Napoli – Antichi Mestieri

I venditori di acqua sulfurea – 1

Napoli non ha acque sorgive fuorché le minerali: i suoi fonti schezi in questi campi fregrei sparvero, o inaridirono, ma gli acquidotti dalla Bolla e dal Carmignano provvedono abbondantemente la vasta città, che diconsi l’acque de’ formali; e l’acque piovane che si raccolgono nelle cisterne, benché d’inferior qualità, servono a dovizia agli usi della vita. L’acque che hanno l’onore d’empire le regie tazze e quelle de’ grandi sono l’acque del Leone di Posilipo, di S. Pietro Martire, di S. Paolo e l’acqua Aquilia al Mandracchio; ma nella stagione estiva il popolo capriccioso tempra gli ardori della canicola con la freschezza dell’acqua sulfurea, sia per lusso, o per necessità, non v’ è persona e sia la più misera plebea che non imprenda a guarirsi d’ogni malore con l’acqua sulfurea, panacea generale come l’idropatia alemanna.

Per tutto si vende acqua sulfurea, per tutto si beve acqua sulfurea dove vedete orciuoli, bicchieri e frasche; e il venderla è il più bel mestiere di chi non ha altro mestiere che di saper gridare con voce più stentorea per le vie. Intanto tutta l’acqua sulfurea che si vende e si beve in Napoli e suoi contorni, viene attinta dal solo fonte che si trova sotto la strada di Santa Lucia. Continua domani.

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