Monumenti di Napoli

L’età dei Normanni – 4

Il forte “La Carnale” di Salerno

L’Intervento di Rainulfo Drengot – 2

La contiguità territoriale tra il Ducato di Napoli e la Contea di Aversa pose immediatamente dei problemi. Le scorrerie dei Normanni nel contado napoletano si fecero sempre più frequenti, soprattutto dopo il rovesciamento di alleanze dovuto al secondo matrimonio di Rainulfo. Il grido di “maledetti Normanni” si alzava ormai da tutte quelle popolazioni soggette alle “cavalcate” dei predatori aversani, ai quali le truppe del ducato non potevano rispondere con adeguate contromisure. La situazione era di tale gravità che i Napoletani scesero a patto con i Normanni, ai quali fu concesso il ricavato di un’imposta, detta fidantia, in cambio di una relativa tranquillità nella campagna.

A Rainulfo l’investitura della Contea di Aversa fu riconosciuta dallo stesso imperatore. Avendo Pandolfo occupato la città di Gaeta, mosse contro di lui un esercito composto dalle truppe del principe di Salerno, del duca di Napoli e dell’imperatore Corrado II. Quest’ultimo, dopo la vittoria conseguita su Pandolfo, trasmise Capua al principe di Salerno, mentre Rainulfo ebbe il riconoscimento imperiale sulla contea.

L’assedio della città

La morte di Rainulfo Drengot nel 1045 aprì un periodo abbastanza travagliato, che si concluse solo una quindicina di anni dopo, quando divenne conte della città il valoroso normanno Riccardo, principe di Capua. Quest’ultimo era arrivato in Italia meridionale nello stesso periodo nel quale era giunto anche Roberto il Guiscardo, figlio di Tancredi d’Altavilla e di Fressenda, il condottiero che darà una svolta decisiva alle sorti normanne nel mezzogiorno. Il cronista Guglielmo di Puglia spiega il soprannome di Roberto con le sue doti di astuzia e di scaltrezza, alle quali si associavano un bell’aspetto e un indomito coraggio. I suoi fratellastri erano giunti già da qualche tempo in Italia, e soprattutto uno di loro, Guglielmo detto Bracciodiferro, si era conquistato un certo prestigio e decoro diventando nel 1042 conte di Melfi e di Puglia.

Le fonti narrano di come, giunto nella penisola con poche decine di compagni, egli seminasse il terrore nelle contrade, devastando e incendiando tutto ciò che incontrava lungo il suo cammino. Dal capo dei Normanni di Puglia ebbe il comando della spedizione in Calabria, e seguendo la linea fluviale del Crati conquistò buona parte della regione, edificando di pari passi alcuni castelli, come a Scriba e a San Marco Argentario. Continua domani.

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