Giardinaggio – L’orto semine, tecniche e cure colturali

Cicoria e Radicchio (Cichorium intybus) – 2

Concimazioni e cure colturali: seguito

Per la cicoria di Bruxelles si può procedere in questo modo: dopo la raccolta si recidono le foglie a 2-3 cm sopra il colletto, quindi si pongono le piante al buio in luogo riscaldato dentro cassoni profondi 30-40 cm ammassandole verticalmente con i fittoni rivolti in basso. Si ricopre la cicoria con uno strato di terra di 20-25 cm che si terrà inumidito leggermente e si attenderà il tempo necessario affinché, sfruttando le sostanze di riserva accumulate nella radice, le piante avranno emesse le nuove foglie bianche, tenere e croccanti.

Nel caso dei radicchi, invece, dopo la raccolta si procede a ripulirli da foglie marce o coriacee quindi si raggruppano in mazzi di 30-40 individui e si pongono verticalmente in un luogo riparato dalla luce ricoprendoli con paglia, terra o film plastico nero e mantenendo il substrato inumidito in prossimità dell’apparato radicale delle piante senza, comunque bagnare le foglie per non provocare marcescenze.

Per imbianchire il radicchio si può intervenire con tunnel riparati di film plastico scuro, cassoni, cumuli di terreno da eseguirsi nell’orto o, più semplicemente, riparando le singole piantine con paglia, foglie o altro.

Raccolta:

muta secondo la varietà. La Cicoria rossa di Verona e di Treviso si raccolgono da novembre a tutto inverno, il variegato di Castelfranco, da novembre fino a febbraio, quello di Chioggia da ottobre a marzo. Le Cicorie da cespo sono raccolte per quasi tutto il ciclo dell’anno, mentre le Cicorie a grosse radici si estirpano da fine autunno fino a primavera.

Le Cicorie da taglio prevedono numerosi tagli d’asportazione, i quali vengono attuati tagliando la parte aerea della pianta poco sopra il colletto allorché le foglie sono tenere.

Infine le Cicorie da foglie e steli si possono raccogliere in primavera, in estate, oppure in autunno-inverno e sono in grado di fornire più produzioni nel corso dell’anno.

Avversità:

oltre che da lumache, talpe e topi, cicoria e radicchio vengono attaccati da parassiti animali e crittogame.

Tra i primi ricordiamo le larve di maggiolino, il grillotalpa, gli afidi, la nottua, i nematodi. Tra le seconde particolarmente pericolose sono la peronospora, la quale attacca dapprima le foglie cotiledonari che ingialliscono e poi disseccano, mentre in vicinanza della raccolta si manifesta sulle foglie esterne più prossime al terreno. L’infezione si evidenzia sulla pagina superiore della foglia con macchie giallognole o decolorate alle quali corrispondono nella pagina inferiore formazioni di muffa feltrosa biancastra.

La lotta preventiva conta su opportune rotazioni, l’eliminazione delle piante e parti infette, l’uso di varietà resistenti, impedimento dei ristagni. La lotta diretta si basa sull’impiego di ossicloruro di rame o di una soluzione idroalcolica di propoli addizionata a Sulfar.

Il mal bianco delle Composite si riconosce con una certa facilità in quanto i suoi attacchi provocano sulla pagina superiore della foglia macchie biancastre polverulenti. Successivamente le parti colpite ingialliscono e disseccano. Gli interventi preventivi contemplano l’impiego di varietà resistenti, seminagioni non troppo fitte, aerazioni e utilizzazione di letame o composto perfettamente maturo. La lotta diretta prevede l’impiego di decotto di equiseto più silicato di sodio (0,5-1%) o, nei casi più gravi interventi con fungicidi a base di zolfo.

La sclerotinia della lattuga conosciuta comunemente anche col nome di marciume del colletto può attaccare la lattuga nei diversi momenti del suo ciclo, ma si manifesta particolarmente evidente in prossimità della raccolta con appassimento e morte delle foglie esterne. Le radici infette e il colletto appaiono ricoperti da una muffa biancastra cosparsa da piccoli sclerozi nerastri. Preventivamente si può intervenire con opportuni avvicendamenti, evitando che le foglie esterne vengano a contatto con il terreno, arieggiando tunnel e serre, impiegando varietà resistenti, distribuendo nelle buchette di trapianto o lungo i solchi polvere di litotamnio. La lotta diretta, oltre all’eliminazione delle parti e delle piante infette, può essere praticata con ossicloruro di rame allo.

La muffa grigia della lattuga può colpire le piantine già in semenzaio con strozzature sul fusto ricoperte da una muffa grigiastra. In seguito vengono attaccati colletto e foglie: sul primo si manifestano delle caratteristiche fruttificazioni grigiastre (conidi) e talora piccoli corpiccioli nerastri appiccicati ai tessuti (sclerozi); sulle foglie si propaga un marciume molle sul si insedierà una muffa grigiastra. La lotta preventiva s’appoggia su semine non troppo fitte e sull’astensione da irrigazioni troppo abbondanti e frequenti. Si deve pure evitare i trapianti in terreni particolarmente umidi e freddi, gli squilibri idrici, gli sbalzi termici e la presenza in serre e tunnel di un’umidità troppo elevata. La lotta diretta ricorre a interventi a base di ossicloruro di rame e calcio.

Il decotto di equiseto svolge una notevole azione rinforzante sui tessuti di molti vegetali. Esso va spruzzato sulla vegetazione alla sera o nelle prime ore del mattino.

Per la preparazione si utilizza tutta la pianta, senza le radici, nella quantità di 1 kg se fresca, 150 gr se secca, ogni 10 litri d’acqua. Si fa fermentare al sole per 24 ore, quindi si diluisce ulteriormente con dell’altra acqua aggiungendone dai 10 ai 50 litri ogni 10 litri di infuso.

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