L’angolo della Poesia

Alla stazione in una mattina d’autunno

Oh quei fanali come s’inseguono

accidiosi là dietro gli alberi,

tra i rami stillanti di pioggia

sbadigliando la luce su’l fango!

Flebile, acuta, stridula fischia

la vaporiera da presso. Plumbeo

il cielo e il mattino d’autunno

come un grande fantasma n’e intorno.

Dove e a che muove questa, che affrettasi

a’ carri foschi, ravvolta e tacita

gente?  a che ignoti dolori

o tormenti di speme lontana?

Tu pur pensosa, Lidia, la tessera

al secco taglio dài de la guardia,

e al tempo incalzante i begli anni

dài, gl’istanti gioiti e i ricordi.

Van lungo il nero convoglio e vengono

Incappucciati di nero i vigili,

com’ombre; una fioca lanterna

hanno, e mazze di ferro; ed i ferrei

freni tentati rendono un lugubre

rintocco lungo: di fondo a l’anima

un’eco di tedio risponde

doloroso, che spasimo pare.

Giosue Carducci – da Odi barbare

Continua domani.

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