La favola del giorno

Da Le Mille e una Notte – I racconti di Sherazad

Storia del Giovane Re delle Isole Nere – 5

  • Sventurata, – riprese il sultano, – non capisci che voglio parlare di questa città e dei suoi abitanti, e delle quattro isole che hai distrutto con i tuoi incantesimi? Tutti i giorni, a mezzanotte, i pesci non mancano mai di sollevare la testa dallo stagno e di gridare vendetta contro di me e contro di te. Questa è la vera causa del ritardo della mia guarigione. Vai subito a ristabilire le cose nel loro stato primitivo e, al tuo ritorno, ti darò la mano e tu mi aiuterai ad alzarmi!”

La maga, piena di speranza per le parole del sultano, esclamò in un impeto di gioia:

“Cuor mio, anima mia, presto riacquisterete la vostra salute, perché vado a fare quanto mi comandate.”

Uscì infatti sull’istante e, giunta in riva allo stagno, prese un po’ d’acqua nel cavo della mano e ve la sparse sopra.

Appena ebbe pronunciato alcune parole sopra i pesci e sullo stagno, subito riapparve la città. I pesci ridivennero uomini, donne o bambini; maomettani, cristiani, Persiani o ebrei, gente libera o schiavi, ciascuno riprese la propria forma naturale. Le case e le botteghe furono in breve riempite dai loro abitanti, che vi trovarono ogni cosa nello stesso stato in cui l’avevano lasciata prima dell’incantesimo. Il numeroso seguito del sultano, che si trovò accampato nella piazza più grande, non fu poco stupito trovandosi in un batter d’occhio al centro di una bella città, vasta e molto popolata.

Per tornare alla maga, appena ella ebbe operato quella meravigliosa trasformazione, si recò in fretta al Palazzo delle lacrime per raccoglierne il frutto.

“Mio caro signore, – esclamò entrando, – vengo a rallegrarmi con voi per la vostra guarigione; ho fatto tutto quanto avete pretese da me: alzatevi dunque e datemi la mano.

  • Avvicinatevi, – le disse il sultano, sempre contraffacendo il linguaggio dei negri. – Ella si avvicinò. – Non è sufficiente, – riprese lui, – avvicinatevi ancora.”

Ella ubbidì. Allora il sultano si alzò e l’afferrò per il braccio così bruscamente che ella non ebbe il tempo di raccapezzarsi; poi, con una sola sciabolata, tagliò il suo corpo in due parti, che caddero l’una da un lato e l’altra da una parte opposta. Fatto ciò, lasciò il cadavere sul posto e, uscendo dal Palazzo delle lacrime, andò in cerca del giovane principe delle Isole Nere che lo aspettava con impazienza.

“Principe, – gli disse abbracciandolo, – rallegratevi, non avete più nulla da temere: la vostra crudele nemica non è più.”

Il giovane principe ringraziò il sultano in maniera tale da manifestargli tutta la riconoscenza che gli riempiva l’animo; e, per premiarlo di avergli reso un servigio così importante, gli augurò una lunga vita, piena di tutte le prosperità possibili.

“Ormai potete restare in pace nella vostra capitale, – gli disse il sultano, – a meno che non vogliate venire nella mia che è qui vicino; vi accoglierei con piacere, e non vi sareste meno onorato e rispettato di quanto lo siate a casa vostra.

  • Potente monarca al quale debbo tanto, – rispose il re, – voi credete di essere molto vicino alla vostra capitale?
  • Sì, – replicò il sultano, – lo credo; non vi sono più di quattro o cinque ore di cammino.
  • C’è un intero anno di viaggio, – riprese il giovane principe. – Voglio ben credere che siete venuto qui dalla vostra capitale nel breve tempo che dite, perché la mia era incantata. Ma, da quando non lo è più, le cose sono molto cambiate. Ciò non m’impedirà di seguirvi, anche se si trattasse di andare ai confini della terra. Voi siete il mio liberatore; e, per dimostrarvi per tutta la vita i segni della mia riconoscenza, pretendo di accompagnarvi, ed abbandono senza rimpianti il mio regno.”

Il sultano fu straordinariamente stupito quando seppe di essere così lontano dai suoi Stati, e non capiva come fosse possibile. Ma il giovane re delle Isole Nere lo convinse così bene di questa possibilità che non ne dubitò più.

“Non importa, – riprese allora il sultano, – la pena di ritornarmene nei mie Stati è sufficientemente ricompensata dal piacere che vi ho reso, e dall’aver acquistato in voi un figlio; infatti, poiché volete farmi l’onore di accompagnarmi e non ho figli, vi considero tale, e vi nomino fin da ora mio erede e successore.”

Il colloquio fra il sultano e il re delle Isole Nere si concluse con i più teneri abbracci. Dopo di che, il giovane principe pensò soltanto ai preparativi del viaggio. Essi furono portati a termine in tre settimane, con gran rimpianto di tutta la corte e dei suoi sudditi, ai quali egli stesso diede come re uno dei suoi parenti prossimi.

Finalmente il sultano e il giovane re si misero in cammino con cento cammelli carichi d’inestimabili ricchezze, attinte dai tesori del giovane re, che si fece seguire da cinquanta cavalieri di bell’aspetto, perfettamente adornati ed equipaggiati. Il viaggio fu felice; e quando il sultano, il quale aveva mandato dei corrieri per avvertire del suo ritardo e della avventura che l’aveva motivato, giunse nei pressi della sua capitale, i principali ufficiali che vi aveva lasciato vennero a riceverlo, e l’assicurarono che la sua lunga assenza non aveva portato nessun mutamento nel suo impero. Anche gli abitanti, usciti in folla, lo accolsero con grandi acclamazioni, e organizzarono festeggiamenti che si protrassero per parecchi giorni.

Il giorno dopo il suo arrivo, il sultano fece a tutti i suoi cortigiani riuniti un racconto molto meticoloso delle cose che, contro la sua attesa, avevano protratto tanto a lungo la sua assenza. Poi annunciò loro l’adozione del re delle quattro Isole Nere, che aveva voluto abbandonare un grande regno per accompagnarlo e vivere con lui. Infine, per ricompensare la fedeltà serbatagli da tutti, fece loro dei doni proporzionati al grado che ciascuno di loro aveva alla sua corte.

Quanto al pescatore, poiché era la causa principale della liberazione del giovane principe, il sultano lo colmò di beni e lo rese, insieme con la sua famiglia, felice per il resto della vita.

Arrivederci al prossimo giro con la “Storia dei tre Calender, figli di re, e di cinque dame di bagdad”.

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