Il Parco Regionale dei Monti Picentini – 1

ubicazione del parco

Superfice del Parco 64.000 ettari; quota da 0 a 1809 metri; Anno di istituzione 1995; Ente Parco è il gestore; Regione Campania; Province Avellino e Salerno; Comuni: Acerno, Bagnoli Irpino, Calabritto Calvanico, Campagna, Caposele, Castelvetere sul Calore, Castiglione dei Genovesi, Chiusano di San Domenico, Eboli, Giffoni Sei Casali, Giffoni Valle Piana, Fisciano, Lioni, Montecorvino Rovella, Montella, Montemarano, Montoro Superiore, Nusco, Olevano sul Tusciano, Oliveto Citra, Salza Irpina, San Cipriano Picentino, San Mango Piemonte, Santa Lucia di Serino, Santo Stefano del Sole, Senerchia, Solofra, Serino, Sorbo Serpico, Volturara Irpina.

Dalla cima del Monte Taburno si può ammirare il profilo dell’alta catena dei Monti Picentini.

“Il Terminio è la prima giogaia del contrafforte campano, e ne è a un tempo la più vasta e frastagliata. Ciò che veramente gli dà figura e carattere è la forma conica dei suoi monti boscosi, che s’inseguono l’un l’altro in varie e molteplici concatenazioni.” Così, alla fine dell’Ottocento, descriveva i Monti Picentini Giustino Fortunato, l’uomo politico nato a Rionero in Vulture che fu uno degli ideatori dell’escursionismo sulle montagne del Sud.

Al confine tra le province di Avellino e Salerno, ma ancora a portata di mano da Napoli, la catena dei Picentini segna il punto – dopo l’intermezzo del Taburno, del Camposauro e del Partenio, che formano una catena importante di parchi naturali – in cui l’Appennino campano si alza di nuovo verso i duemila metri di quota, proponendo all’escursionista e al naturalista vette e sentieri paragonabili a quelli che si potrebbero incontrare in Abruzzo e in Calabria.

A rendere affascinanti questi alti monti sono le pareti di roccia del Terminio e l’area cresta dell’Accellica, le ovattate faggete del Polveracchio e del Cervialto, gli altipiani carsici del Laceno, di Verteglia, del Dragone e del Gaudo. E poi le sorgenti e le forre, le grotte utilizzate come luogo di culto, i ruderi di fortilizi e castelli medievali che sorvegliano ancora buona parte dei paesi del massiccio.

Popolati nell’antichità dai Piceni, uno dei popoli più ostili al potere di Roma, i Monti Picentini hanno subito seri affronti dal turismo basato sugli skilift, l’edilizia residenziale e le strade, ma conservano un eccezionale interesse per i naturalisti e gli escursionisti. Anche qui la wilderness non è più quella di cento o centoventi anni or sono.

Eppure, senza dubbio, i Picentini restano uno dei grandi spazi selvaggi dell’Appennino meridionale. Uno spazio tanto più prezioso perché sulla porta di casa per chi vive a Salerno, ad Avellino, nella pianura vesuviana e nella stessa Napoli.

La nascita del Parco Regionale e di alcune Oasi del WWF dimostra che la tutela dei Picentini è possibile. Continua.

Il Monte Terminio è ricco di scoscese pareti rocciose dove si aprono profonde spazzature.

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