La favola del giorno

Pelle d’Asino – 4

Alla fine indovinarono che qualche dispiacere segreto era cagione di tale rovina; ne avvertirono la Regina che, piena di tenerezza verso il figlio, venne a scongiurarlo di rivelarle la causa del suo male e che, quand’anche si trattasse di cedergli la corona, il Re suo padre scenderebbe senza rimpianti dal trono per farvelo salire; se desiderava qualche principessa, anche se fossero stati in guerra col padre di lei e avessero avuto giusti motivi di lagnarsene, sarebbero passati sopra a tutto, pur di ottenere ciò che lui voleva; lo scongiurava quindi di non lasciarsi morire, giacché dalla sua vita dipendeva la loro.

La Regina non poté finire questo commovente discorso, senza inondare il viso del Principe con un torrente di lagrime.

  • Signora, – le disse finalmente il Principe con un fil di voce, – non sono tanto snaturato da volere la corona di mio padre; piaccia al cielo che egli viva lunghi anni e mi consenta d’essere il più fedele e rispettoso dei suoi sudditi! Quanto alle principesse che mi offrite, non ho ancora pensato a sposarmi; e dovete credere che, ossequiente ai vostri voleri come sono, io vi ubbidirei sempre, a qualunque costo.
  • Ah! figlio mio! – riprese la Regina, – nessuna cosa mi sembrerà troppo cara, pur di salvarti la vita! Ma, figliolo caro, salva la mia e quella del Re, dicendomi quello che desideri, e sta’ pur certo che ti verrà accordato.
  • Ebbene, signora, – disse lui, – poiché vi devo manifestare il mio desiderio, vi ubbidirò; mi parrebbe un delitto di mettere in pericolo due esseri che mi sono così cari. Ebbene, madre mia, io desidero che Pelle d’Asino mi faccia una torta e me la porti appena sarà pronta.

La Regina, stupita da quel nome così buffo, chiese chi fosse questa Pelle d’Asino.

  • Signora, – rispose uno dei suoi ufficiali che per caso aveva veduto la ragazza, – è la bestia più brutta dopo il lupo; un muso nero, una stracciona che abita nella vostra fattoria e custodisce i tacchini!
  • Cosa importa, – disse la Regina, – mio figlio, tonando dalla caccia, forse ha mangiato un qualche dolce fatto da lei; è un capriccio da malati: senza tante storie, io voglio che Pelle d’Asino, poiché questa Pelle d’Asino esiste, gli faccia al più presto una torta.

Alcuni scrittori pretendono che Pelle d’Asino, nel momento in cui il Principe aveva messo l’occhio alla serratura, se ne fosse accorta; e inoltre che, guardando fuori dalla sua finestretta, ella avesse visto quel principe così giovane, bello e ben fatto, tantoché il ricordo gliene era restato, e spesso il pensiero di lui le era costato qualche sospiro. Comunque, sia che Pelle d’Asino l’avesse veduto o che ne avesse solo udito parlare spesso e con molte lodi, fatto si è che, tutta felice di poter trovare un modo per esser conosciuta da lui, ella andò a rinchiudersi nella sua stanza, gettò via la brutta pelle, si lavò viso e mani, si pettinò i biondi capelli, indossò un corpetto di lucido argento, una gonna assortita, e si mise a fare la torta tanto desiderata: aveva preso fior di farina, uova e burro freschissimi. Mentre lavorava la pasta, non si sa se per caso o a bella posta, un anello che portava al dito le cadde nella pasta e vi rimase dentro. Non appena la torta fu cotta, infagottandosi di nuovo nell’orribile pelle, ella la diede all’ufficiale, al quale chiese notizie del Principe; ma l’uomo non degnandosi risponderle, si precipitò dal suo signore, a portargli la torta.

Il Principe la prese avidamente dalle mani dell’ufficiale e la mangiò con tale foga che i dottori, i quali erano presenti, non tardarono a dire che la cosa non era un buon segno; infatti, il Principe fu lì lì per essere strozzato dall’anellino che trovò in una fetta di torta; ma se lo tolse di bocca con molta destrezza e la sua furia nel mangiare si calmò un poco, mentre esaminava il finissimo smeraldo, incastonato in un cerchietto d’oro così stretto ch’egli giudicò non potesse star bene che al ditino più grazioso del mondo.

Baciò mille volte quell’anello, se lo mise sotto al cuscino, e lo tirava fuori ogni momento, quando credeva di non essere visto da nessuno. Cominciò a tormentarsi per scovare il modo di vedere colei alla quale l’anellino andava bene; non osava credere che, se avesse chiesto di Pelle d’Asino, che aveva fatto la torta, gli avrebbero permesso di farla venire, e nemmeno osava dire quel che aveva veduto attraverso il buco della serratura, per paura che lo canzonassero e lo prendessero per un visionario. Tormentato da tutti questi pensieri, fu ripreso da un’altissima febbre; e i dottori, non sapendo più che fare, dichiararono alla Regina che il Principe era malato d’amore.

La Regina accorse dal figlio, insieme al Re, che non sapeva darsi pace:

  • Figlio, figlio mio caro! – esclamò il sovrano addoloratissimo; – dicci pure il nome di quella che vuoi; ti giuriamo di dartela, anche se fosse la più vile di tutte le schiave!

La Regina abbracciandolo, ribadì il giuramento del Re. Il Principe, commosso dalle lagrime e dalle carezze degli autori dei suoi giorni:

  • Miei cari genitori, – disse, – non ho alcuna intenzione di stringere un legame che vi dispiaccia; e, come prova di questa verità, – disse, tirando fuori lo smeraldo da sotto il cuscino, – è ch’io sposerò la fanciulla che potrà infilarsi al dito quest’anello, chiunque ella sia; e non è molto plausibile che quella che avrà un ditino così sottile possa essere una zoticona o una contadina. Continua domani.

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