La favola del giorno

Il principe Ivan e la principessa Marfa – 2

Improvvisamente il drago uscì dai flutti e l’acqua debordò di almeno tre arsiny. (Plurale di arsin, antica misura russa pari a m o,71). Lo spaccone era lì con i soldati; quando l’acqua iniziò a salire, comandò loro: “Via, sugli alberi!”.

I soldati si arrampicarono tutti sugli alberi. Il drago uscì e va dritto verso la capanna. La principessa Marfa vide che il drago veniva verso di lei e svegliò il principe Ivan; lui saltò su, tagliò di un sol colpo le tre teste del drago e se ne andò. Lo spaccone riportò la principessa Marfa a casa dal padre.

Poco tempo dopo, l’omino alto quanto un barattolo e con la barba di un cubito esce di nuovo dall’acqua e porta un messaggio con sei sigilli neri da parte dello zar delle Acque, affinché lo zar conduca la figlia nella stessa isola a un drago a sei teste; se non avesse dato la principessa Marfa, lo zar delle acque minacciava di inondare tutto il reame. Lo zar rispose nuovamente che acconsentiva a mandare la principessa Marfa. L’omino partì. Lo zar lanciò un appello, con manifesti ovunque: si troverà qualcuno che salverà la principessa Marfa dal drago? Si presentò lo stesso spaccone della volta precedente e dice: “Vostra Altezza Reale, me ne incarico io; datemi solo una compagnia di soldati”. “Non ne serviranno di più? Il drago, stavolta, ha sei teste.” “Basteranno e avanzeranno.”

Formata la truppa, la principessa Marfa venne condotta nell’isola; ma il principe Ivan venne a sapere che la principessa Marfa era di nuovo in pericolo e la seguì laggiù, riconoscente per la bontà che gli aveva dimostrato nel nominarlo governatore; ritrovò la principessa Marfa nella capanna, entra da lei. Lei lo sta già aspettando; appena lo vide, si rallegrò. Quello si stese e si addormentò. Improvvisamente il drago a sei teste uscì dai flutti; l’acqua debordò di sei arsiny. Lo spaccone e i soldati erano già spariti sugli alberi. Il drago entrò nella capanna, la principessa Marfa svegliò il principe Ivan; allora si affrontarono, si batterono: il principe Ivan tagliò al drago una testa, una seconda, una terza, tutte e sei, e le gettò nell’acqua; poi, come niente fosse, se ne andò. Lo spaccone scese dall’albero con i soldati, rientrò nel reame e riferisce allo zar che con l’aiuto di Dio ha salvato la principessa Marfa; quell’uomo, evidentemente l’aveva in qualche modo terrorizzata: lei non osò dire che non era stato lui a difenderla. Lo spaccone cominciò a insistere che si celebrassero le nozze. La principessa Marfa ordina di aspettare. “Lasciatemi – dice – rimettere dalla paura; ho avuto talmente paura!”

All’improvviso, lo stesso omino alto quanto un barattolo e con la barba di un cubito esce di nuovo dall’acqua e porta un messaggio con nove sigilli neri, affinché lo zar mandi immediatamente, il tal giorno, nella tal isola, la principessa Marfa a un drago con nove teste, altrimenti tutto il reame sarà inondato. Lo zar ancora una volta rispose che acconsentiva; e di persona iniziò a cercare l’uomo che avrebbe salvato la principessa del drago a nove teste. Il solito spaccone si offrì e partì con una compagnia di soldati e la principessa Marfa.

Il principe Ivan, informato della cosa, si preparò e andò anche lui laggiù, dove la principessa Marfa lo sta già aspettando. Arrivò; lei si rallegrò, si mise a fargli domande sulla sua origine, su chi fosse e come si chiamasse. Quello non disse nulla, si stese e si addormentò. Ma ecco che il drago a nove teste uscì dai flutti, l’acqua debordò di nove arsiny. Lo spaccone comandò nuovamente ai soldati: “Via, sugli alberi!”. Si arrampicarono. La principessa Marfa tenta invano di svegliare il principe Ivan; il drago è già vicino alla soglia! Lei si mise a piangere a calde lacrime; non c’è verso di svegliare il principe Ivan. Il drago è ormai vicinissimo e sta per afferrare il principe Ivan! Ma quello continua a dormire. La principessa Marfa aveva con sé un temperino; lo strofinò sulla guancia del principe Ivan. Lui si svegliò di soprassalto e iniziò con il drago un terribile corpo a corpo. Il drago stava per avere la meglio sul principe Ivan. Apparve allora dal nulla l’uomo con le braccia di ferro, la testa di ghisa e il corpo di rame, e afferrò il drago; in due, gli tagliarono tutte le teste, le gettarono nell’acqua e se ne andarono. Lo spaccone non stava più in sé dalla gioia; scesero dagli alberi, ritornarono nel loro reame ed egli chiedeva incessantemente allo zar che si celebrassero le nozze. La principessa Marfa rifiutava: “Abbiate un po’ di pazienza, lasciatemi riprendere; ho avuto talmente paura!”.

L’omino alto quanto un barattolo e con la barba di un cubito portò un altro messaggio. Lo zar delle acque vuole il colpevole. Lo spaccone non avrebbe voluto andare dallo zar delle Acque, ma non ci fu niente da fare – ce lo spedirono. Fu armata una nave e tolta l’ancora (ma il principe Ivan, divenuto nel frattempo marinaio, era imbarcato proprio là). Mentre navigano, d’improvviso un vascello viene loro incontro, rapido come un rapace e al grido di: “A noi il colpevole! A noi il colpevole!”, e passa oltre. Un po’ più avanti, sopraggiunge un altro vascello sempre al grido di: “A noi il colpevole! A noi il colpevole!”. Il principe Ivan indicò lo spaccone; fu picchiato di santa ragione, finché non fu più morto che vivo! Proseguirono.

Ecco che giungono dallo zar delle Acque. Lo zar delle Acque ordinò di arroventare una stufa di ghisa o di ferro e di infilarci il colpevole. Lo spaccone fu preso dal terrore, il cuore gli salì in gola! La morte lo aspetta al varco! Intanto, uno degli uomini dei vascelli sconosciuti era rimasto con il principe Ivan; vide che il principe Ivan non era di bassa stirpe, e si mise al suo servizio. Il principe Ivan gli disse: “Su, entra nella stufa”. Quello ci saltò subito dentro; siccome era un diavoletto, non gli successe nulla, ne venne fuori sano e salvo. Questa volta volevano il colpevole per portarlo allo zar delle Acque in persona; gli venne condotto lo spaccone. Lo zar delle acque lo coprì di insulti, lo pestò e ordinò di cacciarlo. Tornarono a casa.

Giunto a casa, lo spaccone iniziò a vantarsi più che mai e dà il tormento allo zar perché le nozze siano celebrate. Lo zar fece celebrare il fidanzamento; stabilirono la data del matrimonio. Lo spaccone era al settimo cielo! Era irraggiungibile, inavvicinabile! Ma la principessa dice al padre: “Padre, ordina di riunire tutti i soldati; ci tengo a vederli”. Detto fatto. La principessa Marfa andò, li passò in rivista e, arrivata di fronte al principe Ivan, guardò la guancia e vede la cicatrice del suo temperino; prende il principe Ivan per la mano e lo conduce al padre: “Ecco, padre, chi mii ha salvato dai draghi; non sapevo chi fosse, ma ora l’ho riconosciuto dalla cicatrice sulla guancia. L’altro, lo spaccone, se ne stava sugli alberi con i soldati!”. Vennero interrogati in proposito i soldati: stavano davvero sugli alberi? Quelli risposero: “E’ vero, Vostra Altezza Reale!! Il nostro capitano era più morto che vivo, non vale niente!”. Finalmente lo degradarono e lo spedirono in esilio; quanto al principe Ivan, sposò la principessa Marfa e da allora vive felice e contento.

Fiaba popolare russa.

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