Monumenti di Napoli

La città nell’Alto Medioevo

Una veduta della zona absidale della Basilica di San Giorgio Maggiore.

La città e le mura – 2

Le opere difensive realizzate da Valentiniano III e da Narsete avevano di fatto chiuso entro limiti ben definiti la città, che nel tempo si era però estesa oltre il colle di Pizzofalcone, verso Chiaia e la costa di Posillipo: l’area era esclusa dalle mura fu così lasciata in balia dei pericoli esterni, rappresentati soprattutto dalle incursioni nemiche.

In seguito agli interventi disposti da Narsete venne tagliata fuori dalle strutture difensive  – e relegata quindi al livello di un suburbio – la zona di Pizzofalcone, che aveva rappresentato uno dei capisaldi di sviluppo dell’area occidentale.

In seguito, nel 902, di fronte alla minaccia dei Saraceni, venne distrutto intenzionalmente quanto ancora sussisteva dell’antico Castrum lucullanum, affinché non potesse costituire per eventuali nemici uno strategico avamposto.

Durante l’età ducale l’area occidentale, presso cui, sulla collina di Monterone, fu edificata la residenza fortificata del duca, continuò ad essere la più abitata della città. La zona era anche assai ricca di chiese e monasteri, diversamente da quanto avvenne a oriente e a settentrione: come già accennato, l’area di levante, specialmente nel tratto costiero, risultava infatti acquitrinosa in conseguenza del deflusso di acque provenienti dai vicini colli, mentre l’area settentrionale, a partire da Porta Capuana, era attraversata da un ampio fossato, destinato a raccogliere acqua piovana e rifiuti da incenerire. Continua domani.

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