Gli Equidi – 8 – L’Asino domestico

La domesticazione dell’Asino è avvenuta assai prima di quella del Cavallo. Antenati dell’Asino Domestico (Equus asinus asinus) sono da considerarsi tutte e 3 le sottospecie dell’Asino selvatico africano, in particolare quella della Nubia; esemplari di quest’ultima sottospecie furono addomesticati per la prima volta attorno al 4000 a. C. nella valle inferiore del Nilo e successivamente anche in Arabia, in Nordafrica e nelle regioni orientali del continente. Ove il territorio di diffusione dell’Asino selvatico della Nubia si sovrapponeva a quello dell’Asino selvatico della Somalia, ad esempio nell’Etiopia settentrionale, nacquero degli ibridi; per tale ragione, nella maggior parte degli Asini domestici compaiono caratteri presenti in entrambe le sottospecie. In Europa l’Asino giunse nel II millennio a. C., e cioè nell’età del bronzo, probabilmente trasportatovi dagli Etruschi provenienti dall’Asia Minore, che si erano stabiliti in Italia; in Grecia fu introdotto, via mare, dalla Siria, e in seguito si espanse via via in altri paesi, diffondendosi in tutta l’Europa meridionale.

Per la sua utilità era assai apprezzato dai Romani, che se ne servivano anche per sacrifici agli dei; molti secoli più tardi, nel 1500, gli spagnoli, dopo aver conquistato il Sudamerica, insediarono nelle nuove terre anche questi Equidi, che si dimostrarono estremamente utili come animali da soma soprattutto nelle regioni delle Ande e cioè in Cile e in Perù.

Un tempo gli Asini erano utilizzati, tra l’altro, nel trasporto di persone, nel traino e nei più diversi lavori, ad esempio per far funzionare le macine dei mulini e per portare l’acqua dei pozzi in superficie. Oltre che dall’estrema utilità, la diffusione di questi animali venne tuttavia favorita anche dalla loro spiccata capacità di adattamento e dalla loro natura prudente ma, in caso di necessità, anche coraggiosa. Gli Asini domestici, d’altronde, non sono affatto stupidi, ma possono invece dimostrarsi molto furbi, e a differenza del Cavallo anche assai ostinati; come si è detto, hanno inoltre conservato l’indole coraggiosa dei loro antenati selvatici, per cui, se vengono aggrediti, anziché spaventarsi e darsi alla fuga si dispongono in cerchio e si difendono validamente a colpi di zoccolo. Non esiste forse alcun altro animale domestico che, a parità di lavoro, si nutra in misura così limitata; l’Asino infatti si sfama solo con erba e fieno, e non richiede altri alimenti energetici. Ciò deriva probabilmente dal fatto che i suoi antenati vivevano nei deserti e si erano adattati a cibarsi di quanto offriva un ambiente così povero. L’Asino è inoltre assai resistente alle malattie, e può lavorare sino a età avanzata, in genere dopo aver superato i 40 anni.

Il latte delle femmine, che ha un contenuto in zuccheri e proteine superiore a quello del latte di Mucca, venne usato fin dall’antichità non solo come alimento per neonati e malati, ma anche come prodotto di bellezza, destinato a mantenere la pelle morbida e fresca; le carni furono usate per l’alimentazione, talvolta miste a quelle di altri animali, ad esempio di maiali, per la produzione di insaccati, mentre il cuoio veniva un tempo utilizzato per la fabbricazione della pergamena.

Razze domestiche di Asini

Sebbene la domesticazione dell’Asino sia anteriore a quella del Cavallo, il numero delle razze finora ottenute è veramente modesto: la maggiore è senza dubbio la POITOU, che al garrese raggiunge un’altezza di oltre 150 cm e ha un mantello nero, piuttosto lungo e crespo sul dorso e via via più corto procedendo verso i fianchi, e il contorno della bocca chiaro. Dimensioni quasi simili hanno la razza di Martina Franca, in provincia di Taranto, e quella della Catalogna; originaria della Francia meridionale è invece una razza dal mantello raso e leggermente più slanciata delle precedenti, quella della Guascogna, mentre nelle regioni alpine viene allevato soprattutto l’Asino della Savoia, dalla struttura tozza, utilizzato come animale da soma. Continua – 8

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