La favola del giorno

Il Nano Giallo – 2

La Regina lo guardò, e non fu meno terrorizzata da quell’orribile sgorbietto, di quanto già non lo fosse dai leoni; restò come trasognata e non rispondeva nulla.

  • Come? Esitate, signora? – lui gridò; – si vede proprio che vi preme poco la vita!

In quel momento, la Regina scorse i leoni in cima a una collina, che correvano verso di lei; avevano ciascuno due teste, otto piedi, quattro file di denti, la loro pelle era più dura della tartaruga e più rossa del marocchino. A tale vista, la povera Regina, più tremante della colomba quando vede il nibbio, gridò più forte che poté:

  • Illustrissimo signor Nano, Tuttabella è vostra!
  • Oh! – fece lui torcendo il naso, – Tuttabella è troppo bella, non so che farmene, tenetevela.
  • Vi prego, illustrissimo, – continuava la Regina fuori di sé, – non rifiutatela: è la più incantevole principessa dell’universo.
  • E va bene! – rispose lui, – l’accetto proprio per compassione, ma ricordatevi che me l’avete regalata!

In quell’attimo il melarancio sul quale si trovava si aprì, la Regina vi si precipitò dentro ad occhi chiusi, l’albero si richiuse e i leoni rimasero a bocca asciutta.

La Regina era così turbata da non accorgersi che nell’albero c’era una porticina; finalmente la vide e l’aprì: dava su un campo di cardi e d’ortiche. Esso era circondato da un fossatello fangoso, e un po’ più in giù si vedeva una casetta bassissima, ricoperta di paglia: ne uscì fuori il Nano Giallo con un aria tutta ringalluzzita: zoccoli ai piedi, una giacchetta gialla di fustagno, niente capelli, due grandissime orecchie e un’aria da canaglia che non vi dico.

  • Signora suocera, son felice, – disse alla Regina, – che vediate il piccolo castello ove la vostra Tuttabella verrà a vivere con me; ella potrà nutrire con queste ortiche e questi cardi un asinello che la porterà a passeggio; sotto questo rustico tetto, si proteggerà dai rigori delle stagioni; berrà l’acqua di questo stagno e mangerà i ranocchi che vi trovano un lauto nutrimento; e per finire, m’avrà giorno e notte accanto a sé, bello, prestante e gagliardo come mi vedete; giacché sarei molto contrariato se la sua ombra dovesse farle più compagnia di me.

La povera Regina, considerando tutt’a un tratto la vita miserabile che il Nano prometteva alla sua cara figliola, e non potendo sopportare una così terribile idea, si sentì mancare le forze e cadde a terra lunga distesa, priva di sensi e senza aver avuto il fiato per rispondergli una sola parola; ma intanto ch’ella era così svenuta, fu trasportata con ogni riguardo nel suo letto, con in capo una bellissima cuffietta da notte, guarnita dai più sgargianti fiocchi, che mai avesse portato in tutta la sua vita. Al suo risveglio, la Regina si ricordò di quel che le era accaduto, ma le parve tutt’un sogno giacché, vedendosi nel proprio palazzo, circondata dalle sue dame e con la figlia accanto, non sembrava verosimile ch’ella fosse stata nel deserto, vi avesse corso così grandi pericoli e ne fosse stata salvata dal nano a una così dura condizione come quella di dargli Tuttabella. Però quella cuffietta di un merletto così raro, e quel nastro, la stupivano non meno del sogno che credeva di aver fatto cosicché, tormentata da questi pensieri, ella piombò in una malinconia così nera che quasi non poteva più parlare, né mangiare, né dormire.

La principessa, che le voleva un gran bene, cominciò a preoccuparsene assai; la supplicò più volte di dirle cos’aveva: ma la Regina, adducendo pretesti, le rispondeva vuoi che era tutta colpa della sua malferma salute, vuoi che qualcuno dei suoi vicini stava minacciando di farle guerra. Tuttabella vedeva bene che queste risposte erano plausibili; pensava però che, in fondo in fondo, vi doveva essere qualche altra cosa, e la Regina si studiava di nascondergliela.

Spinta da una preoccupazione che non riusciva più a dominare, ella decise d’andare a trovare la famosa Fata del Deserto, il cui sapere faceva tanto chiasso dappertutto; desiderava pure chiederle consiglio per sapere se dovesse restare zitella oppure maritarsi, giacché da ogni parte la spingevano a scegliersi uno sposo. Ella ebbe cura d’impastare personalmente la famosa torta destinata a placare il furore dei leoni; poi, una sera, fingendo di andare a letto presto, uscì servendosi di una scaletta segreta, col viso coperto da un lungo velo bianco che le cadeva fino ai piedi; così, sola soletta s’incamminò verso la grotta dove abitava la sapiente fata.

Ma giungendo presso il fatale melarancio che già conosciamo, ella lo vide così pieno di frutta e di fiori che le venne una gran voglia di coglierne; posò in paniere per terra, colse alcuni aranci e li mangiò. Ma quando si trattò di ritrovare il paniere e la torta, apriti cielo, ogni cosa era sparita! Tuttabella cerca, si affanna, si addolora e tutt’a un tratto vede accanto a sé l’orribile nanerottolo di cui abbiamo già parlato.

  • Cos’avete, bella ragazza, perché piangete? – chiese lui.
  • Povera me! Come potrei non piangere? – ella rispose; ho perduto il paniere con la torta che mi erano indispensabili per arrivare sana e salva dalla Fata del Deserto.
  • Eh! Che ci volete fare, bella ragazza? – disse il mostriciattolo; – io sono suo parente, amico suo, e per lo meno altrettanto sapiente quanto lei!
  • La Regina mia madre, – continuò la Principessa, – da qualche tempo in qua è caduta in una tristezza così terribile che mi fa temere per la sua vita; ho in mente che, forse, ne sono io la causa, giacché lei desidera ch’io mi sposi; vi confesso di non aver trovato ancora nulla che sia degno di me; per tutti questi motivi volevo parlare alla Fata.
  • Non ne vale la pena, Principessa, disse il Nano, – sono più adatto di lei a informarvi su queste cose. La Regina vostra madre è molto triste per avervi promesso in matrimonio.
  • La Regina mi ha promesso! – disse lei interrompendolo. – Ah! certamente v’ingannate, me l’avrebbe detto, e la faccenda mi riguarda troppo perché lei mi prometta a qualcuno senza il mio consenso.
  • Bella Principessa, – le disse il Nano gettandosi improvvisamente alle sue ginocchia, – mi lusingo che tale scelta non vi dispiacerà quando vi avrò detto che sono io ad essere destinato a questa felicità.
  • Mia madre vi vuole per genero! – esclamò Tuttabella indietreggiando di qualche passo. – E’ mai esistita una follia simile alla vostra?
  • Tale onore, – disse il Nano pieno di rabbia, – m’interessa ben poco: ma ecco i leoni che si avvicinano per sbranarvi, con tre morsi mi avranno vendicato del vostro ingiusto disprezzo. Continua domani.

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