La favola del giorno

Da Le Mille e una Notte – I racconti di Sherazad

Storia del Giovane Re delle Isole Nere – 2

La regina aveva appena pronunciato queste parole, quando il suo amante e lei, giunti in fondo al viale, girarono per imboccarne un altro e mi passarono davanti. Io avevo sguainato la spada e, poiché l’amante era dalla parte mia, lo colpii sul collo e lo gettai a terra. Credetti di averlo ucciso, e con questa convinzione mi ritrassi bruscamente senza farmi riconoscere dalla regina, che volli risparmiare essendo mia parente.

Il colpo che avevo inferto al suo amante era mortale, ma ella lo conservò in vita con la forza dei suoi incantesimi, in modo tale, però, che di lui si può dire che non è né morto né vivo. Mentre attraversavo il giardino per far ritorno al palazzo, udii la regina gridare fortemente e, immaginando da ciò il suo dolore, mi felicitai di averla lasciata in vita.

Rientrato nel mio appartamento, mi rimisi a letto; e, soddisfatto di aver punito il temerario che mi aveva offeso, mi addormentai. Il giorno dopo, svegliandomi, trovai la regina coricata accanto a me. Non vi dirò se dormiva o no; ma mi alzai senza far rumore, e passai nel mio spogliatoio dove finii di vestirmi. Poi mi recai al consiglio e, al mio ritorno, la regina, vestita a lutto e coi capelli sparsi in parte strappati, venne a presentarsi davanti a me;

“Sire, – mi disse, – vengo a supplicare Vostra Maestà di non trovare strano ch’io sia in questo stato. Tre funeste notizie, ricevute contemporaneamente, sono la giusta causa del vivo dolore di cui voi vedete soltanto qualche debole segno.

  • Eh! quali sono queste notizie, signora? – le chiesi.
  • La morte della regina, mia cara madre; quella del re mio padre, ucciso in battaglia, e quella di un fratello, caduto in un precipizio.”

Il fatto che ella adducesse questo pretesto per nascondere il vero motivo della sua afflizione non m’irritò, e pensai che non mi sospettasse di aver ucciso il suo amante.

“Signora, – le dissi, – lungi dal biasimare il vostro dolore, vi assicuro che vi partecipo come debbo. Sarei sommamente meravigliato se foste insensibile alla perdita che avete subito. Piangete: le vostre lacrime sono infallibili segni della vostra eccellente natura. Spero, nondimeno, che il tempo e la ragione possano mitigare i vostri dispiaceri.”

Ella si ritirò nel suo appartamento dove, abbandonandosi senza riserve ai suoi dolori, trascorse un intero anno a piangere e ad affliggersi. Passato questo periodo, mi chiese il permesso di far costruire il suo sepolcro nelle mura del palazzo, dove voleva, diceva, restare fino alla fine dei suoi giorni. Glielo permisi ed ella fece costruire un maestoso palazzo, la cui cupola si può vedere di qui, e lo chiamò il Palazzo delle lacrime.

Quando fu finito, vi fece portare il suo amante, che aveva fatto trasportare, dove aveva creduto opportuno, la stessa notte in cui l’avevo ferito. Gli aveva impedito di morire sino a quel momento, grazie a pozioni che gli aveva somministrato e che continuò a dargli e a portargli personalmente tutti i giorni, appena egli fu condotto nel Palazzo delle lacrime.

Tuttavia, pur con tutti i suoi incantesimi, non poteva guarire quel disgraziato. Egli non soltanto non era in condizioni di camminare e di reggersi in piedi, ma aveva anche perduto l’uso della parola, e dava segni di vita soltanto attraverso i suoi sguardi. Sebbene la regina non avesse altra consolazione fuorché quella di vederlo e di dirgli tutto ciò che il suo folle amore poteva ispirarle di più tenero e di più appassionato, non tralasciava tuttavia di fargli ogni giorno due visite piuttosto lunghe. Io ero ben informato di tutto ciò, ma fingevo d’ignorarlo.

Un giorno mi recai per curiosità al Palazzo delle lacrime, per sapere quale fosse l’occupazione della principessa; e, da un punto da dove non potevo essere scorto, la udii parlare in questi termini all’amante:

“Sono tormentata da una profonda afflizione, vedendovi in questo stato; non sento meno vivamente di voi i cocenti mali di cui soffrite; ma, anima mia, vi parlo sempre e voi non rispondete. Fino a quando manterrete il silenzio? Dite una sola parola. Ahimè! i più dolci momenti della mia vita sono quelli che passo qui a dividere i vostri dolori. Non posso vivere lontana da voi, e preferirei il piacere di vedervi continuamente all’impero di tutto l’universo.”

A questo discorso, più di una volta interrotto dai suoi sospiri e dai suoi singhiozzi, persi infine la pazienza. Mi mostrai e, avvicinandomi a lei, dissi:

“Signora, basta con le lacrime. E’ tempo di porre fine a un dolore che ci disonora entrambi; significa dimenticare troppo quanto mi dovete e quanto dovete a voi stessa.

  • Sire, – mi rispose, – se vi resta ancora un po’ di considerazione, o piuttosto un po’ di tenerezza per me, vi supplico di non reprimermi. Lasciate ch’io mi abbandoni ai miei mortali dolori; è impossibile che il tempo riesca ad alleviarli.”

Quando vidi che i miei discorsi, invece di richiamarla al proprio dovere, servivano soltanto ad irritare il suo furore, smisi di parlarle e mi ritirai. Ella continuò a visitare ogni giorno l’amante; e, per due anni, altro non fece se non disperarsi.

Mi recai una seconda volta al Palazzo delle lacrime mentre vi si trovava la regina. Mi nascosi e la udii dire all’amante:

“Da tre anni non mi avete detto una sola parola e non rispondete ai segni d’amore che vi do con le mie parole e i miei gemiti; lo fate per insensibilità o per disprezzo? O tomba! hai forse distrutto quell’impeto di tenerezza ch’egli aveva per me? Forse hai chiuso quegli occhi che mi mostravano tanto amore e costituivano tutta la mia gioia? No, no, non ci credo. Dimmi piuttosto per quale miracolo sei divenuta la depositaria del più raro tesoro che sia mai esistito?” Continua domani.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.