La favola del giorno

Le soprascarpe della felicità – 2

Mi sembra che la cosa migliore sia prendere una carrozza!” pensò. Ma dov’erano le carrozze? Non se ne vedeva nemmeno una. “Mi toccherà tornare sino a Kongensnytorv, dove ci saranno certamente delle carrozze; altrimenti non arriverò mai a Christianshavn!”

Allora tornò indietro, ed era quasi arrivato in fondo alla Ostergade quando sorse la luna.

  • Santo cielo! Che razza di impalcatura! – esclamò, scorgendo la porta che a quei tempi si trovava in fondo alla Ostergade.

Alla fine trovò un cancelletto aperto e di lì giunse a quella che ora è Kongensnytorv, ma allora non c’era che un vasto prato, interrotto solo da qualche cespuglio solitario, e lo attraversava un lungo canale, o fiume che fosse. Sulla riva opposta sorgevano alcune miserande baracche di legno per i marinai di Halland, che avevano dato il nome al corso d’acqua.

  • O questa è la cosiddetta Fata Morgana, o io sono ubriaco! – si lamentò il consigliere. – Ma che roba! Ma che roba!

Tornò indietro, fermamente convinto di star male, e non appena fu di nuovo nella Ostergade, guardò un po’ più attentamente le case: la maggior parte di esse era a travature esterne, e molte avevano un tetto di paglia.

  • Non mi sento bene per niente! – disse sospirando. – eppure ho bevuto solo un bicchiere di ponce, ma per me, che non lo sopporto, è anche troppo! Che bella stupidaggine è poi stata quella di offrirci del ponce col salone caldo! Lo dirò alla padrona di casa! E se tornassi indietro, per far veder loro in che stato mi trovo? Ma temo di far brutta figura! E poi, chissà se sono ancora alzati!

Cercò allora la casa ma senza trovarla.

  • E’ una cosa terribile! Non son capace di riconoscere la Ostergade! Non c’è nemmeno un negozio! Non vedo che delle vecchie catapecchie miserabili, come se mi trovassi a Roskilde o a Ringsted! Son certo ammalato! Ma è inutile vergognarsi! Dove diavolo si trova la casa dell’agente? Non è più la stessa! Eppure dentro c’è ancora della gente alzata! Dio mio, sono certo ammalato!

Vide poi una porta socchiusa, da cui filtrava un po’ di luce. Era una delle locande di allora, una specie di bettola, e il salone sembrava il vestibolo di un alberguccio dello Holstein; un buon numero di brava gente, marinai, borghesi della capitale e qualche persona dotta, assorti in discorsi profondi attorno ai boccali di birra, badarono appena al nuovo venuto.

  • Scusi, – disse il consigliere all’ostessa venutagli incontro, – mi sento tanto male! Non potrebbe procurarmi una carrozza per tornare a Christianshavn?

La donna lo guardò scuotendo la testa, e poi si mise a parlargli in tedesco. Pensando che essa non conoscesse il danese, il consigliere ripeté in tedesco la sua richiesta, e questo, unitamente al suo modo di vestire, confermò l’ostessa nella sua idea di aver davanti a sé un forestiero. Che stava male però lo capì subito, e gli portò un boccale pieno d’acqua un po’ salmastra, che era stata attinta al pozzo.

Il consigliere si prese la testa tra le mani e tirò fuori un profondo sospiro, ripensando a tutte le strane cose che gli erano accadute.

  • Questo è l’ ”Oggi” di stasera? – chiese poi, tanto per dir qualcosa, vedendo la donna riporre un gran foglio di carta.

Ella non capì cosa voleva dire, ma gli porse il foglio: era una incisione rappresentante un fenomeno di miraggio apparso nel cielo della città di Colonia. – E’ molto vecchia! – esclamò il consigliere, tornando di buon umore alla vista di un simile oggetto da antiquario. – Come mai lei è venuta in possesso di un pezzo così raro? E’ interessantissimo, nonostante si tratti di una fantasia! Oggi, queste visioni si spiegano con l’aurora boreale, ma si tratta certo di fenomeni elettrici.

Sentendo le sue parole, quelli che erano seduti più vicino lo guardarono meravigliati, e uno di essi si alzò, si levò rispettosamente il cappello e disse, con l’aria più seria di questo mondo:

  • Lei, monsieur, è certo un uomo molto dotto!
  • Oh no, – si schermì il consigliere, – son solo capace di parlare di questo e di quello, come è necessario saper fare.
  • La modestia è la più bella delle virtù, – rispose l’uomo. – Del resto, dopo quel che avete detto, devo rispondere mihi secus videtur, per quanto sospenda volentieri il mio Judicium.
  • Posso chiedere con chi ho l’onore di parlare? – domandò il consigliere.
  • Sono baccelliere nella Sacra Scrittura! – rispose quello.

Al consigliere questo bastò, tanto più che l’abbigliamento di quel tipo era in carattere col suo titolo. “Si tratta certo, – pensò, – di un vecchio maestro di campagna, un originale, come se ne trovano ancora su nella Jutlandia”.

  • Questo non è certo un locus docendi, – riprese quello, – ma vi prego di voler darvi la pena di parlare. Siete certo molto competente in fatto di cose antiche.
  • Sì, certo, – rispose il consigliere, – leggo volentieri tutti i vecchi libri utili, ma mi piacciono anche quelli moderni, fatta eccezione per le ”storie di tutti i giorni”: di cose di tutti i giorni ne abbiamo già abbastanza nella realtà!
  • Storie di tutti i giorni? – chiese il nostro baccelliere.
  • Penso a questi nostri nuovi romanzi.
  • Ora capisco, – disse l’uomo sorridendo, – però in essi c’è dell’ingegno, e vengono letti a corte; al re piace specialmente il romanzo di Messer Iffvent e di Messer Gaudian, che tratta di re Arturo e dei suoi cavalieri della Tavola rotonda: a questo proposito, egli ha anche scherzato con i suoi cortigiani!
  • Non l’ho ancora letto, – rispose il consigliere, – deve certo trattarsi di un nuovo romanzo pubblicato da Heiberg!
  • No, – replicò quello, – non lo ha pubblicato Heiberg, ma Godfred von Ghemen!
  • E’ lui l’autore? –  Chiese il consigliere. – E’ un nome molto antico! Si chiamava così il primo  stampatore che abbiamo avuto in Danimarca! Continua domani.  

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