Monumenti di Napoli

La città nell’Alto Medioevo

La cripta della Chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi.

Il potere, il commercio e la religione

Dopo che i Longobardi furono penetrati in Italia meridionale, Napoli divenne il centro della resistenza bizantina in Campania: era infatti la sola città costiera della Campania naturalmente munita e potentemente fortificata, se si escludono Pozzuoli e Cuma, ridotte a poco più che castelli.

Il territorio controllato dai Napoletani comprendeva, oltre alle isole del golfo, l’area flegrea fino alla roccaforte di Cuma e, all’interno, una piccola parte della pianura campana con Nola, a lungo contesa.

Il confine con il territorio controllato dai Longobardi correva poi lungo il Vesuvio fino ai limiti dell’odierno comune di Torre Annunziata. Dipendevano da Napoli anche i territori costieri di Sorrento e, dal IX secolo, anche se solo formalmente, quelli di Amalfi, di Gaeta e di Terracina.

Nonostante l’accresciuta importanza strategica della città, tuttavia, molti edifici furono abbandonati o lasciati in rovina, il drenaggio delle acque poco curato – come testimoniano i profondi interri della strada scoperta sotto il Convento di San Lorenzo Maggiore – e si verificò un vasto fenomeno di espansione di orti e giardini urbani, dovuto anche alla forte diminuzione della popolazione.

Napoli rimase comunque, per tutto l’Alto Medioevo, la maggiore città dell’Italia meridionale e un notevole centro di attività commerciali e manifatturiere. Durante questo periodo, del resto, la città non perse mai la sua naturale vocazione di mercato internazionale. Per il V e VI secolo le fonti attestano la presenza di una fiorente colonia di ebrei residente dentro le mura, dedita con buoni risultati alle attività commerciali.

Qualche secolo dopo, invece, grazie al potenziamento della flotta napoletana, al quale concorse anche l’intraprendenza armatoriale di alcuni enti monastici, si fecero molto intensi i traffici con i Saraceni, e più in generale con il mondo musulmano: un fenomeno che fu vissuto in quel tempo come un vero e proprio scandalo per la Cristianità.

Gli scambi avevano come oggetto schiavi e prodotti locali campani, in particolare il lino e il vino, mentre grande attenzione era riposta nell’importazione di oggetti d’arte araba, seta e spezie. Non è un caso, dunque, che i documenti ci abbiano trasmesso tracce della presenza nella zona di numerose colonie di mercanti forestieri, in particolare bizantini, arabi, pisani, amalfitani, scalesi, gaetani. Continua domani.

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