La favola del giorno

Da Le Mille e una Notte – I racconti di Sherazad

Storia del Giovane Re delle Isole Nere – 3

Vi confesso, signore, che queste parole m’indignarono, perché, insomma, questo amante accarezzato, questo mortale adorato, non era come voi potete immaginare: era un indiano negro, originario di quei paesi. Fui, dico, indignato a tal punto da questo discorso che mi mostrai bruscamente e, apostrofando la stessa tomba, esclamai:

“O tomba! perché non inghiotti questo mostro che fa orrore alla natura, o meglio perché non distruggi i due amanti?”

Appena ebbi detto queste parole, la regina, seduta accanto al negro, si alzò come una furia.

“Ah! crudele! – mi disse, – sei tu la causa del mio dolore. Non penserai che io lo ignori, l’ho dissimulato anche troppo a lungo. E’ stata la tua barbara mano a ridurre l’oggetto del mio amore nel pietoso stato in cui si trova; e hai il coraggio di venire a insultare un’amante in preda alla disperazione?

  • Si, sono io, – interruppi sopraffatto dalla collera, – io ho castigato questo mostro come meritava; dovevo trattarti nella stessa maniera: mi pento di non averlo fatto, e da troppo tempo abusi della mia bontà. – Dicendo ciò, sguainai la sciabola e alzai il braccio per punirla. Ma, osservando con tranquillità il mio gesto, ella mi disse con un sorriso ironico:

“Modera il tuo corruccio. – Nello stesso tempo pronunciò delle parole che non capii, e poi soggiunse: – Grazie alla virtù dei miei incantesimi, ti ordino di diventare subito metà marmo e metà uomo.” Sull’istante, signore divenni così come mi vedete, già morto fra i vivi, e vivo fra i morti.

Dopo che la crudele maga, indegna di portare il nome di regina, mi ebbe trasformato in questo modo e fatto passare in questa sala grazie a un altro incantesimo, distrusse la mia capitale che era molto fiorente e popolata, annientò le case, le pubbliche piazze e i mercati, e li mutò nello stagno e nella campagna deserta che avete potuto vedere.

I pesci di quattro colori che si trovano nello stagno, sono gli abitanti di quattro differenti religioni che vi dimoravano: i bianchi erano i musulmani; i rossi, i Persiani, adoratori del fuoco; gli azzurri, i cristiani; i gialli, gli ebrei. Le quattro colline erano le quattro isole che davano il nome a questo regno. Ho saputo tutto ciò dalla maga che, per colmo di sventura, mi annunciò ella stessa gli effetti della sua rabbia. E non è tutto: la regina non ha limitato il suo furore alla distruzione del mio impero e alla mia metamorfosi; viene ogni giorno a darmi sulle spalle nude cento nerbate, che mi fanno sanguinare tutto. Finito questo supplizio, mi copre con una spessa stoffa di pelo di capra, e vi pone sopra quest’abito di broccato che indosso in questo momento, non per farmi onore, ma per farsi beffe di me.

A questo punto, il giovane re delle Isole Nere non riuscì a trattenere le lacrime; ed il sultano si commosse a tal punto che non riuscì a pronunciare una sola parola per consolarlo. Poco dopo, il giovane re, alzando gli occhi al cielo, esclamò:

“Potente Creatore di tutte le cose, mi sottometto ai vostri giudizi e ai decreti della vostra provvidenza! Sopporto con pazienza tutti i miei mali, poiché questa è la vostra volontà. Ma spero che la vostra infinita bontà me ne ricompenserà.”

Il sultano, colpito dal racconto di una storia così strana, e animato alla vendetta di quell’infelice principe, gli disse:

“Ditemi dove si trova quella perfida maga, e dove può essere quell’indegno amante, sepolto prima della sua morte.

  • Signore, – gli rispose il principe, – l’amante, come vi ho già detto, è nel Palazzo delle lacrime, in una tomba a forma di cupola; quel palazzo comunica con questo castello dal lato della porta. Per quanto riguarda la maga, non posso dirvi con precisione dove si ritira. Ma ogni giorno, al sorgere del sole, si reca a visitare l’amante, dopo aver fatto su di me la sanguinosa esecuzione di cui vi ho parlato e, come potete immaginare, non posso difendermi da una così grande crudeltà. Ella gli porta la pozione che è il solo alimento grazie al quale gli ha finora impedito di morire, e non cessa di lamentarsi con lui per il silenzio che ha sempre mantenuto da quando è stato ferito.
  • O principe, che non sarete mai compianto a sufficienza, – riprese il sultano, – non si potrebbe essere più vivamente colpiti dalla vostra disgrazia di quanto io non lo sia. Mai nulla di così straordinario è accaduto a qualcuno; e gli autori che narreranno la vostra storia, avranno il vantaggio di riportare un fatto che supera tutto quanto è mai stato scritto di più stupefacente. Manca una sola cosa: la vendetta dovutavi; ma non tralascerò nulla per procurarvela.”

Il sultano, infatti, intrattenendosi col principe su questo argomento, dopo avergli dichiarato chi era e perché era entrato nel castello, escogitò un mezzo per vendicarlo e glielo comunicò. Si accordarono sulle misure da adottare per far riuscire il piano, la cui esecuzione fu rimandata al giorno seguente. Frattanto, essendo notte inoltrata, il sultano si riposò un poco. Quanto al giovane principe, la trascorse secondo il solito, in una continua insonnia (da quando era sotto l’effetto dell’incantesimo non poteva dormire), ma, nondimeno, con qualche speranza di essere ben presto liberato dalle sue sofferenze. Continua domani.

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