La favola del giorno

Jamie Freel e la fanciulla rapita – 3

Un racconto del Donegal

Così passò un anno e venne di nuovo la vigilia di Ognissanti.

  • Mamma, – disse Jamie levandosi rispettosamente il cappello, – me ne vado al vecchio castello a cercar fortuna.
  • Sei matto Jamie? – gridò la madre terrorizzata. – Questa volta ti uccideranno di sicuro per quello che gli hai combinato l’anno scorso.

Jamie diede poca importanza a quei timori e andò per la sua strada.

Quando raggiunse il boschetto di meli selvatici vide, come la volta precedente, brillare le luci alle finestre del castello e udì un parlare ad alta voce. Strisciando sotto le finestre sentì i folletti che dicevano: – E’ stato un tiro mancino quello che ci ha giocato Jamie Freel l’anno scorso quando ci portò via la graziosa fanciulla.

  • Certo, – disse la fatina minuscola, – e io l’ho punito per questo; infatti è una muta immagine quella che siede ora al suo focolare; ma lui non sa che tre gocce del liquido del bicchiere che tengo in mano le ridarebbero l’udito e la favella.

Il cuore di Jamie batteva forte mentre entrava nel salone. Fu di nuovo accolto dalla compagnia con un coro di “benvenuto”.

  • Ecco che arriva Jamie Freel. Benvenuto, benvenuto Jamie!

Appena il rumore si calmò la fatina disse: – Devi bere alla nostra salute Jamie da questo bicchiere che ho in mano.

Jamie le strappò il bicchiere e sfrecciò verso la porta. Non seppe mai come fosse riuscito a raggiungere la sua capanna, ma ci arrivò senza fiato e si lasciò cadere accanto al focolare.

  • Questa volta sei proprio finito male, mio povero ragazzo! – disse sua madre.
  • No davvero, questa volta sono stato più fortunato che mai -. E diede alla fanciulla le tre gocce del liquido che ancora restavano al fondo del bicchiere malgrado la sua corsa sfrenata attraverso il campo di patate.

La fanciulla cominciò a parlare e le sue prime parole furono di ringraziamento per Jamie.

I tre abitanti della capanna avevano talmente tante cose da dirsi, che quando l’alba era passata da un pezzo e la musica fatata era del tutto finita, stavano ancora parlando intorno al fuoco.

  • Jamie, – disse la fanciulla, – sii così gentile da procurarmi carta, penna e inchiostro in modo che io possa scrivere a mio padre e dirgli cosa mi è successo.

Scrisse, ma le settimane passavano e non riceveva risposta. Riscrisse più volte, e ancora nessuna risposta. Infine disse: – Devi venire con me a Dublino, Jamie, per cercare mio padre.

  • Non ho denaro per affittare un carro, – rispose Jamie, – e come fai ad andare a piedi fino a Dublino?

Ma la fanciulla lo pregò talmente che Jamie acconsentì a mettersi in viaggio e a farsi tutta la strada da Fannet a Dublino. Non fu certo così facile come durante il viaggio fatato ma infine suonarono alla porta della casa in Stephen’s Green.

  • Dite a mio padre che sua figlia è qui, – disse al servitore che era venuto ad aprire.
  • Il signore che abita in questa casa non ha figlie, ragazza mia. Ne aveva una ma è morta più di un anno fa.
  • Non mi riconoscete Sullivan?
  • No, povera ragazza, non vi conosco.
  • Fatemi vedere il padrone di casa. Chiedo solo di vederlo.
  • Beh! Non chiedete gran cosa. Vediamo cosa si può fare.

Dopo pochi minuti il padre della fanciulla giunse alla porta.

  • Caro padre, – disse la ragazza, – non mi riconoscete?
  • Come osi chiamarmi padre? – gridò l’anziano signore incollerito. – Sei una simulatrice. Io non ho nessuna figlia.
  • Guardatemi in viso, padre, e certo mi riconoscerete.
  • Mia figlia è morta e sepolta. E’ mancata molto tempo fa -.

La voce dell’anziano signore era passata dall’ira al dolore. – Puoi andartene, – concluse.

  • Caro padre, aspettate finché avrete visto l’anello che porto al dito. Guardate, ci sono incisi il vostro nome e il mio.
  • Questo è certamente l’anello di mia figlia, ma non so come ne sei venuta in possesso; temo non in modo onesto.
  • Chiamate mia madre, lei mi riconscerà di sicuro, – disse l’infelice ragazza che ormai stava piangendo amaramente.
  • La mia povera moglie sta cominciando a dimenticare la sua pena. Ormai parla raramente di sua figlia. Perché dovrei rinnovare il suo dolore ricordandole quella perdita?

Ma la fanciulla continuò a insistere tanto che alla fine fu mandata a chiamare la madre.

  • Mamma, – disse la ragazza quando l’anziana signora venne alla porta, – neanche tu riconosci tua figlia?
  • Io non ho figlie; mia figlia morì e fu sotterrata tanto, tanto tempo fa.
  • Dammi anche solo un’occhiata in viso è certo mi riconoscerai.

L’anziana signora scosse il capo.

  • Voi tutti mi avete dimenticata. Ma guarda questo neo che ho sul collo. Ora mamma mi riconoscerai di sicuro.
  • Sì, sì, – disse la madre, – la mia Gracie aveva sul collo un neo simile a questo; eppure io l’ho vista nella bara e ho visto il coperchio chiudersi sopra di lei.

Fu allora Jamie a parlare, e raccontò la storia del viaggio fatato, del rapimento della fanciulla, della sagoma che aveva visto adagiata al suo posto, della sua vita a Fannet insieme alla madre, dell’ultima vigilia di Ognissanti e delle tre gocce che l’avevano liberata dall’incantesimo.

Quando si interruppe la ragazza continuò la storia raccontando di quanto madre e figlio erano stati gentili con lei.

I genitori non sapevano come ringraziare Jamie. Lo trattarono con ogni riguardo e, quando espresse il desiderio di ritornare a Fannet, dissero che non sapevano cosa fare per dimostrargli la loro gratitudine.

Ma sorse allora una curiosa complicazione: la figlia non voleva che Jamie se ne andasse senza di lei. – Se Jamie se ne va, andrò via anch’io, – disse. – Mi ha salvato dai folletti e da allora ha sempre lavorato per me. Se non fosse stato per lui, cara mamma e caro padre, non mi avreste mai più rivisto. Se lui se ne va, andrò via anch’io.

L’anziano signore, vedendola così decisa, disse che Jamie sarebbe dovuto diventare suo genero. La madre fu fatta venire da Fannet con un tiro a quattro e ci fu uno splendido matrimonio.

Vissero tutti insieme nella stupenda casa di Dublino e alla morte del suocero Jamie divenne erede di incalcolabili ricchezze.

Fiabe popolari irlandesi.

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