La favola del giorno

Il Nano Giallo – 3

Al tempo stesso, la povere Principessa li udì arrivare con terribili ruggiti.

  • Che fine farò? – esclamò lei. – Misera me! i miei verdi anni sono destinati a finire così?

Il perfido nano la guardava e rideva sdegnosamente:

  • Avrete almeno la gloria di morire zitella! – le disse, – e di non offuscare le vostre doti preclare imparentandovi imparentandovi con un con un miserabile nano par mio.
  • Per carità, non abbiatevene a male, – gli disse la Principessa pregandolo a mani giunte: – preferirei sposare tutti i nani dell’universo piuttosto che morire in modo così spaventoso!
  • Guardatemi bene, Principessa, prima di darmi la vostra parola, – egli insisté, – giacché non pretendo passare per quello che non sono.
  • Ma vi ho guardato, vi ho guardato, – disse lei; i leoni si stanno avvicinando, mi tremano le gambe, salvatemi, salvatemi, o morirò dalla paura!

Difatti non aveva finito di dire queste parole che cadde svenuta; senza saper come, si ritrovò nel suo letto con indosso la più bella camicia da notte del mondo, i più bei nastri, e un anellino, fatto d’un unico capello rosso, e così stretto che le sarebbe stato più facile strapparsi la pelle che toglierselo dal dito.

Quando la Principessa si accorse di tutto questo e ricordò quello che era accaduto la notte, fu presa da una malinconia che stupì e preoccupò tutta la Corte; la Regina ne fu più allarmata di ogni altro; le domandava e ridomandava cosa avesse, ma lei s’intestava a nasconderle la propria avventura.

Alla fine tutti gli Stati del reame, impazienti di veder maritata la loro cara Principessa, si riunirono in consiglio e vennero quindi a trovare la Regina, per pregarla di sceglierle uno sposo il più presto possibile. Ella rispose che non domandava di meglio, ma sua figlia dimostrava a questo proposito una tale ripugnanza che consigliava loro di andare a parlarle e di rivolgerle una solenne ramanzina: non se lo fecero dire due volte. Tuttabella aveva abbassato un bel po’ la sua cresta dopo la brutta avventura col Nano Giallo; non vedeva ormai un miglior mezzo per cavarsi d’impaccio che quello di sposare un grande re, con il quale quel buffo mostriciattolo non sarebbe stato in grado di contendere una così gloriosa conquista. Le sue risposte furono dunque più favorevoli di quanto si sperava: ella diceva che si sarebbe stimata felice nel poter restare zitella tutta la vita, tuttavia poiché era necessario acconsentiva a maritarsi col Re delle Miniere d’Oro; questi era un sovrano potentissimo e molto avvenente il quale da alcuni anni l’amava con il massimo ardore e che, sino a quel giorno, non aveva avuto alcun motivo di sperare d’esser contraccambiato.

E’ facile immaginare quale fu la sua gioia nell’apprendere una così lieta notizia, e il furore di tutti i suoi rivali nel dover abbandonare per sempre una speranza che la passione alimentava! Ma Tuttabella non poteva sposare venti re; già aveva faticato un bel po’ a sceglierne uno, giacché la sua vanità non era davvero diminuita, e lei era ancora persuasa che nessuno al mondo poteva valere quanto lei.

Si fecero i preparativi per la più grande festa di tutta la terra: il Re delle Miniere d’Oro si fece venire somme di denaro così prodigiose che tutto il mare brulicava di navi destinate a portargliele; si mandò a cercare presso gli Stati più eleganti e raffinati, e specialmente in Francia, tutto quello che c’era di più raro, per poter adornare degnamente la Principessa; ella aveva bisogno meno d’un’altra di tutti quei ninnoli che mettono in valore la bellezza: la sua era così perfetta che non c’era da aggiungervi nulla; il Re delle Miniere d’Oro, sentendosi prossimo a coronare il suo sogno d’amore, non si staccava mai dall’incantevole Principessa.

Poiché aveva interesse a conoscerlo, ella incominciò a studiarlo con cura e gli scoprì tanti meriti, tanta intelligenza, sentimenti così vivi e al tempo stesso delicati, insomma, un’anima tanto bella in un corpo così perfetto, che cominciò a provare per lui qualcosa di simile a ciò ch’egli provava per lei.

Quali felici momenti per ambedue, allorquando, nel più bel giardino del mondo, essi potevano rivelarsi a loro piacimento tutta la reciproca tenerezza! Tali gioie erano spesso accompagnate dai piaceri della musica; il Re, sempre galante e innamorato, componeva versi o canzoni in onore della Principessa. Una fra queste le fu particolarmente gradita:

Questi boschi, vedendovi, si son di foglie ornati,

E questi prati splendono di graziosi colori,

Ai vostri piedi Zefiro fa sbocciar mille fiori,

Raddoppiano i gorgheggi gli uccelli innamorati:

In questi luoghi ameni

Tutto vi arride in sembianti sereni.

Alla Corte non si connetteva più della gioia. Solo i rivali del Re, disperati per il successo di lui, se ne erano tornati nei loro stati, affranti dal più vivo dolore: l’assistere alle nozze di Tuttabella era troppo per loro! Ma le dissero addio in modo così commovente ch’ella non poté fare a meno d’impietosirsi sulla loro sorte.

  • Ah, signora! – le disse il Re delle Miniere d’Oro; – che scherzi son questi? Voi accordate la vostra compassione a degli spasimanti che uno solo dei vostri sguardi ha già fin troppo ripagati delle loro pene!
  • Mi rincrescerebbe, – replicò Tuttabella, – che voi foste indifferente alla compassione che ho dimostrata a quei principi che mi perdono per sempre; le vostre parole sono una prova del vostro affetto e le considero tali, ma signore, la loro situazione, com’è diversa dalla vostra! Voi dovete esser contento di me, loro, al contrario, hanno così poco motivo d’inorgoglirsene che non è giusto spingiate più oltre la vostra gelosia!

Il Re delle Miniere d’Oro, mortificato per il modo garbato col quale la Principessa trattava una cosa che avrebbe potuto offenderla, si gettò ai piedi di lei, e baciandole le mani, le chiese mille volte perdono. Continua domani.

5 risposte a "La favola del giorno"

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