La favola del giorno

I vestiti nuovi dell’imperatore – 2

  • Non è forse una bella stoffa? – dissero i due impostori, e gli mostravano e gli spiegavano il bellissimo disegno che non c’era per niente.

“Stupido non sono! – pensò l’uomo. – Dunque vorrà dire che non sono degno della mia alta carica? Sarebbe molto strano! Ma non bisogna farsene accorgere!”  E così prese a lodare il tessuto che non vedeva, e parlò del piacere che gli davano quei bei colori e quei graziosi disegni. – Sì, è proprio la stoffa più bella del mondo! – disse all’imperatore.

Tutti i cittadini discorrevano di quella stoffa magnifica. Allora l’imperatore stesso volle andare a vederla mentre era ancora sul telaio. Con tutto uno stuolo di uomini scelti, tra i quali anche quei due bravi funzionari che già c’erano stati, egli si recò dai due astuti imbroglioni, che stavano tessendo con grande lena, ma senza un’ombra di filo.

  • Eh!? non è magnifique? – dissero i due bravi funzionari. – Guardi Sua Maestà che disegni, che colori! – e indicavano il telaio vuoto, perché erano sicuri che gli la vedevano la stoffa.

“Che mi succede? – pensò l’imperatore, – non vedo nulla! terribile, davvero! Sono stupido? o non sono degno di essere imperatore? Questa è la cosa più spaventosa che mi poteva capitare!” – Oh! bellissimo! – disse. – Vi concedo, la mia suprema approvazione! – e annuiva soddisfatto, contemplando il telaio vuoto; non poteva mica dirlo, che non vedeva niente. Tutti quelli che s’era portato dietro, guardavano, guardavano, ma, per quanto guardassero, il risultato era uguale; eppure dissero, come l’imperatore: – Oh! bellissimo! – e gli suggerirono di farsi fare, con quella stoffa meravigliosa, un vestito nuovo da indossare al grande corteo che era imminente.

  • Maqnifique! carina, excellent! – dicevano l’uno all’altro ed erano tutti profondamente felici dicendo queste cose.

L’imperatore diede ai due impostori la Croce di Cavaliere da appendere all’occhiello e il titolo di Nobili Tessitori.

Per tutta la notte prima del pomeriggio in cui doveva aver luogo il corteo, gli imbroglioni restarono alzati con più di sedici candele accese; tutti potevano vedere quanto avevano da fare per ultimare i vestiti nuovi dell’imperatore. Finsero di staccare la stoffa dal telaio, con grandi forbici tagliarono l’aria, cucirono con ago senza filo e dissero infine: – Ecco, i vestiti sono pronti!

Giunse, allora, l’imperatore in persona, con i suoi più illustri cavalieri, e i due imbroglioni tenevano il braccio alzato come reggendo qualcosa e dicevano: – Ecco i calzoni, ecco la giubba, ecco il mantello! – e così via di seguito. – E’ una stoffa leggera come una tela di ragno! Si potrebbe quasi credere di non aver niente indosso, ma è appunto questo il suo pregio!

  • Sì! – dissero tutti i cavalieri, ma non vedevano niente, perché non c’era niente.
  • E adesso, vuole la Sua Imperiale Maestà graziosamente concederci di spogliarsi? – dissero i due imbroglioni, – così noi Le potremo mettere questi vestiti nuovi proprio qui dinanzi alla specchiera!

L’imperatore si spogliò e i due imbroglioni fingevano di porgergli, pezzo per pezzo, gli abiti nuovi, che secondo loro, andavano terminando di cucire; lo presero per la vita come per legargli qualcosa stretto stretto, era lo strascico; e l’imperatore si girava e si rigirava davanti allo specchio.

  • Dio, come sta bene! Come donano al suo personale questi vestiti! – dicevano tutti. – Che disegno! che colori! E’ un costume prezioso!
  • Qui fuori sono arrivati quelli col baldacchino che sarà tenuto aperto sulla testa di Sua Maestà durante il corteo! disse il Gran Maestro del Cerimoniale.
  • Sì, eccomi pronto! – rispose l’Imperatore. – Non è vero che sto proprio bene? – e si rigirò un’altra volta davanti allo specchio fingendo di contemplare la sua tenuta di gala.

I ciambellani che dovevano reggere lo strascico, finsero di raccoglierlo tastando per terra; e si mossero stringendo l’aria; non potevano mica far vedere che non vedevano niente.

E così l’imperatore aprì il corteo sotto il sontuoso baldacchino e la gente per le strade e alle finestre diceva: – Dio! sono di una bellezza incomparabile i vestiti nuovi dell’imperatore! che splendida coda dietro la giubba! Ma come gli stanno bene! – Nessuno voleva mostrare che non vedeva niente, perché se no significava che non era degno della carica che occupava, oppure che era molto stupido. Nessuno dei tanti costumi dell’imperatore aveva avuto tanta fortuna.

  • Ma se non ha niente indosso! – disse un bambino. – Signore Iddio! La voce dell’innocenza! – disse il padre, e ognuno sussurrava all’altro quello che aveva detto il bambino.
  • Non ha niente indosso! C’è un bambino che dice che non ha niente indosso!
  • Non ha proprio niente indosso! – urlò infine tutta la gente. E l’imperatore si sentì rabbrividire perché era sicuro che avevano ragione; ma pensò: “Ormai devo guidare questo corteo fino alla fine!” e si drizzò ancor più fiero e i ciambellani camminarono reggendo la coda che non c’era per niente.

Hans Christian Andersen

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