Monumenti di Napoli

L’età dei Normanni – 16

La leggenda dell’uovo

Con gli ampliamenti normanno-svevi la struttura difensiva situata sull’isolotto si discostò dalla tradizionale tipologia medioevale del castello-palazzo, assumendo piuttosto il carattere di cittadella fortificata.

Federico II (1194-1250) vi fece costruire la Torre di Mezzo e le due Torri Maestre e, come gli Altavilla, la elesse sua residenza regale. Qui, ricorda V. Dattilo, “non trascurò di adunare, con assidua cura, resti di monumenti greci e romani e altre vestigia dell’antichità classica che sul posto potevano essere scampate alle numerose e gravi spoliazioni, fondando sull’isolotto con la sua ricca raccolta quello che può definirsi il primo museo archeologico napoletano” (“Castel dell’Ovo, Storia e leggende di Napoli”, Casella, Napoli 1956).

Nel castello, alla morte di Manfredi (1266), figlio illegittimo di Federico II, furono rinchiusi i suoi familiari per volontà di Carlo I d’Angiò (1266-1285), nuovo sovrano del Regno di Napoli e di Sicilia, che qui fece predisporre anche sicure prigioni di Stato.

E’ proprio in epoca angioina che nei documenti inizia a comparire il nome di “Castel dell’Ovo”: “chastel du Salvateur en mer de Naple, qui est dit comunement chastel de l’euf”, recita un documento citato da R. Filangieri (“Castel dell’Ovo nelle sue più antiche rappresentazioni”, in “Rassegna storica napoletana” anno II, n. 2 A. Miccoli, 1934).

Si è supposto che tale nome sia stato suggerito dalla vaga forma ovoidale della struttura fortificata, ma F. Sabatini preferisce ricollegarlo alla leggenda medioevale secondo cui il poeta Virgilio “consagrò un uovo. Lu quale ovo puose dentro una carrafa per lo più stretto forame di la dicta carrafa, la quale carrafa et ovo fe’ ponere dentro una gagia di ferro. Et la dicta gagia, la qual continìa la carrafa e l’uovo, fe’ ligare o appendere di socto uno trave di quercia che stava appogiada a le mura d’una camerella: imperò che da quello ovo, da lu quale lu castello pignò nomo, pendevano tucti i facti dil castello, ciò è che lu castello dovìa durare tanto quanto l’uovo se conservava chosì guardato” (F. Sabatini, “La cultura a Napoli nell’età angioina”, in “Storia di Napoli”, E.S.I., Napoli, 1974, vol. IV). Continua domani.

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