La favola del giorno

Jamie Freel e la fanciulla rapita – 2

Un racconto del Donegal

La compagnia smontò da cavallo vicino ad una finestra e Jamie vide in un letto meraviglioso uno splendido volto appoggiato sul cuscino. Vide che la damigella veniva sollevata e portata via mentre il bastone che era stato messo nel letto al suo posto ne riprendeva esattamente la forma.

La fanciulla fu posta davanti a un cavaliere e portata per un breve tratto e poi passata ad un altro; intanto i nomi delle città venivano annunciati come nel viaggio d’andata.

Si stavano avvicinando a casa; Jamie udì i nomi “Rathmullan, Milford, Tamney” e allora seppe che erano ormai vicini alla sua capanna.

  • Tutti voi a turno avete portato la fanciulla, – disse; – perché non dovrei portarla un pezzetto anch’io?
  • Certo che puoi averla anche tu per un po’, Jamie, – gli dissero gentilmente.

Tenendo stretto stretto il suo tesoro, Jamie smontò vicino alla porta di casa di sua madre.

  • Jamie freel, Jamie freel! E’ questo il modo di trattarci? – gli gridarono, e scesero anche loro da cavallo vicino alla porta.

Jamie strinse forte le braccia anche se non sapeva neppure più lui che cosa stesse stringendo, perché la “piccola gente” trasformava continuamente la fanciulla in ogni genere di strane forme. Un momento era un cane nero che abbaiava e tentava di mordere, un altro era una sbarra di ferro incandescente che però non aveva calore, poi ancora era un sacco di lana.

Ma nonostante ciò Jamie la teneva stretta; e già i folletti di cui si era preso gioco se ne stavano andando, quando una fatina minuscola, la più piccola del gruppo, esclamò: – Jamie Freel ce l’ha presa ma non gliene verrà alcun bene, perché la farò diventare sorda e muta, – e gettò qualcosa sulla ragazza.

Mentre si allontanavano a cavallo tutti delusi, Jamie sollevò il chiavistello ed entrò in casa.

  • Jamie, ragazzo! – esclamò la madre, – sei stato fuori tutta la notte. Che cosa ti hanno fatto?
  • Niente di brutto, mamma; ho avuto la miglior fortuna che mi potesse capitare. Ecco qui una bellissima fanciulla che ti ho portato per farti compagnia.
  • Che Dio ci benedica e ci protegga, – esclamò la madre, e per qualche minuto restò così sorpresa che non le riuscì di pensare a nient’altro da dire.

Jamie le raccontò la storia dell’avventura notturna e finì dicendo: – Certamente non avreste permesso che io la lasciassi andare con loro e che fosse perduta per sempre!

  • Ma una signora, Jamie! Come può una signora mangiare il nostro povero cibo e vivere alla nostra misera maniera? Vorrei proprio saperlo, sciocco d’un ragazzo.
  • Beh, mamma, è meglio per lei essere qui che non là, – e puntò l’indice in direzione del castello.

Intanto la ragazza, sorda e muta, rabbrividendo nei suoi abiti leggeri, si avvicinò all’umile fuoco di torba.

  • Povera creatura, è strana e bella. Non mi meraviglia che abbiano messo gli occhi su di lei, – disse la vecchia donna guardando con ammirazione e pietà la sua ospite. – Prima di tutto dobbiamo pensare a vestirla; ma io, disgraziata, cosa posso avere da far indossare a una come lei?

Andò verso l’armadio a muro della stanza comune e prese la sua gonna della festa di rozzo panno scuro; poi aprì un cassetto e tirò fuori un paio di calze bianche, una lunga veste di buon lino, bianca come la neve, e una cuffia: i suoi vestiti “da morta”, come li chiamava di solito.

Questi capi del suo guardaroba erano pronti da tempo per una certa triste cerimonia della quale un giorno lei sarebbe stata la protagonista, e venivano esposti solo di tanto in tanto quando li si appendeva a prendere aria, ma si era decisa a dare anche queste cose alla bella e tremante visitatrice che si volgeva da lei a Jamie e da Jamie di nuovo a lei con un’espressione di muto dolore e di sorpresa.

La povera ragazza si lasciò vestire, poi si sedette su di una bassa panchetta nell’angolo del camino e affondò il viso tra le mani.

  • Cosa faremo per non sfigurare di fronte a una signora come voi? – esclamò la vecchia donna.
  • Lavorerò per tutte e due, mamma, – rispose il figlio.
  • E come potrà una signora adattarsi al nostro misero cibo? – ripeté la donna.
  • Lavorerò per lei, – disse Jamie per tutta risposta.

E mantenne la sua parola.

Per lungo tempo la fanciulla fu molto triste e più di una sera le lacrime le scesero sulle guance mentre la vecchia madre filava vicino al fuoco e Jamie faceva reti per i salmoni, abilità che aveva acquistato di recente nella speranza di offrire qualche agio in più alla sua ospite.

Questa era sempre gentile e si sforzava di sorridere quando vedeva che la stavano guardando; poco per volta si adattò alle loro abitudini e al loro genere di vita. Non passò molto tempo che cominciò a dare da mangiare ai maiali, a preparare pastoni di grano e patate per i polli e a fare calzini di forte lana blu. Continua domani.

Fiabe popolari irlandesi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.