Napoli – Antichi Mestieri

Il Maestro di Bottega ed il guappo in abito da festa. – 6

Vera immagine delle cose di quaggiù, il domani ciascuno dei nostri eroi deporrà il fasto a piè d’ un incudine o d’ un tavolo; e somigliante a re da scena, poi che ha rappresentata la sua parte, torna al consueto ritrovo di amici, che talvolta è un caffè, talvolta era una bettola.

Ciò nondimeno questa parodia, che mostra il lato ridicolo dell’uomo volgare rimpetto al galantuomo, è forse contrappesata da molti vantaggi di quello su questo. Che cosa è la vita per un uomo del popolo? Contento dell’oggi che corre e gli reca la sua mercede, e’ non si travaglia barbaramente per un dubbio e fantastico domani, nube sulla stella e luce tra i veli, secondo le vaghe espressioni di un poeta; e nulla dolentesi del suo stato, attende con sincera allegrezza il suo giorno di festa.

Egli non ha mestieri di logorarsi la vita per anni ed anni dietro un fantasma di gloria, somigliante alle bolle da sapone, non di attendere, non di dare esami, non di pubblicare per le stampe; a dodici anni è un giovine, a diciotto un artista, vale a dire professore sui generis. Scrupoloso a’patti matrimoniali, allorchè mena sua moglie a Piedigrotta, al Campo, al Pascone, a Montevergine, è certo assai più lieto dell’uomo che, sdraiato in fondo d’ una fastosa carrozza, col disprezzo sul viso e la morte nel cuore, pensa forse al mal governo del suo, o ad una misera moglie, che, al contrario di Mida, il quale volea tutto convertire in oro, vorrebbe tutto il suo oro in un momento di tranquillità convertire.

Ed i figliuoli? E che fanno eglino i figliuoli ad un uomo volgare? – Se non ha giudizio, strappatili crudelmente al felice orizzonte in cui la sorte benigna collocati gli avea, fa che ricevano una accurata istruzione, e gustino le non rare delizie del sapere; ma se in cambio avrà un’oncia di cervello insegnerà loro il proprio mestiere, e così i suoi discendenti, provveduti, alla lor volta, d’un abito da festa, in compagnia di una bella maesta, nostra compaesana, benediranno il gran giudizio del genitore, ripetendo quell’assennato adagio del popolo: L’arte de tata è mezza mparata.

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