Monumenti di Napoli

Al tempo degli Svevi – 1

Federico II, i mercanti e i forestieri

Guglielmo II, re di Sicilia, morto senza successori, aveva dato in sposa la sorella, Costanza d’Altavilla, a Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa. A causa di questa scelta l’Italia meridionale visse, per circa un ventennio, in una condizione di grande instabilità politica, in quanto buona parte della nobiltà feudale e varie città si opposero alla nomina di Enrico VI.

Napoli divenne in questo periodo un baluardo antisvevo, e per tale motivo nel 1191 subì per tre mesi un assedio, peraltro senza esito, da parte delle truppe imperiali. Solo tre anni dopo, nel 1194, i napoletani decisero di offrire la loro obbedienza all’imperatore, il quale volle comunque punirli per l’orgogliosa resistenza di qualche anno prima ordinando che venissero distrutti alcuni versanti delle mura cittadine.

Dopo la morte del figlio del Barbarossa, la città fino all’avvento di Federico II, visse un periodo di relativa floridezza e autonomia: essa poteva fra l’altro contare su un proprio esercito, diretto da Goffredo di Montefuscolo, parente del conestabile Cottone, che seppe dimostrare la propria efficienza in più di un’occasione.

La situazione cambiò radicalmente a partire dal 1220, quando Federico II, incoronato imperatore, ebbe la possibilità di stabilizzare anche il proprio dominio in Italia meridionale. Il ristabilimento dell’autorità centrale, senza alcuna concessione di sorta alle varie realtà locali, costituì il fine principale della politica sveva: Napoli vide progressivamente abolite le proprie prerogative e le antiche consuetudini, e anche il privilegio concesso da Tancredi nel 1190 fu completamente ignorato dall’imperatore. Continua domani.

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