Le Bellezze d’Italia

Le Isole Eolie – 2

La vegetazione

La vegetazione che, fortemente determinata dalle condizioni ambientali e favorita dal recente, quasi, totale abbandono delle terre agricole, ha avuto successo è quasi esclusivamente di tipo arbustivo della macchia mediterranea (ginestra, cisto, euforbia, corbezzolo, artemisia, rovo e a quote più elevate erica), assediata da grande e rigogliosa varietà di specie annuali (per lo più composite e malvacee). Le assenze arboree si riducono a quel poco che rimane di colture ormai abbandonate (olivo, carrubo, fico, mandorlo e altre varietà fruttifere) e a pochi boschi (solo a Salina e Vulcano) di recente impianto. Ma è il ficodindia a dare l’’aspetto distintivo del paesaggio vegetale. Uniche colture che ancora in modo episodico vengono praticate sono la vite (malvasia di Salina) e il cappero, che, esportati, recano un piccolo apporto alla economia isolana.

La fauna

Non ricca di specie e di esemplari, è costituita da uccelli migratori che in autunno e in primavera trovano nelle isole Eolie il luogo ideale per una sosta ristoratrice. Così in questi periodi dell’anno non è inconsueto vedere anatre, oche selvatiche, aironi rossi e cinerini, gru, fenicotteri, pellicani, tortore, quaglie, beccacce, ecc.

Mentre la fauna stanziale si riduce a alcune specie di passeracei, gabbiani reali, corvi imperiali, e alcuni rapaci: poiana, gheppio, falco della regina, assiolo, civetta. A filicudi, Vulcano e Salina dimorano molti conigli selvatici. Numerosi coleotteri delle specie consuete a questo tipo di vegetazione, abitano la macchia che è anche l’habitat preferito da lucertole e altri piccoli sauri. Ma è il mare, dalle acque terse e dagli splendidi fondali, che offre il maggior interesse al moderno naturalista per la grande varietà di specie animali e vegetali che lo popolano.

Abbandonata l’agricoltura, un tempo attività principale della popolazione eoliana, a causa della contrazione demografica dovuta all’emigrazione e della bassa produttività di terre che, anche se fertili, è impossibile lavorare con moderni sistemi, l’economia dell’arcipelago si fonda esclusivamente sul turismo. Piccolo è anche l’apporto della pesca: nonostante il mare sia particolarmente ricco, pochi sono i pescherecci di armatori eoliani. Unica attività industriale era quella legata all’estrazione della pomice, attività dismessa per motivi di tutela ambientale. I pochi prodotti dell’agricoltura sono destinati al consumo interno tranne il malvasia, vino abboccatoma non liquoroso di colore ambrato, e i capperi che, salati, vengono venduti su altri mercati.

Lipari

Lipari è la più grande (37,6 kmq) e la più popolosa isola dell’arcipelago: misura km 9,5 da punta del Legno Nero a nord a punta della Crepazza a sud, e 7 km circa da punta del Cugno Lungo a ovest all’estrema propaggine del M. Rosa a est. Ha forma subcircolare che si prolunga verso sud con i rilievi di M. Giardina metri 278 e M. Guardia metri 369, e verso est con il promontorio di M. Rosa metri 239.

Secondo la tradizione tramandataci da Callimaco (sec. III a. C.), Meligunis, dall’etimologia oscura, era il nome con il quale Lipari era conosciuta, prima ancora che prendesse il nome (Lìpara) che ancora oggi conserva, probabilmente da Lìparo, primo mitico re dell’isola.

Collegamenti

Le navi di linea che collegano l’isola con Milazzo e Napoli fanno scalo all’approdo di Sottomonastero, mentre gli aliscafi attraccano a Marina Corta. Al Pignataro, estremità nord di Marina Lunga, sono la Capitaneria di Porto e il porto-rifugio per imbarcazioni da diporto.

Lipari si impone all’interesse per la bellezza delle sue coste, occidentali e meridionali in particolare, per l’importanza che riveste il Museo Archeologico e per il suo entroterra con la singolare attrazione delle colate di ossidiana e delle cave di pomice. Continua domani.

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