La favola del giorno

Fratellino e sorellina – 2

Ma la sorellina si spaventò terribilmente quando vide che il piccolo capriolo era ferito. Lavò la ferita, ci mise sopra certe erbe e disse: – Va sul tuo giaciglio, caprioletto mio, così guarisci -. Ma la ferita era così piccola, che al mattino il capriolo non sentiva più nulla. E quando udì nuovamente il tripudio della caccia, disse: – Non posso più resistere, devo andarci; non sarà così facile che mi acchiappino -. La sorellina diceva piangendo: – Adesso ti uccideranno e io sono qui sola nel bosco, abbandonata da tutti: non ti lascio uscire. – E io ti morirò di tristezza, – rispose il piccolo capriolo: – quando sento il corno da caccia, mi pare di non star più nella pelle! – Allora la sorellina dovette cedere e gli aprì la porta col cuore grosso; e il piccolo capriolo corse nel bosco, vispo e felice. Quando il re lo vide, disse ai suoi cacciatori: – Inseguitelo per tutta la giornata fino a notte, ma che nessuno gli faccia del male -. Appena il sole fu tramontato, il re disse al cacciatore: – Vieni, e mostrami la casetta nel bosco -. E quando fu davanti alla porticina, bussò e gridò: – Sorellina cara, lasciami entrare! – Allora la porta si aprì e il re entrò e trovò una fanciulla così bella come non ne aveva ancor vista nessuna. La fanciulla si spaventò quando vide entrare non il suo piccolo capriolo, ma un uomo che aveva una corona d’oro in testa. Ma il re la guardò amorevolmente, le porse la mano e disse:

  • Vuoi venire con me al mio castello ed essere la mia cara sposa?
  • Ah sì, – rispose la fanciulla, – ma deve venire anche il capriolo, quello non l’abbandono -.

Disse il re: –  Rimarrà con te finché vivi e non gli mancherà nulla -. Intanto entrò a salti il capriolo; la sorellina lo legò ancora alla fune di giunco, che prese in mano lei stessa, e con lui si allontanò dalla casetta nel bosco.

Il re mise la bella fanciulla sul suo cavallo e la condusse al castello, dove le nozze furono celebrate con gran pompa; ed ella fu Sua Maestà la regina, e per molto tempo vissero insieme felici; il capriolo era ben nutrito e ben curato e ruzzava nel giardino del castello. Ma la cattiva matrigna, che aveva costretto i bambini a vagare per il mondo, credeva che la sorellina fosse stata sbranata dalle belve nella foresta e che il fratellino, sotto forma di capriolo, fosse stato ucciso dai cacciatori. Quando sentì che erano felici e stavano così bene, invidia e gelosia le si destarono in cuore e non le davan requie, ed ella pensava soltanto come gettarli entrambi in una nuova sciagura. La sua figlia vera, che era brutta come la notte e aveva un occhio solo, la rimproverava e diceva: – Spettava a me questa fortuna di diventar regina. – Sta’ tranquilla, – disse la vecchia, e aggiunse allegramente:  – Al momento buono, sarò pronta -. E al momento buono, quando la regina diede alla luce un bel maschietto, mentre il re era a caccia, la vecchia strega prese l’aspetto della cameriera, entrò nella stanza in cui giaceva la regina e disse alla paziente: – Venite, il bagno è pronto, vi farà bene e vi rinforzerà; presto, prima che diventi freddo -. C’era anche sua figlia; insieme portarono la regina, debole com’era, nella stanza da bagno e la misero nella vasca; poi chiusero la porta e corsero via. Ma nella stanza da bagno avevano acceso un fuoco d’inferno, cosicché la bella giovane regina ne fu presto soffocata.

Ciò fatto, la vecchia prese sua figlia, le ficcò in testa una cuffia e la mise a letto, al posto della regina. Le diede anche la sua figura e il suo aspetto; solo non poté restituirle l’occhio perduto. Ma perché il re non se ne accorgesse, ella dovette sdraiarsi sul fianco, per nascondere l’occhio cieco. La sera, quando il re tornò e seppe che gli era nato un maschietto, fu tutto contento, e volle andare al letto della sua cara moglie per veder come stava. Subito la vecchia gridò: – Per amor di Dio, lasciate chiuse le cortine; la regina non sopporta ancora la luce e deve riposare -. Il re si ritirò, e non sapeva che nel letto c’era una falsa regina.

Ma quando fu mezzanotte e tutto dormiva, la bambinaia, che sedeva presso la culla nella camera del bambino, e sola vegliava ancora, vide aprirsi la porta ed entrare la vera regina. Questa tolse il bimbo dalla culla, lo prese fra le braccia e lo allattò; poi sprimacciò il suo piccolo cuscino, lo rimise a letto e lo coprì con la piccola coltre. Ma non dimenticò neanche il capriolo, andò nell’angolo dov’era steso e gli accarezzò il dorso. Poi uscì silenziosamente dalla porta e la mattina dopo la bambinaia domandò alle guardie se durante la notte qualcuno fosse entrato nel castello; ma esse risposero: – No, non abbiam visto nessuno -. La regina venne per molte notti, senza dire mai una parola; la bambinaia la vedeva sempre, ma non osava dir nulla a nessuno.

Passato un certo tempo, una notte la regina cominciò a dire:

  • Che fa il mio bimbo? Che fa il mio capriolo?

Verrò due volte ancora, e poi non verrò più.

La bambinaia non le rispose, ma quando fu scomparsa, andò dal re e gli raccontò tutto. Disse il re: – Mio Dio, che è mai questo! La prossima notte veglierò accanto a mio figlio -. La sera andò nella camera del bambino, e a mezzanotte apparve ancora la regina e disse:

  • Che fa il mio bimbo? Che fa il mio capriolo?

Vengo una volta ancora e poi non verrò più.

E si occupò del piccino, come sempre, prima di sparire. Il re non osò rivolgerle la parola, ma vegliò anche la notte successiva. Ella disse di nuovo:

  • Che fa il mio bimbo? Che fa il mio capriolo?

Vengo stavolta ancora e poi non verrò più!

Allora il re non poté più trattenersi, corse da lei e disse: – Tu non puoi essere che la mia cara sposa.

Ed ella rispose: – Si sono la tua cara sposa -. E, per grazia di Dio, eccola tornata in vita, fresca, rosea e sana. Poi raccontò al re il delitto commesso dalla cattiva strega e da sua figlia. Il re le fece giudicare entrambe ed esse furono condannate: la figlia fu condotta nel bosco e sbranata dalle bestie feroci; la strega invece fu gettata nel fuoco e dovette miseramente bruciare. E quando fu ridotta in cenere, il piccolo capriolo si trasformò e riacquistò figura umana; e sorellina e fratellino vissero felici insieme fino alla morte.

Jacob e Wilhelm Grimm – Le fiabe del focolare

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