La favola del giorno

Il principe Ivan e la principessa Marfa

Uno zar teneva in prigione da anni un uomo dalle mani da ferro, la testa di ghisa e il corpo di rame, furbo e molto potente. Il piccolo principe Ivan, figlio dello zar, passò davanti alla prigione. L’uomo lo chiamò e lo supplicò: “Dammi da bere, principe Ivan, per pietà!”. Il principe Ivan, che non sapeva niente poiché era giovane, attinse dell’acqua e gliela diede: immediatamente l’uomo disparve dalla prigione, come per incanto. La notizia arrivò fino allo zar. Lo zar ordinò che per questo il principe Ivan fosse cacciato dal regno. La parola dello zar è legge: il principe Ivan venne cacciato dal regno e partì senza una meta.

Camminò a lungo; alla fine giunge in un altro reame e si presenta direttamente al sovrano per chiedergli un lavoro. Lo zar lo assunse come palafreniere. Ma quello non fa altro che dormire nelle scuderie e non si cura affatto dei cavalli; perciò il capo-scuderia lo picchiava spesso. Il principe Ivan sopportava tutto. Un altro sovrano, che aveva domandato invano a quello zar la mano di sua figlia, gli dichiarò guerra. Lo zar lasciò la capitale alla testa delle sue truppe e sua figlia, la principessa Marfa, divenne la reggente. Già da prima aveva notato che il principe Ivan non doveva essere di bassa stirpe così lo mandò in una certa provincia a titolo di governatore.

Il principe Ivan andò dove era stato mandato e iniziò a governare. Un giorno se ne andò a caccia: non appena superato l’abitato, si vide apparire davanti l’uomo dalle mani di ferro, la testa di ghisa e il corpo di rame: “Ah, buongiorno, principe Ivan!”. Il principe Ivan gli fece un inchino. Il vecchio lo invita: “Vieni – dice – ospite a casa mia”. Si avviarono. L’uomo lo fece entrare in una ricca dimora e gridò alla figlia minore: “Ehi dacci un po’ da mangiare e da bere, e in più dacci una coppa di vino grande come mezzo secchio!”. Si rifocillarono; d’un tratto la figlia porta la coppa di vino grande come mezzo secchio e la offre al principe Ivan. Lui tenta di rifiutare, dice: “Non ce la farò mai a berla tutta!”. Il vecchio ordina di prenderla; prese la coppa e, con sua stessa sorpresa, la vuotò d’un fiato!

Il vecchio, poi, lo portò a sgranchirsi un po’ le gambe; giunsero a una pietra di cinquecento pudy. (Plurale di pud, antica misura di peso russa pari a kg. 16,38). Il vecchio dice: “Solleva questa pietra, principe Ivan!”. Quello pensa tra sé: “Non posso riuscire a sollevare una pietra tanto pesante! Comunque, proviamoci”. La sollevò e la lanciò senza sforzo: “Da dove mi viene questa forza? – pensa di nuovo tra sé. – E’ senza dubbio il vecchio che me l’ha data col vino”. Camminarono per un po’ e rientrarono a casa. Arrivano: il vecchio gridò alla sua seconda figlia di portare un secchio di vino. Il principe Ivan prese senza timore la coppa di vino e la vuotò di un fiato. Di nuovo uscirono per sgranchirsi, giunsero a una pietra di mille pudy. Il vecchio dice al principe Ivan: Su, lanciami quella pietra!”. Il principe Ivan subito afferrò la pietra e la lanciò, e pensa tra sé: “Che forza ho in me”.

Tornarono di nuovo a casa, e di nuovo il vecchio gridò alla sua figlia maggiore di portare una coppa di vino da un secchio e mezzo. Il principe Ivan vuotò anche questa d’un fiato. Lui e il vecchio uscirono per sgranchirsi. Il principe Ivan lanciò senza alcuno sforzo una pietra di mille e cinquecento pudy. Allora il vecchio gli diede una tovaglia magica e dice: “Ebbene, principe Ivan, ormai sei talmente robusto che un cavallo non riuscirebbe a portarti! Ordina di rifare le scale di casa, perché sotto il tuo peso non potrebbero reggere; cambia anche le sedie e fa’ aumentare i supporti del pavimento. Va’ con Dio!”. Tutti si misero a ridere quando videro che il governatore tornava a casa a piedi dalla caccia, portando il cavallo per la briglia. Arrivò a casa; fece aggiungere dei supporti sotto il pavimento, rifare le sedie; mandò via le cuoche, le cameriere e iniziò a vivere da solo, come un eremita. Ci si stupisce che non muoia di fame, dato che nessuno gli prepara da mangiare! Infatti è la tovaglia magica a nutrirlo.

Non andava più a trovare nessuno, e poi, dove sarebbe potuto andare? Le case altrui non l’avrebbero retto.

Lo zar, che nel frattempo era tornato dalla guerra, venne a sapere che il principe Ivan era governatore, ordinò di destituirlo e lo rinominò palafreniere. Non ci fu niente da fare: il principe Ivan ritornò ad essere palafreniere. Un giorno il capo-scuderia, dandogli degli ordini, lo colpì; il principe, furioso, non fece in tempo ad afferrarlo che la testa di quello saltò via. La notizia arrivò fino allo zar. Condussero il principe Ivan. “Perché hai picchiato il capo-scuderia?”, chiese lo zar. “E’ stato lui a colpirmi per primo; io non ho picchiato duro, ma ho colpito alla testa: e quella è saltata.”

Gli altri palafrenieri confermarono che aveva cominciato il capo-scuderia e che il principe Ivan non lo aveva colpito violentemente. Non fecero nulla al principe Ivan, ma comunque fu passato da palafreniere a soldato; una volta di più fece buon viso a cattiva sorte.

Poco tempo dopo, arriva dallo zar un omino alto quanto un barattolo e con la barba di un cubito, e gli dà un messaggio con tre sigilli neri da parte dello zar delle Acque; c’era scritto che se lo zar, il tal giorno, non avesse mandato, nella tal isola, sua figlia, la principessa Marfa, per farla sposare con il figlio dello zar delle Acque, tutti gli abitanti del reame sarebbero stati massacrati e il reame messo a fuoco; il marito della principessa sarebbe stato un drago a tre teste. Lo zar, dopo aver letto la lettera, rispose allo zar delle Acque che acconsentiva a dare la figlia; congedò il vecchio e riunì senatori e consiglieri perché meditassero su come salvare sua figlia dal drago a tre teste. Se non la invierà nell’isola, il reame sarà distrutto dallo zar delle Acque. Fu lanciato un appello per trovare qualcuno che si incaricasse di salvare dal drago la principessa Marfa. A costui lo zar la darà in moglie.

Venne trovato uno spaccone, prese una compagnia di soldati, condusse la principessa Marfa; la condusse nell’isola, la lasciò in una capanna e lui rimase ad aspettare fuori il drago. Intanto, il principe Ivan venne a sapere che avevano portato la principessa Marfa dallo zar delle Acque, si preparò e andò nell’isola; giunse nella capanna, la principessa Marfa piange. “Non piangere, principessa! – le disse. – Dio è misericordioso!” Poi si stese sulla panca, mise la testa sulle ginocchia della principessa Marfa e si addormentò.

Fiaba popolare russa.

 Continua domani.

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