notevole interesse, alcuni dei quali segnalati a cura dell’Ente Parco. Per visitare la Riserva Naturale Tirone-Alto Vesuvio occorre richiedere l’autorizzazione del Corpo Forestale dello Stato.

Cicloturismo e mountain-bike. La strada che sale da Ercolano al cratere è una delle più faticose e interessanti della Campania per il cicloturista, ma non va affrontata nelle domeniche primaverili ed estive, quando il traffico crea un pericolo e un inquinamento eccessivi.

All’appassionato di mountain-bike suggerisco la sterrata della Foresta Demaniale e la ripida salita verso la Valle dell’Inferno dal versante di Ottaviano.

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